Il Tirreno

Toscana

Sgominata la banda delle griffe, furti per un milione nei laboratori

Massimo Mugnaini
Alcuni fermo-immagine dalle riprese delle telecamere durante i furti nei laboratori di moda
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Alcuni fermo-immagine dalle riprese delle telecamere durante i furti nei laboratori di moda

Arrestati 14 rom: bersagliavano i produttori di pelletteria e accessori di alta moda del Fiorentino Arrivavano dalla Lombardia e ci tornavano dopo il colpo, la refurtiva poi finiva nel sud Italia

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«Sono stato giù, dove c'è la trippa». La trippa, così la banda delle griffe che ripuliva i laboratori di alta pelletteria dell'hinterland fiorentino chiamava i suoi bersagli: pelli, accessori e prodotti lavorati dagli artigiani di Greve in Chianti, Scandicci, Pontassieve, Calenzano, Lastra a Signa, Montespertoli e destinati alle più note maison di moda internazionali, da Bulgari a Ferragamo, da Tom Ford a Prada, Gucci, Chanel, Brunello Cucinelli.

Composto da 14 ladri - rom italiani e stranieri, serbi e romeni tra i 23 e i 47 anni - il gruppo con base in Lombardia è stato sgominato dagli agenti della sezione anti-rapina della squadra mobile di Firenze coordinati dal commissario capo Domenico Balsamo, che hanno eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti indagati. Tra loro c'è anche un uomo originario di Carrara: Giuliano Ahmetovic, 38 anni. Due i latitanti. Le misure sono state disposte dal gip del tribunale di Firenze, Anna Liguori, su richiesta del pm antimafia Tommaso Coletta. Secondo gli investigatori, la banda delle griffes avrebbe compiuto almeno 10 colpi, più 4 tentati, soltanto tra febbraio e ottobre 2014. Per un bottino complessivo accertato di oltre un milione di euro.

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Al di là del linguaggio colorito emerso dalle intercettazioni (oltre alla “trippa” ci sono “i froci” o “gli amici pesanti”, cioè gli appartenenti alle forze dell'ordine, i “moschettieri”, ovvero i complici da portarsi dietro durante i colpi, i “chili” cioè i soldi) l'associazione a delinquere finalizzata al furto sgominata da procura e polizia fiorentine si denotava per un modus operandi «seriale e organizzato», come ha spiegato il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo. Pendolari, per mettere a segno i colpi scendevano dal Milanese e vi ritornavano il giorno stesso. Utilizzavano furgoni rubati poco prima dei colpi nei laboratori. Organizzavano staffette, mettendo complici in auto civette poste davanti e dietro a quella che trasportava il bottino, per evitare di incontrare volanti e gazzelle. Colpivano sempre in dieci o meno, a turno, mai di più: «Sennò viene una merda come l'ultima volta» lamenta uno dei ladri al telefono. Utilizzavano schede telefoniche intestate a persone inesistenti.

Miravano solo ai colpi grossi, come quello dell'aprile 2014 al laboratorio Bulgari di via Ambrosoli, a Firenze. Bottino, 350.000 euro. In una manciata di minuti la banda arriva col furgone rubato, alcuni vanno a forzare l'ingresso, altri mettono fuori uso i sistemi di allarme con la schiuma, fanno razzia di cinture, borse, pelli, ritornano fuori, caricano tutto sul furgone e scappano. Professionisti, insomma. Legati - emerge dall'analisi delle celle telefoniche - a un tale Alfonso, non meglio identificato, che si muove tra Casoria, Mugnano, Marano, Cercola e Somma Vesuviana. Uno che vuole solo “pelli finite” di grandi marche e sale di persona a Milano per parlare con alcuni membri della banda. Un semplice ricettatore napoletano o qualcosa di più? Quel che è certo, è che gli accessori in pelle - e talvolta anche i disegni e i progetti di capi di collezioni non ancora commercializzati - viaggiavano, via Milano, verso il sud Italia. Con ogni probabilità, quindi, era dal sud che i capi rubati venivano reimmessi nel mercato nero, in mano alla criminalità organizzata campana.

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