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Toscana

mancati rimborsi alla toscana

La fecondazione da fuori regione ora si paga per intero

La fecondazione da fuori regione ora si paga per intero

LIVORNO. L’allarme arriva dalla Liguria, dove le liste d’attesa oscillano fra uno e due anni. La Toscana - denuncia il movimento Cittadinanzattiva - chiude le porte alle coppie che vogliono...

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LIVORNO. L’allarme arriva dalla Liguria, dove le liste d’attesa oscillano fra uno e due anni. La Toscana - denuncia il movimento Cittadinanzattiva - chiude le porte alle coppie che vogliono sottoporti a fecondazione assistita fuori regione. Ma la Toscana corregge il tiro. Le coppie con problemi di fertilità possono ancora effettuare i trattamenti in Toscana, ma devono pagare la prestazione per intero, e non solo il ticket, perché le loro Regioni non rimborsano la differenza.

RIMBORSI NON PAGATI. È tutta una questione di soldi. Forse è un po’ brutale dirla così, ma è la verità. Lo spiega con molta semplicità Cristina Parri, ginecologa, responsabile del centro regionale di procreazione medicalmente assistita, “Ettore Barale”, attivo all’ospedale Versilia: «Finora una coppia che veniva da fuori regione poteva sottoporsi al trattamento per la fecondazione assistita al solo costo del ticket: 500 euro per l’intero ciclo, anche se la spesa per la prestazione ammonta a circa 1.830 euro. La differenza era a carico delle Regioni di provenienza delle coppie». Solo che la Toscana si è accorta che le Regioni, nelle quali la fecondazione assistita non era inserita come “Lea” - Livello essenziale di assistenza - non hanno compensato i costi. Non hanno pagato la differenza. «La mancata compensazione ha determinato una grave rimessa per la Toscana». Da qui la decisione di rivedere i rapporti. Che è altra cosa dal chiudere l’accesso alla prestazione.

PAGARE TUTTO. Le possibilità date alle pazienti provenienti dal resto d’Italia - spiega Cristina Parri - oggi sono due: la prima è quella più costosa e non accessibile a tutti. «La coppia ottiene lo stesso la prestazione, ma paga per intero i 1.800 euro. Alcune hanno accettato lo stesso, altre sono state costrette a rinunciare». Per il centro regionale, il calo non è stato elevatissimo, perché la domanda di prestazioni di coppie che arrivano da fuori regione è del 13-14%: sulle oltre 800 coppie trattate nel 2015, a fine anno il calo sarebbe di 120 trattamenti. Per altri centri, come Careggi, la diminuzione si sentirebbe di più.

AUTORIZZAZIONE SPECIALE. «Tuttavia - aggiunge Cristina Parri - esiste anche un’altra possibilità: le coppie possono farsi autorizzare dalla Regione di appartenenza a effettuare il trattamento in Toscana. A quel punto, pagano solo il ticket. La Toscana ha già predisposto la modulistica: basta che ce la riconsegnino compilata e firmata dalla loro Regione, in modo da garantire il pagamento della compensazione». E anche in questo caso, aggiunge Cristina Parri «già alcune coppie sono arrivate con l’autorizzazione. Il trattamento, così, è stato garantito».

IL CASO LIGURIA. Qualche difficoltà in più è sorta con la Liguria. La Regione in questione, infatti, ha adottato una linea precisa: autorizza i trattamenti fuori zona solo per le donne con più di 40 anni. A quelle più giovani impone il trattamento nei centri genovesi «dove le liste d’attesa possono arrivare anche a due anni. Per la Liguria le donne più giovani possono aspettare per la fecondazione assistita, ma questo è un ragionamento improprio da un punto di vista scientifico. L’infertilità non si misura in età: se la riserva ovarica è scarsa o se il maschio è soggetto a un peggioramento seminale non può aspettare per il trattamento, anche se il paziente è giovane». Inoltre, questa «discriminazione è lesiva del diritto dei pazienti di potersi curare in tutta Italia». Comunque, il centro -aggiunge Cristina Parri - prosegue la propria attività che nel 2015 ha dato risultati importanti: il 35% di successi, a fronte del 19-20% della media nazionale. Per questo «abbiamo una grande richiesta sia da fuori provincia che da fuori Regione». Nonostante l’embargo.

SITUAZIONE TEMPORANEA. Che - assicurano dall'assessorato alla Sanità - non è destinato a durare per sempre. «Durerà fino a quando la procreazione assistita non verrà inserita in tutte le Regione fra i Lea, le prestazioni sanitarie obbligatorie». Altrimenti, c’è sempre la strada del pagamento. O dell’autorizzazione eccezionale.(il.bo.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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