Il Tirreno

Toscana

La satira è l'ultima speranza contro i politici corrotti

Luciano Donzella
Serena Dandini, Enrico Brignano e Dado al Premio Satira di Forte dei Marmi
◗
Serena Dandini, Enrico Brignano e Dado al Premio Satira di Forte dei Marmi

A Forte dei Marmi la serata del Premio con Serena Dandini come madrina. Riconoscimenti, tra gli altri, a Brignano Sardelli, Dado e Tg Lercio

6 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. «Forte dei Marmi. Cameriere serve un magnate russo che come mancia gli regala l'Uzbekistan». «Sindaco di Forte dei Marmi si accorge che gli anni Ottanta sono finiti e si ubriaca insieme a Jerry Calà». A battere le news a tema che danno il via ai fuochi di artificio del Premio Satira politica di Forte dei Marmi, giunto all'edizione numero 43, sono quelli del Tg Lercio, una delle realtà più brillanti della satira web, arrivati in massa nel tempio della dolce vita versiliese, la Capannina di Franceschi, per ritirare il riconoscimento.

Con loro i personaggi che hanno tenuto alta la bandiera della satira in questo 2015, raccogliendola ancora bagnata dal sangue di quelli di Charlie Hebdo. E aggiungendo un tassello al mosaico che dal 1973 a oggi ha visto premiare personaggi come Achille Campanile e Nanni Moretti, Roberto Benigni e Renzo Arbore, Indro Montanelli e Dario Fo, Cesare Zavattini e Enzo Biagi, per citare solo pochi fra i moltissimi personaggi celebri che sono saliti sul palco del Forte per ritirare il "Satira politica".

Come di consueto i vincitori del Premio sono stati protagonisti di una sorta di doppio show alla Capannina: al mattino sono stati ufficializzati i nomi dei premiati nella consueta conferenza stampa-spettacolo, e nel pomeriggio si è svolta la cerimonia finale con la consegna dei premi. A presentare le scelte della giuria - composta da Serena Dandini, Roberto Bernabò, Filippo Ceccarelli, Pasquale Chessa, Pino Corrias, Beppe Cottafavi, Massimo Gramellini, Bruno Manfellotto, Giovanni Nardi, Cinzia Bibolotti, Franco A. Calotti - è stata la stessa Dandini.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:foto-e-video:1.12126133:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/foto-e-video/2015/09/20/fotogalleria/la-satira-a-forte-dei-marmi-1.12126133]]

I vincitori. Uno dopo l'altro i vincitori hanno commentato le motivazioni del premio ricevuto, disegnando una sorta di stato dell'arte della satira italiana. Sul palco sono saliti: Enrico Brignano (Teatro), Federico Maria Sardelli (Città della satira), l'attore Guglielmo Favilla per il film "Fino a qui tutto bene" (Cinema), lo staff del Tg Lercio e Edoardo Ferrario (ex aequo per il web) Giancarlo Alfano (Premio Pino Zac), Fabio Magnasciutti (Disegno satirico), Feco France (Disegno satirico internazionale), Dado (Attualità), Michele Masneri (Giornalismo), Claudio Giunta (Libri), Federico Bernardi (tesi di laurea).Dopo le battute fulminanti della numerosa redazione di Tg Lercio il direttore editoriale Finegli (ed ex direttore del Tirreno) Roberto Bernabò, letta la motivazione del premio a Federico Maria Sardelli, ha chiesto al musicista-disegnatore-scrittore livornese qual è il quid che porta tanti suoi concittadini ad essere protagonisti nella satira.

Il dubbio di Sardelli. «La questione - è stata la risposta - è annosa. Non lo so se è un caso che da questa enclave di buzzurri nati sulla riva del mare da un coacervo di puttane e pirati nascano spiriti geniali, allegri e buontemponi. Non siamo toscani, non abbiamo niente a che fare con pisani o lucchesi; forse questa enclave di farabutti ha portato davvero qualcosa di diverso nel dna».Il dubbio richiama una sottolineatura di Sergio Staino, presente all'incontro: «Forse non lo sapete, ma anche la madre di Wolinski era livornese».

