Il Tirreno

Toscana

Il dovere di ricordare i morti dell'Olocausto

Elisabetta Arrighi
Una visita al campo di Auschwitz
◗
Una visita al campo di Auschwitz

L'antisemitismo è un male che si annida nella nostra società e il revisionismo storico è un pericolo sempre incombente

3 MINUTI DI LETTURA





Siete ancora ragazzi, giovanissimi studenti, ma avete già la maturità per capire che non si può dimenticare. Vorrei che nel Giorno della Memoria ciascuno di voi potesse lanciare un piccolo granello per far sì che tragedie come l’Olocausto non possano più accadere. Sono trascorsi oltre settant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dall'orrore dei campi di sterminio, ma oggi altri orrori stanno prendendo il posto di quelli del passato. L'antisemistismo è un male che si annida nella nostra società, il mondo islamico è in fermento a causa di estremismi che riportano nelle nostre case in diretta tv orrori ancora più angoscianti di quelli del passato. La pace resta un sogno mentre il Papa e il mondo ebraico cercano punti di incontro come si è visto anche con la visita di Francesco nella Sinagoga di Roma.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12849842:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/01/27/news/giorno-della-memoria-l-indifferenza-e-gia-orrore-1.12849842]]

Eppure c'è chi non vuole capire e il revisionismo storico è un pericolo sempre incombente. Nella mia casa c'è un cassetto che non vorrei mai aprire. Perché lì dentro c'è mio padre in campo di concentramento, quando aveva ventitre anni, con la faccia emaciata. I nazisti lo facevano mettere in posa e lo fotografavano. Vestito di stracci o, qualche volta, con la divisa da Granatiere di Sardegna che per lui sempre più magro diventava sempre più grande, fin quasi ad affogarci dentro. Sullo sfondo baracche di legno e filo spinato, quello dei campi dove i tedeschi rinchiudevano i prigionieri italiani, i soldati che dopo l'8 settembre 1943 non disertarono, ma neppure aderirono alla Repubblica di Salò. Mio padre era uno di loro, catturato ad Atene e trasferito con un carro bestiame fino in Germania. È morto da alcuni anni, ma ricordo ancora la sua voce rotta dall'emozione quando in un giorno d'estate, a metà anni ’60, decise di ricordare. Tirando fuori l'orrore di anni lontani. Prima di arrivare nel campo di Torgau, in Sassonia, il convoglio ferroviario composto dai vagoni piombati si fermò per alcune settimane a Dachau.

«Prima dalle fessure del carro e poi da una delle baracche, vedevo giovani e persone anziane, donne e uomini, ridotti a scheletri che camminavano. Non sapevo chi fossero. Ma una mattina, all’improvviso, capii. Erano ebrei, gente come me e come i miei commilitoni, ridotta in schiavitù. Nel campo dicevano che li facevano morire nelle camere a gas. Per me fu una scoperta sconvolgente, non credevo - raccontava - che un essere umano fosse capace di tanto orrore. Per i nazisti la vita non aveva valore e noi chiusi nei campi, non importava per quale motivo politico o religioso, non avevamo per loro la dignità di uomini».
Il campo dove mio padre era prigioniero fu liberato dalle truppe russe. Arrivò a piedi a Lipsia, poi continuò a camminare fino a Monaco di Baviera, attraversò l’Austria e poi mezza Italia. Gli occorsero diversi mesi. Quando giunse a casa, lui che era alto più di un metro e ottanta, pesava meno di 40 chili. Sulla fronte e sulla schiena le cicatrici delle ferite che le Ss, quando volevano divertirsi, gli avevano inferto nel campo con la punta della baionetta.

Ma nonostante tutto quello che aveva sofferto e aveva visto, non provava odio. Da quel giorno d'estate in poi gli ho sempre sentito dire queste parole: «Non dovrà mai più accadere. Non dovrà mai più ripetersi l'orrore che io ho visto e vissuto». Mio padre mi ha regalato la sua memoria che, senza aggiungere altro, ho capito doveva essere tramandata di generazione in generazione. L'Olocausto sembra lontano, ma invece è ancora vicino. Perché nonostante il trascorrere della Storia, ancora oggi ogni giorno se ne compie uno nuovo. Ecco, il futuro è vostro, nelle vostre giovani mani di ragazzi. Continuate a ricordare, cercando di costruire un mondo che finalmente sia diverso e migliore.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa