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Lavorare da casa, da sogno a realtà. In arrivo una legge
Smart working, tutele per i dipendenti distaccati e incentivi per le aziende. L’esperienza della Stiip di Montale: «Conviene a tutti»
Lavorare da casa: un'utopia finora, un desiderio per molti ma nel futuro prossimo, forse, una realtà. Il telelavoro, che negli ultimi anni ha vivacchiato senza mai attecchire, consentito dalla legislazione del lavoro ma pochissimo praticato, è a una svolta.
La pari dignità delle professioni svolte sia dietro una scrivania d'ufficio che un computer di casa viene adesso sancita in nove articoli dal disegno di legge collegato alla legge di stabilità 2016 Nove articoli che regolano le prestazioni dei dipendenti fuori dall’azienda, intervenendo su materie quali privacy, infortuni e retribuzione attraverso un accordo scritto fra le parti che definiscano modalità e l’utilizzo degli strumenti tecnologici.
I dipendenti delle aziende private che in alcuni giorni della settimana (o anche un solo giorno) utilizzano una postazione da casa, insomma, non devono più sentirsi figli di un Dio minore: la retribuzione non dovrà essere inferiore a quella degli altri addetti che operano in azienda mentre i controlli del datore devono rimanere nell’ambito dell’accordo individuale o nel rispetto della legge sui controlli a distanza.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12375165:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/11/02/news/nuove-attivita-le-tasse-scendono-al-5-1.12375165]]
Con questo disegno di legge, che nel primo articolo sintetizza tutta la ratio dello smart working («incrementare la produttività e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro»), vengono incentivate organizzazioni del lavoro più flessibili, anche a vantaggio dell’azienda che riesce ad abbattere il tempo impiegato dal lavoratore durante gli spostamenti tra casa e ufficio.
Quanto è diffuso lo smart working in Toscana? C’è una start up tecnologica in provincia di Pistoia, la Stiip di Montale fondata nel gennaio 2014 da Simone Lo Iacono e Pietro Fruzzetti (il primo di Montemurlo, il secondo di Campi Bisenzio), che si occupa di “mettere in condizioni” le aziende di convertirsi allo smart working. Fra le soluzioni tecnologiche più proposte, la virtualizzazione del desktop che consente al dipendente di lavorare da remoto.
«Generalmente siamo noi a proporre al cliente la possibilità di attivare il telelavoro per incrementare la produttività e agevolare il lavoratore», racconta Lo Iacono che dà il buon esempio anche nella sua piccola struttura utilizzando lo smart working per i collaboratori (in tutto una decina). E giusto per non sminuire la professionalità del telelavoro, c’è anche la possibilità per i dipendenti di un'azienda privata “in remoto” di utilizzare sul cellulare l’interno della postazione in ufficio.
Così, un’azienda meccanica di Montemurlo – cliente della Stiip di Montale - ha “esternalizzato” due dipendenti in Brasile che lavorano da laggiù come se non si fossero mai spostati. E poi, un’azienda pistoiese che è in procinto di “staccare” al loro domicilio quattro unità di personale addette al customer care. «Ben venga il disegno di legge sul telelavoro - ammette Lo Iacono - bisognerebbe che tenesse conto anche degli sforzi economici dell’azienda che deve dotarsi degli strumenti tecnologici necessari per attivare questa organizzazione di lavoro». E che non sono propriamente a portata di tasca per ogni imprenditore.
Per questo il disegno di legge prevede incentivi fiscali e contributi per la contrattazione di secondo livello per le aziende che vorranno aderire al lavoro a distanza.
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