Il dolore
C’è la tassa ma la Regione non la riscuote
In cinque anni persi 30 milioni dal demanio idrico. Ora arriva il maxi condono per recuperare ed evitare il danno erariale
L’imposta se la sono dimenticata per anni. Cinque tutti. Forse 15. Una trentina di milioni non riscossi per le aree di demanio idrico dato in concessione in Toscana: le spiagge della diga di Bilancino a Firenze, il lungarno dell’area pisana, le aree lungo il torrente Frigido a Massa. A novembre, i tecnici della Regione se ne sono accorti e hanno segnalato il problema alla giunta. Subito una legge per riparare. E un maxi condono: pagare il 20% per sanare l’arretrato. Nessuna cifra precisa, solo la previsione di recuperare 6 milioni e mettere una pietra tombale sul (recente) passato.
L’IMPOSTA MAI RISCOSSA. Troppo poco, per il Movimento Cinque stelle che presenta un’interrogazione di fuoco sull’imposta mai riscossa dalla Regione. In odore di danno erariale. La situazione è ancora fluida, perché la vicenda è complessa da un punto di vista normativo. Ma le domande alle quali rispondere sono chiare: perché nessuno per anni si è accorto che c’era un’imposta da reclamare? Perché la Regione non ha mai sollecitato la riscossione? Quanti soldi sono stati persi? Tutto l’arretrato è esigibile? Secondo una norma basilare di finanza, infatti, gli enti possono recuperare gli arretrati evasi per un massimo di cinque anni. Più indietro non possono andare.
LA LEGGE PER SANARE. Lo sa bene l’assessore al Bilancio della Regione, Vittorio Bugli. Che spiega: «La giunta regionale è venuta a conoscenza di questa imposta a novembre 2015, quando ci è stata segnalata dai nostri tecnici. E ci è stata segnalata quando è scattato il riordino delle funzioni delegate alle Province, fra le quali c’era anche la gestione del demanio idrico. Appena scoperto il problema, abbiamo approvato una legge per risolverlo». Una legge per recuperare gli arretrati per i cinque anni possibili «ma con una percentuale equa sia per la Regione che per i cittadini» che mai si sono visti chiesti questo tributo. Perché questo sia accaduto - perché nessuno abbia mai reclamato il pagamento - è una questione «che deve essere chiarita», ammette Bugli. E che è anche al centro dell’interrogazione presentata dal consigliere di M5s, Gabriele Bianchi.
INTERROGAZIONE A 5 STELLE. Bianchi vuole sapere «a quanto ammonti la situazione debitoria relativa all’imposta regionale sulle concessioni per l’utilizzo del demanio idrico e per quale motivo la Regione non sia stata in grado di garantire un’efficace riscossione e un successivo recupero».
MAXI CONDONO. In realtà, il recupero è ora previsto. Nella legge di Stabilità della Regione si precisa che dal 1° gennaio 2016 si procede «alla regolarizzazione agevolata dell’imposta regionale sulle concessioni statali per l’occupazione e l’uso dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile dello Stato, non corrisposte o in corso di accertamento al 31 dicembre 2015 mediante il pagamento, (entro il 30 giugno 2016) per ciascun anno di riferimento, di una somma pari al 20% del canone già determinato per l’utilizzo delle aree del demanio idrico, con esclusione dell’applicazione delle sanzioni e degli interessi dovuti per ritardato o omesso pagamento».
UNA VICENDA LUNGA 40 ANNI. Secondo M5s, però, questa norma non regolarizza affatto la situazione. Che nascerebbe «nel 1971 con l’istituzione dei tributi propri della Regione». Ma la Regione ribatte che dal 1971 al 2001 non sono «mai state determinate le aliquote quindi l’imposta non era esibigile». La svolta, nel 2001 quando con la legge Bassanini la competenza è passata «dal ministero delle Finanze alle Regioni (e per delega alle Province)» sottolinea Bugli. Tuttavia - insiste l’assessore - non è ancora «stato chiarito se fra il 2001 e il 2011 l’imposta fosse esigibile perché la materia è controversa». Secondo alcuni tecnici, infatti, per riscuotere l’imposta sarebbe stata necessaria una circolare esplicativa del ministero delle Finanze che non è arrivata fino al 2011.
ODORE DI DANNO ERARIALE. Tuttavia anche quando la circolare è stata emanata, la Regione non ha reclamato la riscossione dell’imposta. «La giunta ha rimediato - insiste Bugli - non appena è stata informata del problema. Ed è stata informata al momento della riassunzione delle deleghe dalle Province, a conferma che il riordino di questi enti era davvero necessario». Questo non risolve il problema dell’eventuale danno erariale per la mancata riscossione di questa entrata. «Non ci sottraiamo ai controlli - assicura Bugli - e se rileveremo responsabilità, comportamenti non corretti agiremo di conseguenza. Faremo le dovute segnalazioni». Proprio quello che vuole M5S che denuncia un’altra falla: secondo il movimento, infatti, la mancata riscossione è dovuta anche a un altro problema. Mancherebbe perfino l’elenco dei concessionari. Su 30mila possibili ne sarebbero censiti appena qualche centinaio. Lo 0,3% del totale.
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