Un livornese fra i pisani. E livornese è anche Guglielmo Favilla, attore che ha ritirato il premio per il film "Fino a qui tutto bene" in assenza del regista Roan Johnson. «E' vero - ha detto Favilla - sono l'unico livornese in un film di pisani. Ed è vero anche che il film è nato da un'operazione finanziaria particolare. Abbiamo girato a tempo di record nell' agosto del 2013 in una Pisa deserta, con ritmi allucinanti. Nessuno è stato pagato, il patto era che saremmo stati remunerati in base agli utili che il film avrebbe fatto. Ci sono stati questi utili? Boh. Noi non abbiamo ancora visto niente».

Lo sguardo laterale. E' toccato poi a Fabio Magnasciutti rispondere a una domanda di Serena Dandini: Ho letto che hai uno sguardo laterale sul mondo. Ma cosa significa? ».«Forse che non è frontale _ la replica _. Sostanzialmente tendo a non dare risposte, mi piacciono di più le domande, mi piace lasciare il finale aperto, non amo affrontare le cose dritto per dritto, in generale, non solo nel lavoro».

Gli esami sul web. Edoardo Ferrario, premiato per la web serie Esami: «Come è nata? All'università più che della materia sentivo parlare degli esami, aneddoti incredibili. Buoni per il web. Che è ancora democratico: può essere che il prodotto una volta pubblicato su You Tube funzioni da solo».

Dado e i Casamonica. Dado (Gabriele Pellegrini), reduce dall'inquietante vicenda nata dalla canzone da lui scritta sulla famiglia Casamonica, si è detto contentissimo del premio: «Dori Ghezzi ha detto che De Andrè la svegliava per chiederle consiglio sui suoi testi. Io faccio lo stesso con mia moglie e lei mi manda a quel paese. Ora la notte posso dirle che non sono cavolate, io faccio satira, me lo ha detto la Dandini». Poi sulle minacce ricevute per i Casamonica: «Le voglio assolutamente dividere al 33% con Emiliano Lucisano e Marco Terenzi coautori del testo». Dado ha chiuso intonando a cappella una canzone dedicata a Charlie Hebdo.

Nessuno mi può licenziare. Essere un giornalista free lance ha i suoi lati positivi. Parole di Michele Masneri. Non hai un padrone, sei più libero. «Ad esempio un mio servizio per Il Foglio non piacque a un palazzinaro che telefonò a Giuliano Ferrara chiedendogli di licenziarmi. Lui rispose che anche volendo non poteva, perché non mi aveva mai assunto».

Crozza non mi piace. Claudio Giunta, autore del libro "Essere #Matteorenzi", ha sottolineato che «il mio obiettivo quando uno finisce il libro è che il lettore si chieda "come la pensa questo?"». «La satira politica poi - ha aggiunto - non mi piace, penso a quelli che imitano Renzi o Craxi, e non mi fanno ridere. No, neanche Crozza. Del resto Solo qui in Italia c'è questa grande attenzione».

La rabbia di Brignano. Un'attenzione che anche Enrico Brignano vorrebbe tanto non dare, ma non sempre ci riesce. Ieri meno che mai, visto che ha sparato a zero sull'intera classe politica: «In realtà - ha detto - non vorrei fare satira politica, per non dare un ulteriore palcoscenico a chi non merita nemmeno di essere nominato. La classe politica italiana è la peggiore perché non ha neanche il coraggio di indignarsi: loro non leggono, non vanno a teatro o al cinema, e se ci vanno non pagano il biglietto e hanno i posti migliori, e questo mi fa tanto arrabbiare. E non si riesce a stanarli, non si arriva mai a uno scontro diretto, magari in tribunale, dove poter dimostrare quanto sono ladri. Il premio lo accetto volentieri perché mi resta una speranza: che la satira possa far implodere questa finta democrazia e lasciare i politici sguarniti dei soldi, delle macchinone e delle prostitute che si passano l'uno con l'altro».

Francia: presente! Con il team di Feco France si è parlato poi del dramma di Charlie Hebdo, che ha aperto tragicamente il 2015, ed è stata letta una testimonianza di Coco, segretaria del giornale francese scampata all'attentato.

Il grande assente. Renzi e Salvini, il sindaco Marino e la famiglia Casamonica, Gasparri e Alfano sono stati chiamati in causa a raffica al Premio Satira politica, ma c'è un grande assente. Si chiama Silvio Berlusconi. Per la prima volta dopo molti, molti anni, non è stato neanche citato. «È davvero la fine di un'era» conclude Serena Dandini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa