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Leopolda in stile vintage, idee senza effetti speciali

Leopolda in stile vintage, idee senza effetti speciali

A Firenze è cominciato il grande happening renziano: tre giorni di dibattito sul futuro dell'Italia, tra ministri e nuove leve del Partito democratico

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FIRENZE. Vecchi bauli, valigie, una ciambella di salvataggio, due paia di scarpe consumate e impolverate: è un allestimento vintage ispirato al tema del viaggio d’altri tempi quello scelto per la Leopolda numero 6 che si è aperta l'11 dicembre a Firenze. Sul palco, ricorda il premier Matteo Renzi nella sua Enews straordinaria prima dell’apertura della kermesse, anche un brano del libro “La Terra degli uomini” di Antoine Saint Exupery: «Essere uomo vuol dire sentire che posando la propria pietra si contribuisce a costruire il mondo». Disseminati nel grande hangar una serie di cartelloni con altre massime dello scrittore.

«Chi viene per parlare di correnti può restare a casa», ha detto Renzi nel presentare la sesta edizione. E aprendola dal palco il concetto è stato ripetuto, mentre dava la parola ai due conduttori: il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto seguito dalla vicepresidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna Ottavia Soncini. Renzi ha preso ad esempio le loro storie per insistere che «la generazione Leopolda è in posti difficili, non solo a Roma. Una generazione nuova». «Alla Leopolda - dice - sono di casa le idee, i sogni, anche le critiche. Approfondiremo soprattutto lavoro, economia, legge elettorale, scuola, tasse, flessibilità, cultura e turismo». Un richiamo alla cultura, «l'unica via con cui si può rispondere al terrorismo», tornando a difendere la scelta dei 500 euro ai diciottenni. Ma soprattutto il premier chiama allo spirito con cui la Leopolda è stata fondata, dicendo: «Senza questa nostra esperienza  non sarei a palazzo Chigi, ma dobbiamo essere consapevoli che c'è chi ci vuole affossare».

«Per noi è una festa, come tornare a casa, da dove tutto è cominciato. Uno spazio fisico ma soprattutto un luogo dell’anima per chi crede che fare politica sia una cosa bella, un servizio a tempo, un impegno civile. Chi viene per parlare di correnti, discussioni interne, posti di potere può restare a casa. Alla Leopolda sono di casa le idee, i sogni, anche le critiche», scandisce il premier nella Enews. Ci credono le centinaia di persone che si sono messe in fila ben prima dell’apertura dei cancelli e che pazientemente superano gli sbarramenti delle forze di sicurezza: controlli decisamente rafforzati per questa edizione post attentati di Parigi, con tanto di metal detector. A fianco di polizia e carabinieri anche un buon numero di volontari, ma le operazioni di accesso sono andate inevitabilmente a rilento.

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A rallegrare l’attesa alla Leopolda numero 6, la prima che cade in dicembre, non potevano mancare le luci di un grande albero di Natale con addobbi che ricordano momenti salienti delle passate edizioni, allestito proprio all’ingresso dove si sono accalcati i partecipanti, in attesa di entrare. All’interno della struttura, insieme ai classici gadget - magliette, tazze e spille - si possono acquistare anche palle natalizie da appendere all’albero con scritto «Leopolda 6».

«Smontato il garage dell’anno scorso - spiega il responsabile di Dotmedia, la società che cura gli allestimenti della kermesse, Davide Bacarella - al suo posto c’è un allestimento vintage che, come nel libro, vuole descrivere un diario di viaggio che racconta la difficoltà e la meraviglia dell’essere uomini nelle avversità, nella fatica, nella gioia». Unico evergreen estetico (ma anche funzionale), la scrivania sul palco, oggetto ormai classico presente on stage dalla prima edizione della manifestazione. In attesa del premier, apertura affidata al sindaco di Ercolano Ciro Bonajuto insieme alla vicepresidente dell’Emilia Romagna Ottavia Soncini.

Il programma del 12 dicembre prevede l’apertura della kermesse alle 9.30 e la chiusura alle 20 con diversi interventi, mentre la sera ci saranno visite speciali in tre musei di Firenze. Domenica la chiusura del presidente del Consiglio.

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