Sicurezza
Meningite in Toscana, il batterio fa paura. La Regione: «Non capiamo come si diffonde»
L'assessore regionale Saccardi: "Colpisce persone che non hanno nulla in comune". Restano vaccini per una settimana, ordinate altre 100mila dosi. Lunedì 8 al Tirreno, dalle 12 alle 14, filo diretto con due super esperti
FIRENZE. Una settimana di autonomia. Poi serviranno i vaccini contro la meningite già ordinati in Francia. Centomila, più o meno. Per affrontare la «situazione preoccupante» della Toscana, martedì Stefania Saccardi, assessore regionale alla Salute, si incontrerà a Roma con il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. E con i vertici dell'Istituto superiore di Sanità e dell'Aifa, l'Agenzia Italiana del Farmaco. Tutti si devono impegnare per dare le risposte che oggi nessuno ha: perché la meningite in Toscana si manifesta in forme anomale.
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Assessore Saccardi, c’è un’epidemia di meningite in Toscana?
«Non c'è un'epidemia di meningite. I numeri sarebbero altri. Ma siamo preoccupati egualmente, tanto che ci stiamo muovendo per capire come arginare ulteriori casi».
Siamo all'emergenza, allora?
«Siamo in una situazione preoccupante, non emergenziale. Anomala, sì: non si capisce perché la malattia si manifesti soprattutto lungo la valle dell'Arno, coinvolgendo persone che non sembrano avere nulla in comune».
Come si sta muovendo il sistema sanitario regionale per provare ad arginare la trasmissione della malattia?
«Con misure diverse. Intanto con una campagna vaccinale a tappeto, sempre più estesa. Poi abbiamo istituito i gruppi di studio in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità per capire di più del particolare ceppo attivo in Toscana. A tutte le persone che si vaccinano o sottopongono a profilassi, facciamo anche un tampone faringeo se ce lo consentono: così acquisiamo informazioni utili per mappare la diffusione della malattia».
A proposito di vaccinazione, l'estensione della protezione crea difficoltà nella disponibilità delle scorte?
«A oggi siamo in grado di rispondere alla domanda di vaccini per tutta la prossima settimana. Comunque, ci siamo già attivati per acquistare scorte all'estero. Circa centomila dosi dalla Francia (casa farmaceutica Pfizer) per contrastare soprattutto meningococco C».
E se le scorte non dovessero arrivare?
«Ne parleremo fra una settimana. Noi abbiamo attivato una procedura d'urgenza e l'Aifa ha risposto con grande prontezza alla nostra richiesta, grazie alla disponibilità del suo direttore, Luca Pani. Comunque, questo sarà uno dei temi da affrontare martedì a Roma con il ministero della Sanità».
Che cosa chiederà martedì al ministro Lorenzin?
«Ho poco da chiedere, visto che il ministro ha già accordato il suo sostegno alla Toscana. Non parlo solo di sostegno economico, ma anche di aiuto a reperire vaccini in tutta Italia. E poi il sostegno sotto il profilo scientifico».
Che cosa vi preoccupa di più in questo momento?
«In particolare ci preoccupa il fatto di non riuscire a comprendere la motivazione e le modalità di diffusione della meningite in Toscana. Perché la malattia nella nostra regione si manifesta in queste forme? Perché colpisce persone che, per letteratura medica, non sarebbero fra quelle a rischio? Perché non si ferma, nonostante la campagna vaccinale?».
Messa così, la situazione sembra grave davvero.
«La situazione è seria, ma noi abbiamo un sistema sanitario che riesce a ottenere risultati straordinari nonostante siamo di fronte a un fenomeno anomalo».
In che senso la reazione del sistema sanitario riesce ad arginare il fenomeno?
«La profilassi funziona benissimo».
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Come fa a dire che la profilassi funziona?
«Perché abbiamo sottoposto a trattamento le persone venute in contatto con i pazienti contagiati. E nessuna di loro poi ha contratto la meningite. Questo (ma non solo) dimostra il buon funzionamento del sistema».
Cosa dimostrerebbe la buona capacità di reazione del sistema sanitario toscano?
«La capacità di riconoscere la tipologia del batterio di meningococco C che sta colpendo la maggior parte dei pazienti. Non ovunque ci sarebbe stata. Poi la capacità di identificare rapidamente tutti i casi di meningite e di agire velocemente, con ricoveri e cure adatte».
Però oltre non si va.
«Purtroppo ancora non abbiamo elementi per capire l'origine della malattia e perché in Toscana stia colpendo in una determinata area. Ma c'è almeno un dato molto confortante».
Qual è il dato confortante?
«Quello sulla mortalità.
Perché il dato sulla mortalità è confortante?
«Perché è bloccato al 20%, mentre avrebbe potuto essere più alto. Ma è contenuto grazie alla rapidità di identificazione della malattia e attivazione delle cure da parte del sistema sanitario».
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