Il Tirreno

Toscana

Riforma sanitaria, maratona in aula. Tensione tra manifestanti e forze dell'ordine

Samuele Bartolini
La manifestazione dei referendari sotto le finestre Palazzo Panciatichi
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La manifestazione dei referendari sotto le finestre Palazzo Panciatichi

Consiglio regionale riunito a oltranza, l'ostruzionismo delle opposizioni che presentano 17mila emendamenti. Fuori dalle finestre del parlamentino, al grido di "referendum, referendum" centinaia di aderenti al comitato promotore per il referendum abrogativo della riforma sanitaria manifesta: intorno il palazzo arrivano gli agenti in assetto antisommossa

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“Referendum! Referendum!”. È un urlo pieno di rabbia quello che esce dal megafono degli oltre 300 manifestanti che assediano il consiglio regionale. “Omertà! Omertà!”. Il corteo degli arrabbiati provenienti da tutta la Toscana è arrivato proprio sotto le finestre del palazzo. “Buffoni! Buffoni!”. Le loro parole volano alto, gridano al cielo ed entrano direttamente dentro il parlamentino toscano. Vogliono che il referendum per abrogare la nuova legge sanitaria si celebri entro il 2016, ma fiutano l'inganno. Nell'aula si sta votando la modifica alla riforma sanitaria targata Rossi-Saccardi e i tempi di approvazione sono da maratona. Martedì 15 è il primo giorno di discussione, ma il calendario d'aula prevede una no-stop. I consiglieri saranno costretti a un tour de force di tre giorni filati, notte compresa, fino a giovedì 17 dicembre per arrivare in fondo e dare alla Toscana una nuova organizzazione dei servizi sanitari.

Intanto le opposizioni annunciano una lotta dura per bloccare i lavori. Sono stati presentati 16.850 emendamenti, ce ne sarebbe da rimanere per settimane chiusi dentro l'aula, ma il Partito democratico ha blindato la legge. Nel frattempo, per la strada, una decina di carabinieri in tenuta antisommossa ha fatto un semicerchio intorno al portone d'ingresso di Palazzo Panciatichi. Nessuno può entrare o uscire. Manifestanti e forze dell'ordine sono gli uni di fronte agli altri. Via Cavour, la strada del centro dove si affaccia il palazzo del consiglio, è stata chiusa al traffico, mentre i turisti vengono deviati nelle strade laterali. I manifestanti che assediano il consiglio sono a loro volta assediati. Intorno alla massa del corteo che urla contro la Regione si contano due jeep tipo cherokee, un camioncino carico di agenti del 112 pronti a intervenire, due camioncini della polizia e diverse macchine dei vigili urbani. È tutto sbarrato.

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L'impressione è che la situazione potrebbe scappare di mano da un momento all'altro. A un certo punto i lavori d'aula vengono sospesi e i consiglieri dell'opposizione scendono tra i manifestanti. Ci sono Tommaso Fattori di Toscana a Sinistra, Stefano Mugnai di Forza Italia, Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia, Andrea Quartini del Movimento 5 Stelle, Claudio Borghi ed Elisa Montemagni della Lega Nord. Fattori è fiducioso che il referendum si riuscirà a celebrare nel 2016. Mugnai, invece, pensa che i comitati non riusciranno a spuntarla e tutto sarà rimandato al 2017. Ma il referendum abrogativo della riforma sanitaria toscana sarà un problema per la Regione? “Io credo di no, i cittadini in Toscana possono capire facilmente di cosa sto parlando”, ha risposto il governatore Enrico Rossi, nel corso di un incontro con i giornalisti, annunciando che comunque “chiederemo altri finanziamenti” per il sistema sanitario regionale. “Noi avevamo nel 2010 - ha ricordato - qualcosa come 112 miliardi destinati alla sanità a livello nazionale. Nel 2015 noi abbiamo fatto con qualcosa come 110 miliardi. Adesso il governo Renzi ci mette un miliardo in più. Io dico che è poca cosa”.

Secondo Rossi “chi teme che gli ospedali chiudano, sbaglia. Noi siamo intenzionati invece a tenerli tutti aperti. Io ho fatto la ristrutturazione degli ospedali in dimensione provinciale. So quanto è costata in termini di impegno, di lavoro, ma adesso noi abbiamo quelli e quelli li vogliamo tenere. Anzi, nei piccoli ospedali troveremo il modo di avere la presenza di specialità che ne consentano la conservazione, che siano ancora per il futuro luoghi veri di cura e che possano svolgere in questo senso anche un'attrazione”. Questo per il governatore “lo si fa se c'è un governo non più ristretto all'ambito provinciale, ma che guardi un po' anche oltre. Questo è il senso della riforma. Battaglieremo, discuteremo, niente è facile”. Ma i comitati non credono alle parole di Rossi, ne chiedono le dimissioni e mentre rimangono sotto il palazzo, una delegazione guidata da Giuseppe Ricci chiede a gran voce di essere ricevuta dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani.

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di Redazione web