Il Tirreno

Toscana

Emergenza senza fine In gravi condizioni un uomo di 74 anni

di Ilaria Bonuccelli
Emergenza senza fine In gravi condizioni un uomo di 74 anni

E’ di San MIniato, ricoverato d’urgenza all’ospedale di Empoli Intanto scoppia la polemica sui medici: il 35% non fa il vaccino

4 MINUTI DI LETTURA





Pochi soldi, ma volontà di trovare «una soluzione praticabile». Il ministero della Salute si prepara a convocare la Regione, l’Istituto superiore di Sanità, l’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco) per fronteggiare l’emergenza meningite in Toscana. Che da ieri segnala un nuovo caso. L’ennesimo. Si tratta di un 74enne che vive a Ponte a Egola, nel comune di San Miniato, e che è stato ricoverato all’ospedale di Empoli. Le sue condizioni sono giudicate molto gravi e i medici stanno facendo il possibile per salvarlo. Che il paziente sia affetto da meningite C è stato confermato in tarda serata dal sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, il quale è stato contattato dall’Azienda sanitaria locale: «Attendo indicazioni dall’Asl per sapere quali provvedimenti adottare a tutela della salute pubblica».

Intanto tutti intorno a un tavolo mentre l’Istituto superiore di Sanità ammette che non è più rinviabile lo studio «sulla durata della protezione del vaccino». Non dopo che anche un ragazzo di 23 anni, vaccinato, ha contratto la malattia.

FENOMENO INATTESO

Non è sola la Toscana nell’emergenza meningite, dieci casi dall’inizio dell’anno, con due decessi. Una situazione che - spiega Giovanni Rezza, responsabile del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss - che «ci mette di fronte a un fenomeno inatteso: per la prima volta, non si ferma la circolazione della meningite vaccinando la popolazione a rischio. Finora, bloccando la trasmissione del batterio negli adolescenti, la meningite si bloccava. Invece, in Toscana si continuano a verificare casi fra adulti e anziani» .

RICHIAMO O NO?

Servono studi - precisa l’esperto - che confermino se «sia necessario un richiamo del vaccino nelle persone che già si sono protette. Gli studi ci devono rivelare sia la necessità che la tempistica di un eventuale richiamo». Quelli sulla durata della protezione del vaccino, devono rivelare se sia necessario ripetere la vaccinazione contro la meningite e, soprattutto, dopo quanti anni la ripetizione debba essere effettuata. «Lo studio in questione ancora deve essere messo a punto, ma di sicuro verrà condotto su pazienti vaccinati».

STUDIO SULLA MALATTIA

Al tempo stesso verrà condotto uno studio - attraverso l’esame di tamponi faringei - sui portatori (anche sani) della malattia, soprattutto nei luoghi dove si sono verificati, in Toscana, il maggior numero dei casi. Le persone che si presenteranno per la vaccinazione o per la profilassi potranno farsi fare il tampone. «Al di fuori di tutto quello che abbiamo studiato finora», ammette Antonio Panti, presidente dell’Ordine dei medici della Toscana, che presto incontrerà l’assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi.

COINVOLGERE PIÙ MEDICI

Al centro dell’incontro non solo le questioni sanitarie, ma anche le modalità «per riuscire a coinvolgere di più e meglio i medici nella campagna di vaccinazione». Oggi un medico di famiglia su tre non partecipa alla campagna di vaccinazione. E il problema - assicura Vittorio Boscherini, segretario della Federazione dei medici di medicina generale - non è certo il compenso limitato concordato per questa prestazione: 6,16 euro lordi a vaccino somministrato. Tenere in piedi una campagna vaccinale per quasi un anno - ammette Boscherini - è complesso, soprattutto per i medici che non hanno un’organizzazione strutturata con una segretaria e un’infermiera che si possono far carico della maggior parte del lavoro. A differenza di quello che accade con l’influenza, per la meningite la Regione non ci manda un numero infinito di vaccini. Quindi è necessario che i pazienti si assicurino che il medico di famiglia lo abbia disponibile prima di prendere l’appuntamento; poi serve l’appuntamento. Insomma, bisogna organizzarsi».

MEDICI BACCHETTATI. Così solo il 65% dei 2700 medici di medicina generale ha aderito alla campagna. La percentuale non è bassa, osserva Boscherini. Ma in una situazione come quella attuale in Toscana «non ci sono motivi per giustificare un’astensione del 35%. Come presidente dell’Ordine - ribadisce Panti - stigmatizzo la scelta di chi non partecipa all’impegno collettivo per la vaccinazione contro la meningite». Ma anche le aziende sanitarie - osservano sindacati e Ordine - non sono immuni da mancanze. Avrebbero dovuto garantire una maggiore vigilanza sui medici di famiglia, esercitare una maggiore pressione perché partecipassero alla campagna di prevenzione della malattia e anche dare vita a una diversa collaborazione, in modo da non creare liste di attesa nei centri pubblici di vaccinazione e da smistare sul territorio, negli ambulatori dei medici di base, i pazienti che volevano vaccinarsi.

PAZIENTI MIGLIORATI. In questo modo, la prevenzione avrebbe funzionato meglio. Da qui a dire che si sarebbero potuti evitare alcuni contagi ce ne corre. Proprio perché in Toscana la malattia si sta manifestando al di fuori di ogni schema. Colpendo, appunto, il ragazzo di Bagno a Ripoli vaccinato i cui «parametri vitali sono in progressivo e costante anche se la prognosi resta riservata». Proprio come la studentessa americana ricoverata a Firenze da giovedì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore