Il Tirreno

Toscana

Blitz a scuola e in Regione: il crocifisso infiamma la Toscana

Ilaria Bonuccelli
Il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani appende il crocifisso nel suo studio
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Il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani appende il crocifisso nel suo studio

Dopo la mostra vietata ai bambini, il presidente del consiglio regionale appende una croce nel suo studio. E Fdi organizza una protesta davanti alle elementari

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FIRENZE.  Il "crocifisso" infiamma Firenze. E la Toscana. Più della religione, è l'arte a creare scompiglio. E la lettura che dell'arte si dà a scuola. Trasformando la croce in strumento di scontro politico, a pochi giorni dalla visita di Papa Francesco a Firenze. Le  reazioni scatenate erano inimmaginabili solo fino a 24 ore fa.

Blitz alla scuola elementare

La elementare Matteotti vieta la visita della mostra "Bellezza divina" ai bambini delle terze. E il ministero invia l'ispettore. "Ringrazio il ministro e il direttore scolastico che hanno mostrato sensibilità e sollecitudine sul caso, spero che venga fatta chiarezza. Ora non posso più dire niente, siamo sotto ispezione", ha detto il preside della scuola, Alessandro Bussotti.

Intanto il capogruppo in Regione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli,  organizza un blitz di protesta a scuola: chiedere di rimuovere gli insegnanti, gli è sembrato troppo poco. Il consigliere si è presentato all'orario di uscita davanti alla scuola esponendo all'ingresso grandi riproduzioni della Crocifissione Bianca (uno dei "pezzi forti" dell'esposizione). "Sono qui per testimoniare l'assurdità di quello che è successo - ha spiegato Donzelli - l'arte non può essere censurata, tantomeno per ragioni ideologiche che vanno a colpire simboli che fanno parte della nostra identità culturale e storica". Alcuni genitori hanno contestato il presidio, spiegando di ritenere la scuola vittima di una strumentalizzazione mediatica. E, accanto al portone, un gruppo di famiglie ha appeso in mattinata un grande cartello con la scritta "Io sto con la Matteotti".

Una madre, Francesca Lotti, sentita dall'agenzia Ansa, ha spiegato che "noi ci rimettiamo, con estrema fiducia, alle scelte degli insegnanti. Non vedo perché la scelta che è stata fatta debba aver suscitato tutte queste polemiche. Mi sembra che ci siano ricostruzioni dietro maligne e fondate sul niente. Stiamo assistendo a una bolla d'aria, di nulla. E i media hanno ricostruito qualcosa sulla mera base della lettera di un genitore". Suo figlio è proprio uno dei bambini di una classe che sarebbe andata a vedere la mostra di arte sacra "Divina bellezza", se questa non fosse stata tolta dalla programmazione in quanto ritenuta potenzialmente lesiva della sensibilità delle famiglie non cattoliche. "Le insegnanti - prosegue Lotti - hanno rilevato, dopo averla visitata, che quella mostra non era adatta allo scopo didattico. Quindi hanno fatto la loro scelta, sacrosanta, di evitare di andare a vederla. Non siamo mai rimasti delusi dalle loro decisioni, dalle loro scelte, in materia di libri di testo e temi da affrontare". Lotti ricostruisce la vicenda così: "In sede di assemblea era stata ventilata l'idea di vedere questa mostra, previa valutazione delle maestre che sarebbero andate a visitarla, valutando se l'esposizione fosse in tema con il percorso didattico. È stato deciso di no, e quindi è stata scelta una mostra del Museo del Novecento. Nulla di strano o illegittimo". Lotti, come ha spiegato lei stessa, aveva chiesto in passato insieme ad altri genitori la rimozione del crocifisso dall'aula della classe del figlio.

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Il crocifisso in consiglio regionale

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Mentre il consiglio interclasse di una scuola elementare, dove si forma il rispetto per le "tradizioni e la cultura" vieta la visita di una mostra di pittura, una delle forme più alte di cultura, Giani con il suo gesto vuole ribadire l'importanza di "mantenere vivo il nostro attaccamento alle tradizioni e alla nostra cultura". Non è solo una questione religiona "né una mancanza di rispetto per chi ha tradizioni diverse dalle nostre o per chi non è né cristiano né cattolico", assicurano dall'ufficio del presidente del consiglio. Ma solo la risposta "a chi si oppone al mantenimento delle nostre radici".

Del resto Giani non è nuovo a queste trovate. In occasione della Festa della Toscana si è fatto notare per aver "spacchettato" i festeggiamenti in quattro eventi, per la prima volta nella storia del consiglio regionale. E oggi si fa notare per appendere il crocifisso nel suo studio a palazzo Panciatichi a Firenze.

"Quando devo leggere sui giornali che ci sono insegnanti - ha spiegato Giani - che, nel nome della laicità e del rispetto delle altre religioni, di mascherare ai bambini il Crocifisso, vivo dentro di me una sensazione di sdegno. Lo dico da laico". Secondo Giani "proprio per rispetto verso ciò che la civiltà cristiana ha significato per la costruzione della civiltà europea così com'è, io oggi metto il Crocifisso nella mia stanza. E rivendico quella tolleranza, che  è propria di Firenze e della Toscana, verso le altre religioni e credenze. Il Crocifisso allora è bene che stia nella stanza del presidente del Consiglio regionale toscano, e che ci stia, come direbbe Dante, 'a viso aperto'".

Il presidente della Cei e la lezione di San Paolo

Interviene sulla questione della scuola e della gita mancata alla mostra anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco: "Quello che conta sia questo: tutto ciò, diceva San Paolo, di bello, di santo, di puro, di grande, di virtuoso, sia oggetto dei nostri pensieri, ciò abiti nei nostri cuori, da qualunque parte venga. Perché il bene è bene comunque. Il vero se è vero è vero da qualunque parte venga. Sulla base di buon senso e intelligenza non si devono creare degli intoppi di questo o di altro genere".

Il crocifisso nell'urina

Nel frattempo a Lucca, gli occhi sono puntati sull'opera di un artista americano, Andres Serrano: "Piss Chriss" (Cristo di Piscio) è la fotografia di un Crocifisso immerso nell'urina del fotografo. Da quando l'immagine è stata scattata nel 1987, quasi trent'anni fa, è stata al centro di polemiche anche violente. E ora che la foto è approdata in Toscana, al Photolux di Lucca, il deputato di Area popolare, Alessandro Pagano, ha chiesto al Ministero dei Beni culturali di non patrocinare né sponsorizzare l'evento. (Aggiornamento del 14 novembre: dopo le polemiche il festival ha deciso di non esporre la fotografia).

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