Il Tirreno

Toscana

Ad Arezzo gli aspiranti chirurghi si esercitano sui cadaveri

Ad Arezzo gli aspiranti chirurghi si esercitano sui cadaveri

Il sesto congresso internazionale di dissezione è rivolto agli specialisti in neurochirurgia. Nel nostro Paese non è possibile far allenare gli specializzandi sui corpi di cittadini che decidono di consegnare il loro cadavere alla scienza

2 MINUTI DI LETTURA





AREZZO. Arezzo ospita da fino a venerdì 9 ottobre il sesto congresso internazionale di dissezione "hands-on" sulla base del cranio per specialisti in Neurochirurgia su preparati anatomici. Il corso si tiene presso la ICLO Lab/Nicola's Foundation e punta all'esercitazione su cadavere su problematiche complesse e specialistiche avanzate, grazie ad un nutrito parterre di studiosi. Venti in totale i partecipanti, 10 italiani e 10 dal resto del mondo, dal Sud America alla Scandinavia, dalla Tailandia alla Nuova Zelanda. Le lezioni consentono di operare su preparati anatomici umani per comprendere al meglio l'anatomia e non commettere errori in un paziente che rischia la vita.

"Un laboratorio di dissezione anatomica su cadavere - precisa il professor Luciano Mastronardi, Direttore UOC Neurochirurgia dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma e Presidente della Associazione Italiana di Dissezione Anatomica - ha come obiettivo principale la formazione dei chirurghi di varie discipline (neurochirurgia, chirurgia generale, chirurgia maxillo-facciale, otorinolaringoiatria, ortopedia), consentendo loro di ottenere una preparazione adeguata su tecniche chirurgiche e microchirurgiche consolidate e su procedure innovative, mediante dissezioni anatomiche per lo più effettuate in corsi a tema in presenza di docenti e tutor nazionali ed internazionale. Un caso unico in Italia, perché fintanto che la legislazione non consentirà l'utilizzo del corpo di cittadini italiani determinati a donare le proprie spoglie terrene per la ricerca scientifica, i pezzi anatomici dovranno essere importati da altri Paesi".

"La possibilità di imparare sul campo - aggiunge il professor Mastronardi - e non soltanto sul libro è essenziale per la nostra professione: un qualsiasi errore su una persona potrebbe costare la vita della stessa. Ma in Italia questa attività non è ufficialmente possibile in modo regolare a causa della normativa vigente nello Stato Italiano e nella Chiesa, ma non solo a causa delle due parti, bensì soprattutto per l'assimilazione di questa concezione nella cultura italiana. Noi siamo i fanalini di coda della ricerca e della didattica in chirurgia, al pari dei Paesi Arabi. Eppure l'Italia ha una grande Storia in questo campo: dai tempi di Leonardo Da Vinci siamo noi quelli che abbiamo per primi capito la necessità di investire sul corpo come strumento di formazione e di ricerca".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore