Il dolore
Stop agli aumenti di Tasi-Imu previsti da 844 Comuni
Emendamento alla legge di stabilità boccia la sanatoria per le delibere di modifica fatte dopo il 15 luglio scorso
ROMA, 12 DIC - Gli aumenti di Tasi-Imu disposti dai Comuni dopo il 30 luglio 2015 non sono più validi. Un emendamento alla legge di Stabilità approvato in commissione Bilancio alla Camera stabilisce che viene "abrogata la sanatoria delle deliberazioni 2015 relative a regolamenti, aliquote e tariffe di tributi adottate dai Comuni dopo il termine fissato al 30 luglio 2015".
Sono 844 i Comuni in tutta Italia che erano interessati all'ipotesi di sanatoria che è stata bocciata e non è entrata in legge di Stabilità, e non tutte le delibere prevedevano aumenti di aliquota. A fornire informazioni era stata recentemente il Servizio politiche territoriali della Uil, segnalando tra le amministrazioni locali "ritardatarie" 9 città capoluogo di provincia: Napoli, Avellino, Frosinone, Mantova, Matera, Rieti, Terni, Trieste. Nella stragrande maggioranza dei casi, secondo lo studio Uil, si tratta di aumenti di aliquote, come a Matera o a Terni, mentre in altri casi si tratta della conferma o specificazione di aliquote già deliberate (Napoli, Frosinone, Rieti, Verbania). In alcune città le delibere sono dedicate alla Tari (Avellino, Mantova), mentre in rari casi, come a Trieste, ad aumentare è la detrazione della Tasi. Le delibere, calcola ancora il sindacato, ammontano in totale a 2.188. Di queste, 569 riguardano esclusivamente la Tari; 100 riguardano l'Imu e la Tasi; 53 riguardano tutti e 3 i tributi (Tari, Imu e Tasi); 503 riguardano l'Imu; 5 Imu e Tari; 3 Tari e Tasi; 505 esclusivamente la Tasi; 450 l'addizionale comunale Irpef.
Nota del 14 dicembre. In una precedente versione di questo articolo tra i comuni capoluogo "ritardatari" era stato inserito anche il comune di Verbania. Dal Comune precisano che "il Consiglio Comunale ha provveduto in data 18 giugno 2015 a tale deliberazione" e che "l'errore nella costruzione di questo elenco può essere dovuto a una successiva delibera del Consiglio che andava a rettificare (su richiesta del Ministero) un'aliquota per i soli fabbricati della categoria D. Evidentemente quella successiva delibera di rettifica è stata intesa dalla stampa come quella che approvava le aliquote che, invece, erano state regolarmente approvate il 18 giugno".
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