Il Tirreno

Toscana

L'ora dei diritti per le nuove famiglie

Omar Monestier

Unioni civili: dare un'interpretazione restrittiva della Costituzione è fare un torto proprio ai padri costituenti, molti dei quali - se fossero ancora in vita - sarebbero in piazza a difendere l’arcobaleno.

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La legge sul divorzio lacerò il Paese ma fu comunque uno straordinario passo avanti per l’Italia, governata da un partito dichiaratamente confessionale tanto da avere nel suo nome un esplicito riferimento ai valori cristiani. Sarebbe clamoroso se, a distanza di decenni e con una comunità nazionale ampiamente secolarizzata, un partito che si definisce “democratico” non riuscisse a fare meglio di un suo progenitore, il quale si definiva, con orgoglio, ispirato ai valori di una sola parte (che all’epoca era prevalente).

Fra Dc e Pd esistono, sui temi etici, alcune somiglianze. Anche se in proporzioni variate, al loro interno si rivede lo scontro fra l’area laica-liberale e quella cattolica. Quest’ultima non è necessariamente la più refrattaria ai cambiamenti: la Chiesa oggi è un organismo plurale, con un dibattito acceso anche sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso.

L’orientamento degli italiani è più aperto rispetto al passato e l’opinione pubblica sembra più conciliante rispetto alla politica. Da questa arrivano dichiarazioni roboanti alternate a comportamenti personali e di gruppo lontani dai valori che si vorrebbero propugnare. Per paura, moralismo o ignoranza, si mantengono posizioni distanti dalla pratica quotidiana per non inimicarsi la Chiesa e il voto dei cattolici. Ora, per fortuna, un partito apertamente confessionale non c’è più in Parlamento. I cattolici, come gli ebrei e i musulmani, dovrebbero stare in tutte le formazioni politiche e rapportarsi con lo Stato con il medesimo rispetto e senso di appartenenza a prescindere dal Credo che hanno. È quel che aiuta una società plurale a crescere e ad amministrarsi con un numero più limitato di tensioni e di incomprensioni.

Non credo che i cattolici si debbano sentire in pericolo perché viene riconosciuta anche a coppie che si formano lontano dai sacramenti la possibilità di ricevere il medesimo trattamento giuridico. Il matrimonio cristiano non è una unione civile. E l’omosessualità non dovrebbe essere più un ostacolo per stabilizzare il vincolo fra due individui. Il grado di civiltà di una Nazione si misura sulla tutela dei diritti di tutti all’interno di un quadro di riferimento condiviso. Le piazze arcobaleno ci ricordano questo.

Per contrastare l’imminente dibattito parlamentare si utilizza lo spauracchio delle adozioni, nonostante varie sentenze abbiano riconosciuto la possibilità di adottare i figli del convivente anche in coppie stabili dello stesso sesso. Sostenere che la legge Cirinnà legittimerà il mercato dell’utero in affitto e la proposta di taluni ultra cattolici di introdurre sanzioni penali per la fecondazione assistita delle coppie omosessuali sono le derive isteriche di uno scontro che poggia più sulla propaganda che sui fatti.

La Costituzione, poi, non può essere utilizzata come scudo contro le unioni civili. È vero che parlando di famiglia i padri costituenti non potevano che pensare a una coppia formata da un uomo e una donna, anche se nel testo non lo scrivono esplicitamente. In contesti sociali radicalmente mutati, tuttavia, non si può continuare a offrire della nostra Carta una applicazione restrittiva. Sarebbe fare un torto proprio ai padri costituenti, molti dei quali - se fossero ancora in vita - sarebbero in piazza a difendere l’arcobaleno.
 

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