Italia
Arriva la nuova tessera sanitaria, ma l’attivazione è un’impresa
La card, dotata di microchip, memorizzerà analisi, esami diagnostici, prescrizioni e fascia di reddito. Ma procurarsi il “pin” non è semplice
«Guardi, abbiamo chiesto le buste con i “pin” alla Regione da una settimana, ma non sono ancora arrivati per cui non possiamo fare proprio nulla. E poi a cosa le serve? Se non ricorda neanche quello vecchio vuol dire che non ha bisogno». E se, pur facendo gli scongiuri, mi spacco una gamba e devo ricevere qualche cura? «Beh, allora ci penseremo». «Sì, qui c’è il totem, ma non è in grado di fare quell’operazione che vuole lei». Ma è enorme, lo vedrebbero anche i ciechi, allora a cosa serve? «No, guardi, ho telefonato a chi ne sa più di me, forse è meglio che si rivolga direttamente ad uno sportello dell’Asl».
Risposte sconcertanti quelle raccolte in questo “tour dell’attivazione”, ovvero il tentativo, dopo aver ricevuto la nuova tessera sanitaria in sostituzione di quella che sta per scadere, di rendere pienamente funzionante questo oggetto semi-misterioso che da qualche anno ci troviamo nel portafoglio. Sì, perché come se non bastassero i ticket variabili come in una frenetica giornata di Borsa, dobbiamo adesso fare i conti anche con questa tesserina di plastica con sofisticato microchip che arriva gratis a domicilio, ma che, pur non prevedendo questo obbligo, ha bisogno di essere appunto attivata, visto che chi non lo farà dovrà accontentarsi di sfruttare una piccolissima parte di ciò che può veramente offrire. Le cose, pur con la Regione che nel suo sito parla di ben 250 punti disponibili sul territorio, comunque non sono evidentemente affatto semplici.
A COSA SERVE
Dunque, cercando di riepilogare un po’ la storia, in nome di un servizio sanitario più efficiente, la Toscana, prima regione in Italia, introdusse nel 2010 la Tsc-Cns, sigle che significano Tessera sanitaria-Carta nazionale dei servizi, iniziativa allargata a tutta la Penisola già a partire dall’anno successivo e da quel momento interamente a spese dello Stato. Circa tre milioni e 700mila card di plastica furono spedite ad ogni residente del Granducato promettendo accessi diretti alla cartella sanitaria personale, alle prescrizioni mediche, alle analisi, a tutti gli accertamenti diagnostici, alla situazione economica (quando torna, perché nel caso di chi scrive non si sa bene da dove l’abbiamo pescata ed è comunque sbagliata) per calcolare il contributo da versare in caso di necessità di medicinali da ricetta rossa o di accertamenti e visite specialistiche.
«Di queste ne sono state attivate circa due milioni e 100mila, più o meno il 60 per cento del totale, percentuale importante, ma che non ci lascia soddisfatti perché ne prevedevamo un po’ di più - commenta Cecilia Chiarugi, dirigente del settore Innovazione e Sanità della Regione Toscana -. Tutto questo davanti ad una card che può essere veramente ricca di contenuti e inquadrare perfettamente la situazione di salute del suo titolare. Purtroppo mancano ancora le prestazioni svolte presso gli studi privati, ad esempio le analisi cliniche, ma stiamo lavorando per inserire in futuro anche quelle, o almeno le strutture accreditate».
ATTIVARLA CHE FATICA
Quindi, tutto ok? Noi ci sentiremmo di rispondere con un diplomatico “così e così” perché i problemi purtroppo non mancano. Superato infatti quello della spesa da parte della Regione (i costi adesso, vista l’istituzione con una legge nazionale sono a carico del Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze, che distribuisce la card attraverso l’Agenzia delle entrate), resta l’uso molto parziale di questo strumento che inciampa subito, come si diceva in apertura, nella procedura di attivazione. Noi ci abbiamo provato personalmente ed i risultati non sono certo incoraggianti: il sito dedicato della Regione Toscana con la mappa degli sportelli disponibili e dei Puntosì dove si trovano in particolare i totem presenta incongruenze, soprattutto nel caso delle farmacie, ad esempio con gli orari. Motivo per cui, in base al sito ufficiale, ci siamo presentati alle 14 in una delle farmacie comunali “abilitate” di Livorno trovandola chiusa e, più tardi, sentendosi rispondere che la mancanza di buste con il “pin” «rendeva impossibile l’attivazione». Oppure, come abbiamo rilevato all’Ipercoop di Livorno, che il totem (nome infelice per questo “mostro” grande il doppio di un bancomat), a differenza di quanto sostenuto, non era in grado di consentire il rinnovo.
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DA CASA MA CON IL LETTORE
Impraticabile inoltre, almeno per la stragrande maggioranza degli utenti, la strada dell’attivazione da casa. Per farlo, serve un lettore da acquistare presso le Asl (ma a quale sportello?) al prezzo comunque modesto di poco più di quattro euro, ma che va collegato direttamente al computer tramite la presa usb con la conseguente installazione di alcuni programmi. Il risultato è la comodità, vista la possibilità di una consultazione privata, ma la procedura è complessa e certamente non adatta se non si possiede un minimo di conoscenze tecniche, considerando anche che la difficoltà interessa i più anziani, cioè chi ha più bisogno del servizio sanitario.
COSA FARE
Sempre con l’aiuto della dirigente Cecilia Chiarugi, vediamo comunque, in sintesi, cosa si deve fare in base alle principali casistiche. Innanzitutto, se la vecchia carta non è stata attivata o è scaduta, si può richiedere il “pin” della nuova presso uno degli sportelli delle Aziende sanitarie toscane, nelle farmacie e nelle sedi di alcuni Comuni, ovviamente muniti della carta e di un documento d’identità valido. Se la vecchia card è attivata e non è scaduta si può ottenere il “pin” presso uno dei totem PuntoSì distribuiti sul territorio e seguendo la procedura che appare sul video. Come si diceva, a patto di possedere il lettore da attaccare al computer, l’attivazione si può fare anche online, mentre se si ha la carta attivata, ma se non si ha più il vecchio “pin”, è obbligatorio rivolgersi anche in questo caso a farmacie, Comuni o sportelli Asl. Informazioni si possono avere anche chiamando il numero verde 800 00 44 77 oppure accedendo ai servizi su www.open.toscana.it.
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