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Veronesi: "Bowie era ironico come un toscano"
Il ricordo del regista pratese che diresse il Duca Bianco nel film "Il mio West" girato in Garfagnana, con Pieraccioni e Keitel
ROMA. David Bowie era anche ''un grande attore, un vero artista, intuitivo, sarcastico finemente ironico... Alla fine penso fosse toscano''. Lo dice al telefono con l'Ansa Giovanni Veronesi, unico regista italiano che ha diretto il Duca Bianco in un suo film: l'ha voluto per la parte del cattivo, il killer Jack Sikora, nello spaghetti-western "Il mio West" (1998) con Leonardo Pieraccioni e Harvey Keitel.
''Nella mia vita e nella mia malattia mentale che procede - scherza Veronesi - ho imparato a osare più del dovuto, così sono riuscito a togliermi certi sfizi, come anche lavorare con De Niro o Keitel. Ero un fan di Bowie da quando avevo 14 anni e per 'Il mio West', ho pensato che non ci sarebbe stato nessun cattivo più cattivo di lui. Allora ci ho provato, come fanno gli uomini con le belle donne che alcuni neanche considerano perché le credono irraggiungibili e poi magari invece, osando, si viene sorpresi. L'ho corteggiato e lui mi ha risposto in 48 ore, dicendomi che ero molto pazzo ad offrirgli quel film, ma che lui era molto più pazzo di me perché accettava''.
Ad averlo colpito era anche il fatto che ''il suo personaggio morisse. Lui era ossessionato dalla morte, la esorcizzava parlandone spesso, anche durante il pranzo nelle pause delle riprese, e vivendola per finta nei video musicali e nei film. Infatti gran parte dei personaggi che ha interpretato morivano''.
"Il mio West" è stato girato in gran parte in Garfagnana: ''l'unica richiesta particolare che ha fatto Bowie è stata di stare in una casa che non avesse cani che abbaiavano in un raggio di tre chilometri. Nella campagna toscana è difficile così abbiamo fatto una specie di retata e alcuni di quei cani sono rimasti con me nella mia vita''.
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Sul set, ''non era facilissimo il rapporto, Bowie voleva parlare solo con me. Con Harvey Keitel sembravano amici ma secondo me facevano finta e con Pieraccioni si scambiava sguardi amorevoli, ma non si parlavano. A seguirlo dappertutto, c'era la sua segretaria, una specie di Mary Poppins agé, che aveva una borsa come il personaggio Disney, secondo me sapeva anche un po' svolazzare''.
Oggi, aggiunge, ''parliamo della morte di David Bowie ma la cosa più importante è stata la sua vita. Non va ricordato in modo triste ma da mago del rock, qual è stato, capace di inventare e rinnovare la musica fin dagli anni '60''.
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