La manifestazione
Amatori e spendaccioni, per i ladri è una manna
Fino a ottomila euro per una bici da competizione, poi ci sono gli accessori. Il ritorno sul mercato dopo la verniciatura o lo smontaggio e la rivendita a pezzi. Ecco perché i furti alle gare sono diventati un'emergenza
Alla fine, senza naturalmente giustificare questi atti di delinquenza, si capisce perché i ladri abbiano messo gli occhi sul mondo del ciclismo e sul business che riesce a sollevare in particolare nel campo amatoriale. Ogni appassionato, dicono le statistiche stilate dagli esperti del settore, tra mezzi, abbigliamento e accessori spende infatti in media una cifra che oscilla tra gli 8 e i 9mila euro, a cui si aggiungono anche la benzina per raggiungere i luoghi delle gare ed i costi delle relative iscrizioni.
Una bella sommetta quindi che va moltiplicata per i quasi diecimila appassionati che si muovono per passione lungo le strade della regione e di cui la bicicletta rappresenta ovviamente la quota più importante. E quello dei malviventi è un occhio piuttosto attento e sempre più aggressivo, come testimoniano anche i racconti (oltre quelli di cui parliamo a parte) di chi si è addirittura trovato da solo sulla salita del Monte Serra ed è stato costretto a fermarsi e lasciare la preziosa due ruote, insieme a cellulare e scarpe, a personaggi non meglio identificati, ma ben informati del valore di ciò che stavano rubando e muniti di furgone per il trasporto.
Mercato parallelo? Difficile ricostruire il percorso dei mezzi rubati, anche se molti indizi fanno pensare a rotte che guardano all’Est europeo. Comunque, i furti sono la diretta conseguenza della scoperta di questo mondo così ampio che ogni fine settimana si muove da una parte all’altra della Toscana coinvolgendo, come spiega Fabrizio Bernabei, vicepresidente regionale della Lega Ciclismo dell’Uisp, l’Unione italiana sport per tutti, che conta oltre 9mila tesserati solo nella sua organizzazione. «Un numero importante a cui vanno anche aggiunti quelli che invece vanno sulle strade senza alcuna tessera in tasca - prosegue quest’ultimo -. Il nostro mondo, diviso tra cicloturisti, cicloamatori e appassionati di mountain-bike, è infatti complesso e coinvolge un po’ tutte le fasce di età, diciamo dai 18 ai 70 anni ed anche oltre. La conseguenza è che stiamo parlando di un business superiore addirittura a quello dei ciclisti professionisti. Anzi, diciamoci la verità: è un mercato che fa quasi paura nelle sue dimensioni».
«I momenti più delicati - spiega ancora Bernabei - sono quelli a fine manifestazione, visto che adesso usano molto i “pasta party” nel dopo gara e comunque c’è una festicciola per la premiazione. Le biciclette vengono lasciate nelle auto o sopra di esse ed è molto semplice e rapido portarle via: per smontarle basta mezz’ora e comunque vengono prelevate intere o rivendute a pezzi. Ed anche quest’ultima tecnica è remunerativa perché magari sul mercato nero un sellino da 200 euro si può comprare anche per la metà di questa cifra. L’unica soluzione è quella di prestare molta attenzione e stiamo pensando anche a piazzali sorvegliati, con il risvolto che i costi già salati di una manifestazione(si parte da almeno duemila euro, ndr) possono alzarsi in modo significativo con la conseguenza che scenderà, per le note difficoltà economiche e la mancanza di sponsor, il numero delle società che organizzano gare».
Migliaia di euro. «La bici di qualità, non certamente quelle da poche centinaia di euro che sono più adatte a fare delle passeggiate, non può che attirare i malintenzionati - aggiunge Roberto Fiaschi, presidente toscano dall’Aca, Associazione ciclistica amatoriale, e collaboratore di Cicli Falaschi, rivenditore specializzato con sede a Livorno e conosciuto in tutta Italia - . Il prezzo è alto, cioè dai 2.500 euro in su, ed ogni parte, dai gruppi ai tubolari, può essere rivenduta con facilità. Quindi, o la portano via intera e magari la riverniciano prima di rimetterla sul mercato o la smontano per rivenderla a pezzi. Il tutto viene complicato dal fatto che gli amatori per la loro passione spendono anche 8-9mila euro, considerando comunque anche l’abbigliamento, le scarpette, il casco e gli occhiali». «Evidentemente, c’è un gruppo di persone che, per agire, tiene sotto controllo il calendario e si muove di conseguenza - conclude -. Noi per il momento cerchiamo di difenderci parcheggiando in gruppo, nella stessa zona e organizzando tra di noi una specie di sorveglianza».
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