Sicurezza
Ashley e le altre, la Toscana delle donne che muoiono
L'americana uccisa a Firenze: l'ultima di una scia di sangue che segna l'avvio del 2016
L'ha uccisa dopo un rapporto sessuale. Ai poliziotti ha detto che non voleva ammazzarla, ma sul corpo di Ashley Olsen ci sono due profonde ferite alla testa e i segni dello strangolamento: non a mani nude, con un cavo. A uccidere l'americana di 35 anni un senegalese di 27 reoconfesso: si erano conosciuti nel locale dove avevano passato la notte, il Montecarla nel centro di Firenze, ed erano finiti a letto insieme nell'appartamento che la giovane aveva affittato Oltrarno.
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Una storia terribile i cui contorni devono essere chiariti. Come quelli di un'altra morte che appena poche ore prima aveva condotto a un altro arresto, a segnare un avvio di 2016 in Toscana nel segno del sangue delle donne. Stavolta in manette finisce una figlia accusata di aver ammazzato la madre e distrutto il suo cadavere, nelle campagne di Massa Marittima. Giuseppina Pierini era scomparsa da casa da tre anni. Il ritrovamento del corpo risale a novembre 2015. L'arresto della figlia Maria Grazia Guidoni è del 13 gennaio. A condurre gli investigatori all'assassino è stato il figlio di Maria Grazia e nipote di Giuseppina. Fu lui a indicare ai carabinieri il luogo in cui il cadavere era stato nascosto. E a raccontare il film dell'orrore della notte in cui la madre avvelenò la nonna facendole ingoiare a forza un mix di psicofarmaci, la soffocò con un sacchetto legato attorno al collo col nastro adesivo, la caricò nell'auto, percorse 400 chilometri da Piacenza a Massa Marittima, tentò di renderla irriconoscibile distruggendo il cadavere prima a badilate e poi con l'acido. Un racconto che sarebbe stato verificato passaggio per passaggio dagli inquirenti e che dovrà essere provato a processo. Il movente scatenante? Forse la decisione di togliere la firma della figlia dal conto corrente postale.
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Un'altra morte incerta, in ogni caso assurda. Beata Balon è stata trovata morta nella sua casa con un sacchetto in testa fissato al collo con nastro adesivo da pacchi su cui non sarebbero state trovate impronte digitali. L'indagine sulla sua morte non è approdata ad alcuna certezza. La quarantenne polacca è morta verso le 23 di domenica 10 gennaio. Ad accorgersi del corpo senza vita è stato il compagno Giuseppe Nocerino che dormiva accanto a lei. Ha raccontato di essersi svegliato al mattino e di averla trovata morta. Possibile che Beata si sia suicidata in questo modo sul letto accanto al compagno, senza che lui se ne accorgesse? Come si spiega l'assenza di impronte sul sacchetto? A queste domande tentano di dare risposta gli investigatori. L'autopsia non chiarisce se possa essersi trattato di omicidio o suicidio.
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Donne che muoiono e donne che non si trovano più. Come il precedente più famoso di cui ricorre proprio in questi giorni l'anniversario. Il quarto anno dalla scomparsa di Roberta Ragusa, l'imprenditrice di Gello sparita da casa la notte tra il 13 e il 14 gennaio: di lei non si è più avuto alcun segnale di esistenza in vita né il segno della sua morte, mentre chi l'ha amata vorrebbe ritrovare un cadavere per avere una tomba su cui piangere. La vicenda giudiziaria è ancora aperta: la Cassazione è chiamata a pronunciarsi sui cinque ricorsi presentati da Procura e parti civili contro il proscioglimento di Antonio Logli, il marito di Roberta. Lo scorso 6 marzo il gup lo prosciolse dalle accuse di omicidio volontario e distruzione di cadavere.
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