Il Tirreno

Toscana

Meningite in Toscana, il batterio ora ha un nome e attacca anche i sessantenni

Ilaria Bonuccelli
Giovanni Rezza
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Giovanni Rezza

Parla Giovanni Rezza, direttore dell’Istituto superiore di sanità: «Il caso Toscana non ha precedenti». Il ceppo è il C St11 particolarmente aggressivo. I bambini protetti dal vaccino

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LIVORNO. Esiste un “caso Toscana”. Perché «un fenomeno di queste dimensioni per la meningite, così distribuito nel tempo non ha precedenti in Italia».

Non vuole lanciare allarmi ingiustificati Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità. Tuttavia ammette che serve un “supplemento di indagine” in Toscana sui portatori di meningococco. Uno studio per capire gli aspetti anomali del fenomeno che, da mesi, aggredisce soggetti di solito meno colpiti dal batterio: gli ultracinquantenni.

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IL CASO TOSCANA

Le ragioni di questa espansione della malattia ancora non sono note. Come non è molto chiaro perché la meningite non abbia concesso una vera tregua nonostante l’autunno caldo e un inizio di inverno non particolarmente rigido. Il “caso Toscana”, dunque, non dipende solo dal numero dei pazienti colpiti o deceduti per meningite. O dalla particolare forza del ceppo C. A rendere anomalo il fenomeno - conferma Rezza, infettivologo di lunga esperienza - sono proprio le caratteristiche con cui la malattia si sta manifestando «che non si sono viste neppure quando in Veneto abbiamo avuto un’impennata di meningite. In quella circostanza la patologia si manifestò con picchi concentrati in un periodo limitato. Non si era ancora visto un protrarsi così lungo del fenomeno come in Toscana».

IL CEPPO

Dopo mesi di osservazione - annuncia Rezza - l’Istituto superiore di Sanità ha identificato il ceppo della meningite che ha colpito la maggior parte dei pazienti in toscana: «È ceppo C St11, un tipo particolare - specifica Rezza - non è del tutto nuovo per l’Italia, ma che in Toscana manifesta una circolazione anomala».

L’ ANOMALIA

In Toscana, infatti - ribadisce il medico - è stata osservata un’anomala aggressione di pazienti di età intorno ai 60 anni, di solito considerati non a rischio. «Una delle spiegazioni che ci siamo dati - dice Rezza - è che la maggior parte della popolazione a rischio, gli adolescenti, è stata coperta dalla vaccinazione». Non potendo attecchire in questi soggetti, il batterio si sarebbe spostato. Ma non verso i bambini per i quali è gratuita la vaccinazione antimeningococco B, per i nati dal 2014. La conseguenza di questa campagna vaccinale - fa presente Rezza - è che in «zone anche molto colpite dalla malattia, come Empoli, la popolazione a rischio è coperta al 70%. Infatti non si vedono più casi fra giovani nell’empolese. Invece il problema sembra essersi spostato fra le persone intorno ai 58-60 anni. E questa è un po’ un’anomalia perché in genere l’infezione colpisce soprattutto gli adolescenti».

CACCIA AI PORTATORI

La domanda alla quale ora c’è necessità di rispondere in Toscana - evidenzia Rezza - è questa: perché il batterio circola anche fra una popolazione di sessantenni, di solito non a rischio? Per trovare una risposta «è necessario capire dove stanno questi portatori e quindi dove circola il batterio».

NUOVO STUDIO

È, quindi, necessario - conferma Rezza effettuare un ulteriore studio «sui portatori del batterio. Dobbiamo andare a verificare se ci sono portatori (anche sani) del batterio nell’area geografica dove il caso si sviluppa anche fra la popolazione anziana. Dobbiamo studiare con attenzione in quali fasce di età si concentra la manifestazione della malattia». Per condurre questo studio «basta effettuare dei tamponi faringei». I risultati dello studio, fra l’altro consentiranno alla Regione di «indirizzare le campagne di vaccinazione», di organizzare, dunque, una prevenzione più mirata, verso soggetti più esposti.

DIFFUSIONE

Sono soggetti che oggi al di là dell’età - osserva Rezza - sono concentrati solo in alcune zone della Toscana: «I casi, finora, si sono verificati da Firenze al mare. Tra Firenze, l’Empolese, Prato, Pistoia e poi la fascia della costa. Nel resto della Toscana, i casi sono stati sporadici». La ragione, anche in questo caso, è da vedere. Non può bastare come spiegazione il fatto che il ceppo presente in Toscana potrebbe essere riconducibile a quello importato con una nave attraccata a Livorno alcuni anni fa. Anche perché ceppi analoghi sono già circolati in Italia.

CI SI AMMALA ANCHE COL CALDO

La differenza è che la malattia in Toscana nell’ultimo anno ha conosciuto una certa diffusione anche nelle stagioni non fredde. Di solito con il caldo, quando la gente tende a stare di più all’aperto, il contagio diminuisce. «La vera interruzione - ammette Rezza - si è avuta in agosto e questa, tutto sommato, è una conferma. Ma è anche vero che in autunno la malattia si è manifestata lo stesso, malgrado le temperature miti».

ALLARME AUMENTO

Ora che il freddo sta per arrivare, l’Istituto superiore di Sanità teme «un aumento ulteriore della meningite». Un picco «anche per l’incognita dell’attacco alle persone più adulte». Suggerimenti particolari di prevenzione non ce ne sono, al di là della vaccinazione. Per le persone che sono venute a contatto con chi è stato contagiato, infatti, si procede con la profilassi antibiotica. Per gli altri l’unico rimedio è il vaccino.

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