Italia
Contro i francesi è pronta la guerra degli autobus
I retroscena del grande business. Il consorzio toscano Mobit non si rassegna a perdere il servizio dopo la gara regionale da 4 miliardi. Nell'attesa dell'assegnazione, vengono coinvolte le Province: ma con quali soldi?
Mobit ancora ci spera. Di non perdere 4 miliardi di appalto e di mantenere i 5400 dipendenti. Per questo il consorzio delle aziende toscane dei trasporti si affida alla Regione. Confida che nelle prossime settimane si accorga che i francesi di Rapt non possono gestire i bus in Toscana. Mobit si accontenterebbe di una decisione simile anche prima dell’assegnazione definitiva del servizio. Ma la Regione sembra ferma alla finestra. Più interessata a salvaguardare il servizio che gettare salvagenti di qua e di là. A società (miste) che il governatore Rossi ha anche criticato per i conti non proprio a posto.
GOBBO NERO ALLE PROVINCE
Non a caso, un paio di giorni fa la Regione ha convocato le Province e ha dato l’annuncio: come minimo fino a dicembre 2016 dovete accollarvi il trasporto pubblico. E pagarlo. E le Province hanno risposto per le rime: «Con quali soldi?». Nel 2016 quasi tutte le Province sono date a rischio default. La domanda manda nel panico anche le consociate di Mobit. Fino all’aggiudicazione definitiva dell’appalto, infatti, a far andare i bus dovranno essere le aziende che hanno vinto le gare provinciali ormai una decina di anni fa. E le Province dovranno costringere le società consorziate di Mobit a proseguire il servizio, con i bus vecchi (la media ha 13 anni) con “atti d’obbligo”. Come negli ultimi 5 anni le dovranno costringere a effettuare il trasporto a prezzi vecchi, minacciandole di non interrompere il servizio pubblico. La differenza è che oggi le Province non hanno più soldi: la Regione, con la legge di riforma approvata martedì, ha tagliato agli enti 21 milioni di trasferimenti.
PASSAGGIO DI UN PAIO DI ANNI
Una prospettiva drammatica per Mobit che non si può permettere di peggiorare i conti delle consociate. Soprattutto in vista di un contenzioso. Che sulla maxi gara ci sarà. In Italia e a Strasburgo. C’è solo da vedere chi lo avvierà. Facendo ritardare l’avvio della nuova gestione. Ma anche senza il contenzioso al Tar - che potrebbe decidere di sospendere o meno l’aggiudicazione dell’appalto - il nuovo gestore non potrà mettere il proprio marchio sui bus toscani prima del 2017. Eppure non ci sono alternative: per il passaggio di tutti i dipendenti, mezzi, magazzini e officine al nuovo gestore (soprattutto se fosse il raggruppamento fra Rapt e Autolinee fiorentine) ci vorranno come minimo 6 mesi, dice il bando di gara. Ma i sei mesi sono un’ipotesi che quasi tutti considerano ottimista. Poi ci sono i tempi per l’aggiudicazione provvisoria e l’aggiudicazione definitiva dell’appalto durante i quali la commissione di gara deve valutare la congruità tra offerta tecnica e offerta economica. E per terminare questo lavoro non c’è un termine definito.
MOBIT FA TENTATIVI DISPERATI
Certo Rapt ha un cronoprogramma diverso. Più stringente: la società è certa che entro metà novembre, la Regione (la commissione di gara) procederà all’assegnazione provvisoria, a dicembre ci sarà quella definitiva, così a luglio potrà iniziare il servizio. Tutto liscio, senza intoppi. Lasciando, poi, al Tar eventuali contenziosi. Che sia Rapt sia Mobit lasciano intuire, pur non sbilanciandosi: del resto devono vedere chi vincerà la gara. In ogni caso, Rapt non considera la possibilità che il Tar conceda la sospensiva dell’aggiudicazione dell’appalto. Per due motivi: intanto perché considera di avere i requisiti per partecipare alla gara, altrimenti non avrebbe speso 1,2 milioni per presentare l’offerta. E considera la possibilità di un ricorso basato sui requisiti di ammissibilità alla gara solo un «tentativo disperato» di alcune consociate di Mobit, in particolare di Cap e Ctt, quelle in maggiori difficoltà.
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In secondo luogo, Rapt è sicura della “congruità” e quindi della bontà della propria offerta. Il colosso francese non è preoccupato di aver proposto alla Regione di acquistare una trentina di bus in meno di Mobit per vari motivi: intanto perché i suoi li acquista nei primi anni e quindi rinnova subito il parco mezzi come preferisce la Regione; in secondo luogo perché pratica uno sconto di 7,5 milioni l’anno sul costo del servizio alla Regione, contro i 4 milioni proposti dai concorrenti.
RAPT CONTESTERÀ I CONTI
E qui scattano le prime pungolature: Rapt si meraviglia di come Mobit possa arrivare anche solo a uno sconto di 4 milioni, visto i conti delle sue società; Mobit si meraviglia di come i francesi possano garantire uno sconto di 7 milioni dovendo già effettuare un investimento di 250 milioni per rilevare officine, sedi e bus dalle aziende toscane (oltre a 563 milioni di investimenti).
AUTOLINEE DA ESCLUDERE
Sempre, poi, che i francesi paghino tutti questi soldi e che non contestino voce per voce il valore di ogni bene una volta che si siederanno a firmare il contratto con la Toscana. Questa è un’ipotesi che si aspettano in molti. E che potrebbe ulteriormente far ritardare l’avvio del servizio. Ammesso che il nuovo gestore sia Rapt. Infatti Mobit insiste sulla mancanza di requisiti soprattutto di Autolinee fiorentine: secondo il consorzio toscano il socio avvalitore dei francesi da solo non avrebbe i requisiti per garantire il servizio. Per cui se i francesi venissero esclusi, non potrebbe far girare i bus. E i toscani di Mobit sono sicuri che i francesi dovranno essere esclusi perché sono monopolisti del trasporto pubblico a Parigi: una condizione che, in base alla normativa europea, non consentirebbe loro di partecipare alle gare negli altri Paesi dell’Ue per mancanza della condizione di reciprocità. I francesi si vantano di avere questa condizione di monopolisti (fino al 2039 per la metropolitana di Parigi) in virtù di contratti siglati prima dell’entrata in vigore della normativa comunitariia nel 2009. Mobit spulcia, contesta e dice che la proroga in Francia è stata concessa a Rapt pochi giorni dopo l’entrata in vigore della disposizione europea.
DIPENDENTI IN GUERRA
Questa sarà materia da avvocati. Quella che, invece, non lo è lo scontro sul terreno dei dipendenti. Sono in molti già oggi che guardano con favore all’arrivo dei francesi. C’è una certa insofferenza nei confronti delle attuali gestioni. Non perdonano la disdetta degli integrazioni aziendali. Né l’imposizione di un integrativo unilaterale, non sottoscritto dai sindacati, che ha ridotto la premialità, prevede buoni pasto solo per chi ha turni a cavallo dell’ora di pranzo o cena, ha cambiato il sistema di valutazione della malattia. Una rivoluzione che ha creato non poche turbolenze. Ma per Mobit non sarà meglio coi francesi «che taglieranno 200 autisti e 400 dipendenti». I francesi negano, ricordando che dal terzo anno, i chilometri da percorrere, per contratto, passeranno da 106 milioni a 98 l’anno. «Ma noi recuperemo il personale, con la formazione e lo impiegheremo nelle officine. Perché a differenza dei toscani «la effettuiamo in proprio». Vincendo la gara.
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