Sicurezza
Disoccupati, Rossi vince a Bruxelles
Il governatore esulta alzando il pugno: invito all’Ue a trovare i soldi per aiutare 6 milioni di persone
INVIATA A BRUXELLES. "Ten against". Dieci contro. Tutti gli altri a favore. Meno di mezz'ora e la disoccupazione diventa materia d’Europa. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, per un momento, abbandona l’aplomb comunitario. Nell'aula dell’assemblea plenaria, alza il braccio destro. Lo agita, a pugno. «Vittoria». Ce l’ha fatta. Il Comitato delle Regioni, a larga maggioranza, approva il “suo” documento. Invita l’Unione a trovare soldi per contrastare la disoccupazione di lungo periodo che in Europa affligge quasi 6 milioni di persone su 12 senza lavoro. E Rossi, un’idea per finanziare questa operazione ce l’ha già: introdurre la Tobin tax. Sì, la tassa sulle transazioni finanziarie. Togliere ai ricchi per dare ai poveri.
Questo in aula ancora non lo dice, Rossi. Anche perché per ora, il Comitato approva una “raccomandazione”, uno strumento «un po’ debole», osserva il presidente della Toscana, in qualità di relatore della proposta, a nome del Pse, il gruppo socialista europeo. Ma l’idea gli frulla in testa da un po’. Anche per mettere a tacere le obiezioni della Commissione che si fanno sentire. Partono, addirittura, prima della discussione in aula della proposta illustrata da Rossi. La rumena Corina Cretu, commissario alle Politiche regionali, lancia l’attacco frontale: «Personalmente non vedo la necessità di creare un fondo per affrontare la disoccupazione di lungo periodo. Con i fondi strutturali a nostra disposizione, Bruxelles già si aspetta di aiutare oltre 10 milioni di disoccupati a migliorare le proprie possibilità di trovare un lavoro, oltre 40 milioni di persone ad avere servizi sanitari migliori e 7 milioni di persone, inclusi 4 milioni di giovani sotto i 25 anni, beneficeranno dei nostri investimenti in istruzione e formazione professionale». Dietro questa dichiarazione, in realtà, ci sono due aspetti: da una parte il tentativo di difendere (da parte della Commissione) la gestione centralizzata dei fondi strutturali, un tesoretto da 350 miliardi che, in base alla proposta di Rossi (e del Pse), invece, dovrebbe sempre maggiormente condivisa con il Comitato delle Regioni; dall’altra, l’avanzare crescente del nazionalismo, di pari passo con la crisi e la disoccupazione.
Ma con questa raccomandazione, l’Ue dovrà cambiare passo. Non da subito. Dal 2017, ammette Rossi, quando sarà l’anno di rivedere la ripartizione dei Fondi strutturali 2014-2020. Allora si dovrà tenere conto del programma contenuto nella proposta appena adottata dal Comitato delle Regioni. Che si declina in quattro punti, come semplifica lo stesso Rossi: fissare standard identici per i Centri dell’Impiego di tutti i Paesi Ue e stanziare fondi per garantire ai Paesi più deboli di raggiungere questi standard; fissare politiche comunitarie per il sostegno al reinserimento dei disoccupati di lunga durata e stanziare fondi per questo reinserimento, anche attraverso una formazione legata alla domanda del mercato del lavoro. «Importante - osserva Rossi - è anche operare una distinzione fra la disoccupazione dovuta a cause contingenti, di cui si può far carico il Paese e la disoccupazione, con picchi straordinari, dovuta a congiunture internazionali: questa deve diventare affare dell'Unione Europea. E quando dico affare, intendo questione da sostenere con contributi propri». Proprio per questo - conclude Rossi - «è necessario anche l’attivazione di un fondo per il sostegno ai disoccupati di lunga durata. Ma non deve essere un fondo assistenziale: deve essere un fondo da erogare in cambio della disponibilità dei disoccupati di lunga durata a impiegarsi in lavori socialmente utili. Ecco, perché, insistiamo, sulla registrazione obbligatoria nei Centri per l’impiego. Il principio di sussidiarietà si applica, ma solo a chi è disposto a darsi da fare e a voler uscire dalla situazione di difficoltà».
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