Il Tirreno

Toscana

Macché corridoio, l'Aurelia Sud è un imbuto. E guai ad avere un tir davanti

Paolo Carletti
Macché corridoio, l'Aurelia Sud è un imbuto. E guai ad avere un tir davanti

Per prima è stata Salerno, dal 2009 Roma, quindi Livorno da gennaio 2016. Dall’inizio dell’anno, ogni mattina, parto in auto da Piombino per venire a lavorare a Livorno..

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Per prima è stata Salerno, dal 2009 Roma, quindi Livorno da gennaio 2016. Dall’inizio dell’anno, ogni mattina, parto in auto da Piombino per venire a lavorare a Livorno. Un tratto breve, non paragonabile ai lunghi spostamenti (in media un’andata e ritorno ogni 10 giorni) da Roma, e negli anni precedenti dalla Campania. Non paragonabili, ma con un denominatore comune: l’Aurelia. Quindi tralasciamo i lunghissimi spostamenti dal profondo Sud (comunque comodi fino a Roma sull’A1), e concentriamoci su quello che è stato classificato “corridoio tirrenico”. Termine indovinato. Calzante. Un guidatore inesperto dovrebbe percorrere quel tratto da Civitavecchia a Tarquinia un paio di volte per togliersi ogni paura. E se poi magari ambisce a una stella sulla patente proseguire sull’Aurelia fino a Grosseto.

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L’autostrada in costruzione infatti arriva ora fino a Tarquinia (dove è stato anche costruito un casello ovviamente non attivo), ma si può percorrere soltanto su una corsia. Qualche mese fa fu aperta interamente per un breve periodo, con un limite di velocità a... 60 km, ma durò poco. Forse per motivi di sicurezza, da Civitavecchia Nord (dove comunque è finalmente scomparso quello svincolo-imbuto per uscire dall’autostrada) a Tarquinia sono ricomparsi i coni fissati sull’asfalto che non permettono sorpassi.

Quindi, come mi è accaduto una sera dell’estate scorsa, se hai la sfortuna di accodarti a un tir che viaggia a 50 km, rischi - come è successo - di impiegare quasi 5 ore invece delle canoniche tre prima di arrivare a casa. A Tarquinia l’imbuto finisce, e mi tuffo sull’Aurelia. Per me è un po’ come una stretta parente, l’Aurelia. Conosco a memoria curve, buche, limiti di velocità che in un batter d’occhio nella Maremma più buia da 90 o 110 scendono a 70. I posti dove di solito si piazzano le pattuglie delle forze dell’ordine (come Orbetello e Capalbio), e dove i vigili mimetizzano i loro autovelox (soprattutto nel tratto tra Grosseto e Follonica).

Guidando quasi sempre di notte, occorre anche essere vigili per l’attraversamento degli animali, anche se a volte (come mi accadde nel 2007 con un cinghiale sulla variante Aurelia a San Vincenzo) l’impatto diventa inevitabile. Fino a Capalbio (dove colpisce l’ampiezza dello svincolo paragonabile a quello di Roma Nord), l’asfalto è molto curato. I problemi nascono piuttosto da Grosseto in poi, dove avvallamenti e buche (insidiosissime quelle in prossimità delle curve appena prima delle uscite di Scarlino e di Gavorrano), resistono da moltissimi anni. Asfalto che non migliora affatto fino a Piombino. Il tratto di Aurelia livornese, riscoperto da gennaio scorso, è invece sicuramente suggestivo, e - devo ammettere - con un asfalto più regolare rispetto a quello già percorso (nella mia speciale classifica in testa con largo margine ci sono le curve-trappola di Bibbona e La California con buche che esistono da sempre, seguite da quelle della lunga discesa che costeggia Cecina).

Poi per evitare l’autostrada e il suo super-pedaggio di 6 euro per 34 km fino a Livorno), mi infilo in quel “budello” ricavato sul lato destro del casello (sembra fatto apposta perché l’ignaro automobilista non lo veda e si vada a “ intrappolare” sull’A12, ma non vogliamo pensar male...), e proseguo così sull’Aurelia che in 28 chilometri ti conduce dolcemente a Livorno con tanto di vista mare senza balzello. È vero, occorre stare attenti agli autovelox (alcuni giorni fa mi è capitato di scorgerne uno che sporgeva dall’interno di un’area di servizio subito dopo Castiglioncello), ed è vero anche che in questo caso c’è l’imbuto, ovvero il tortuoso e affascinante Romito. Ma, insomma, mi pare niente in confronto a ciò che mi lascio alle spalle.

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