Sicurezza
Silvia aiuta le donne ad amarsi di più
Sei domande alla dottoressa Maffei, specialista di ostetricia e ginecologia. Il rapporto con le pazienti over 60. "C'è anche un problema culturale, legato ai carichi di responsabilità in famiglia". Endocrinologia vascolare e osteoporosi: un ambulatorio come una finestra sul mondo
Confessa che l’ambulatorio di endocrinologia cardiovascolare e osteoporosi è la sua finestra sul mondo. «Ogni donna giovane o anziana - dice - porta con sé la sua storia e le sue esperienze. Io ascolto, faccio molte domande, rispondo a quesiti. E cerco sempre di spiegare il perché di un sintomo, il perché di una terapia. E’ importante che la donna capisca perché deve curarsi e scelga l’opzione terapeutica che sente più adatta, ovviamente entro certi limiti».
Silvia Maffei è specialista in Ostetricia a Ginecologia e Ricercatrice presso l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa e responsabile di Endocrinologia Cardiovascolare Ginecologica per la Fondazione Cnr-Regione Toscana Gabriele Monasterio per la ricerca medica e la sanità pubblica e ha fatto del suo lavoro una ragione di vita, in cui si tuffa ogni giorno con lo stesso entusiasmo di quando era una giovane studentessa che voleva occuparsi a 360 gradi dell’universo femminile.
Dottoressa Maffei, quali sono le malattie più importanti in una donna nella terza età?
«La patologia più frequente è quella cardiovascolare. Seguita, dall’osteoporosi dalle malattie neurodegenerative e dalle disfunzioni dell’apparato urogenitale (dispareumia, incontinenza urinaria, prolasso eccetera)».
L’osteoporosi è l’incubo di quasi tutte le donne. Come si può fronteggiare una volta uscita allo scoperto?
«Non dovremmo aspettare la diagnosi, dovremmo prevenirla. Si tratta di una malattia curabile, ma complessa e articoalta, verso la quale però occorre molta costanza».
Che cosa dovrebbe fare una donna dopo la menopausa per controllarsi?
«Sicuramente dovrebbe aderire alle campagne di screening già in atto nella nostra regione, quindi mammografia, pap-test e sangue occulto nelle feci. Altri esami come l’ecografia pelvica, la visita ginecologica, la densitometria ossea, la misurazione della pressione arteriosa dovrebbero essere eseguiti periodicamente con regolarità; e anche quelli ematochimici molto importanti: penso all’assetto lipidico, al valore dell’emoglobina glicata, ed altri ancora. Tuttavia alla base ci deve essere una anamnesi accurata personale e familiare per individuare le predisposizioni alla patologia futura e quindi allestire un percorso clinico-diagnostico-preventivo, mirato sulla singola paziente anche in relazione all’età. La parola d’ordine dovrebbe essere personalizzazione».
Quali domande le fanno le donne over 60?
«Una domanda frequente è se le difficoltà che insorgono con la sindrome climaterica possono essere gestite e controllate. Spesso le donne riferiscono sintomi centrali come irritabilità, ansia e depressione, insonnia oltre alle vampate di calore. L’insieme di questi sintomi è percepito come molto invalidante, si accompagna a una sensazione di stanchezza e di incapacità ad affrontare il proprio quotidiano. Un’altra domanda frequente è legata alla sfera della sessualità, al calo della libido, alla dispareumia dovuta alla secchezza della mucosa vaginale ( per cui oggi ci sono molti rimedi) e all’incontinenza urinaria. Sono anche preoccupate per l’aumento di peso che si verifica già qualche mese prima della menopausa vera e propria».
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Come cambia in base allo stato sociale l’approccio alla salvaguardia del proprio corpo dopo una certa età?
«Culturalmente la donna italiana è il centro di riferimento della famiglia. Pone se stessa sempre dopo gli altri e chiede aiuto quando proprio non ne può fare a meno. Certo chi lavora ha una percezione più immediata della propria difficoltà, anche in relazione al cosiddetto "doppio carico" (famiglia e lavoro). Più elevato è lo stato sociale perciò, più attenzione viene posta alla propria salute. C’è poi la schiera di donne che vorrebbe curarsi ma teme le cure, che chiede aiuto ma poi di fatto non si cura. Questa è una categoria trasversale».
Ha qualche storia o aneddoto su un caso che l’ha colpita particolarmente?
«Ce ne sarebbero molti. Alcuni decisamente esilaranti, altri davvero trisiti. Qualche giorno fa ricordavo assieme ad una cara collega la prima paziente che, da specializzande in clinica a Pisa, abbiamo visto morire per carcinoma dell’ovaio. Era una giovane donna, non in menopausa. Ma ricordo anche i volti e molti dei nomi delle tante ragazze anoressiche che ho incontrato nella mia professione, la storia familiare di alcune donne che con la crisi economica recente hanno perso il lavoro e le loro prospettive di una vita, al punto di trascurare drammaticamente la propria salute. Per contro - ridendoci su, sia chiaro... - rammento sempre una giovane donna livornese in piena sindrome climaterica, che alla domanda sul fumo mi rispose Sì. Devo smettere vero? Dé».
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