Il Tirreno

Toscana

Riscaldamenti a norma, condomini in ritardo

Stefano Bartoli
Riscaldamenti a norma, condomini in ritardo

Valvole e contatori. La colpa del mancato adeguamento è da attribuire anche ai costi, la simulazione del Sole 24 Ore: oltre mille euro per una casa di 80 mq

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Il costo non è proprio irrisorio e si conferma di piena attualità in vista della svolta verso l’inverno prevista per il prossimo weekend con l’arrivo di aria fredda dall’Artico. Anzi, secondo una simulazione del Sole 24 Ore, per un appartamento di ottanta metri quadrati e dotato di sei caloriferi ci vogliono più di mille euro, compresi i costi per l’adeguamento dell’impianto condominiale, un importo che sfrutta già il maxi-sconto fiscale che può raggiungere il 60 per cento diluito nei dieci anni successivi.

Sicuramente un esborso che, con tante famiglie in difficoltà, non aiuta a portare a termine l’operazione termosifoni. Sì, perché secondo Rete Irene, il primo network di imprese lombarde specializzato in riqualificazione energetica che ha effettuato un sondaggio su un campione di amministratori condominiali, appena la metà dei complessi immobiliari si sarebbe già adeguato alla normativa europea che prevede l’installazione di valvole termostatiche e contabilizzatori di calori sui radiatori di casa. Un numero al ribasso decisamente preoccupante perché se è vero che la scadenza del 31 dicembre 2016 sembra lontana, è innegabile che i giorni utili per gli interventi sono già ridotti al lumicino.

E questo nonostante gli incentivi fiscali che arrivano alla fine del 2015 e la cui proroga (e il relativo importo) è affidata alla Legge di stabilità.

Un ritardo annunciato. Che quanto introdotto dal decreto legislativo numero 102 del 4 luglio 2014 non fosse mai andato giù a chi possiede una casa con riscaldamento centralizzato non è certo un mistero. L’intervento forse non è ben compreso e si è materializzato per ora solo attraverso lettere più o meno gentili dei vari amministratori. Facendo un po’ di conti, cosa di cui si è occupata la stessa Rete Irene, ci sarebbero in definitiva solo un centinaio di giorni utili per i relativi interventi. E questo perché l’installazione deve essere fatta a impianti spenti, quindi tra aprile e ottobre, ovviamente per non causare disagi con il freddo che sta arrivando, oltre che per garantire il monitoraggio e la regolazione dell’impianto proprio all’inizio dell’inverno. Senza naturalmente dimenticare l’esclusione pratica del periodo canonico delle vacanze, cioè luglio e agosto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12472928:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/11/19/news/risparmiare-si-puo-occhio-alle-spese-fisse-1.12472928]]Operazione imponente. Insomma, forse si è sottovalutata la grandezza dell’operazione che, lo ripetiamo, coinvolge tutti coloro che vivono in condominio in Italia e hanno il riscaldamento di tipo centralizzato, cioè il 15,7 per cento rispetto al 65,8 che lo hanno di tipo autonomo ed un altro 18,5 di apparecchi singoli. In totale centinaia di migliaia di impianti (l’unica scappatoia è una certificazione sul fatto che l’intervento, viste che le caratteristiche dell’edificio, non comporterà alcun risparmio energetico) che rischiano, se non si metteranno in regola, sanzioni tra i 500 ed i 2.500 euro.

«Si tratta di interventi importanti sul piano della qualità dell’aria e del risparmio energetico - commenta Antonio Chiappini, coordinatore del settore Installazione e Impianti della Cna toscana -, ma gli sconti fiscali evidentemente non bastano. Per realizzare questo piano serve una spinta anche da parte dei Comuni e della Regione con l’utilizzo di risorse comunitarie. Un’altra strada, usata pochissimo in Italia, ma apprezzata all’estero, è anche quella delle ESCo, cioè delle Energy Service Company. Si tratta di società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l'efficienza energetica, assumendo su di sé il rischio dell'iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere, ma dividendo poi con quest’ultimo i risparmi ottenuti».

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