La manifestazione
Esclusi 10mila precari dal “concorsone”
I sindacati infuriati: «Non sono stati ammessi gli insegnanti non abilitati, il governo deve rivedere i criteri della selezione»
FIRENZE. Questo concorsone non s’ha da fare. Anzi sì. Ma non ora e non così. Parafrasando il don Abbondio di manzoniana memoria, è un po’ quello che hanno riferito ieri i sindacati della scuola ai piani alti della Prefettura di Firenze. Neanche ci volesse un Azzeccagarbugli 2.0 per sbrogliare la matassa dei conflitti che il concorso della scuola indetto dal governo ha messo in moto in vista delle nuove assunzioni di settembre. Insegnanti abilitati contro insegnanti non abilitati.
Non abilitati esclusi. Da una parte la platea a cui si rivolge il concorsone, quella dei 5mila docenti abilitati e per le materie specifiche richieste dalle scuole. Dall’altra i 10mila insegnanti precari che non sono abilitati - i diplomati magistrali e quelli inseriti nella terza fascia - che rimangono esclusi dal concorso e che magari sono anni, alcune volte decenni, che fanno le supplenze sballottati da una scuola all’altra e che si ritroverebbero a settembre con la brutta sorpresa di avere i capelli bianchi e di essere rimasti senza un lavoro perché sorpassati dai vincitori del concorso. Come dire: il danno e la beffa. «È il governo che deve fare un passo indietro e rivedere i criteri del concorso», dicono i sindacati tutti in coro (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda). Dunque niente prima prova scritta ad aprile. Niente prova orale a luglio. Meglio rimandare tutto, mettersi a sedere intorno a un tavolo e trovare delle misure concorsuali che non facciano differenze tra insegnanti abilitati e insegnanti non abilitati. Il rischio, infatti, è il cortocircuito. Come nel caso dei 1.200 posti vacanti delle materie scientifiche in giro per le scuole della Toscana: matematica, fisica, chimica, biologia e i laboratori. Tutti ricoperti dai supplenti, mentre le graduatorie ad esaurimento sono finite. «Il concorso è un atto dovuto - affermano i sindacati -, ma prima vanno gestite le situazioni di eccezionalità che ancora permangono, nonostante le assunzioni del piano nazionale. Non è colpa dei precari se per anni sono stati utilizzati con contratti a tempo determinato per l’ordinario funzionamento delle scuole, chiudendo loro contemporaneamente sia la possibilità di stabilizzazione che di abilitazione: chiusura delle graduatorie a esaurimento senza procedere alla stabilizzazione dei 150mila come previsto dall’allora governo Prodi, chiusura delle scuole di specializzazione, mancanza di concorsi ordinari aperti a tutti. La sentenza della Corte di Giustizia Europea - continua la nota - che vieta la reiterazione dei contratti va attuata, determinando i criteri per l’assunzione di coloro che possono vantare tale reiterazione”.
Sindacati bussano alle porte del Miur. Ecco quali sono le richieste dei sindacati al ministero dell’Istruzione. Primo. Che venga risolta la situazione di chi pur avendo i titoli per l’assunzione rischia di essere estromesso da un concorso a dir poco selettivo, che non valorizza il lavoro e le professionalità acquisite. Secondo. Che venga sanata l’illegittimità della mancata assunzione dei docenti della scuola dell’infanzia delle graduatorie di merito e delle Gae, che non hanno potuto concorrere al piano nazionale di assunzioni con il pretesto della delega sul percorso 0-6, che non ha avuto alcun finanziamento. Terza e ultima richiesta. Si faccia un bando per il terzo ciclo di Tfa per i docenti di terza fascia, spesso in possesso di anni di servizio cospicui come quelli dei colleghi delle altre graduatorie, ma che rischiano di non poter concorrere, perché privi del requisito dell’abilitazione.
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