Il Tirreno

Toscana

Artigiani, la doppia tassa sui rifiuti

di Stefano Bartoli
Artigiani, la doppia tassa sui rifiuti

Gli artigiani pagano lo smaltimento degli speciali ma anche la Tari: «Ora basta»

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La rivolta fiscale potrebbe partire dal triangolo compreso tra Prato, Pistoia e Firenze, cioè la macroarea dove viene prodotto attualmente la metà del Pil toscano. Una rivolta che, alle sue radici, ha una battaglia “antica”: quella per la spazzatura, o meglio del doppio pagamento che sono tenute a versare le imprese, strette tra l’obbligo di smaltire a loro spese i rifiuti speciali e pericolosi e quello di saldare con i Comuni la Tari per ciò che finisce invece nei normali cassonetti. Insomma, una doppia gabella che non piace a nessuno e in particolare alla Confederazione nazionale dell’artigianato: tornando all’area fiorentino-pistoiese, alla fine del mese scadrà infatti il tempo per rispondere alla richiesta di dare vita ad un processo di riduzione e uniformazione dei regolamenti che riguardano appunto la tassa sulla spazzatura. Dopo tale data – è la minaccia – se dalle istituzioni non arriverà lo sperato segnale di apertura, la Cna darà il via alle autoriduzioni e le aziende potranno rivolgersi all'associazione per calcolare la “giusta imposta”, in base anche a quelle che sono state le recenti disposizioni governative.

Disparità che brucia. Così, se Elena Calabria, presidente della Cna di Pistoia, parla di tassa «ingiusta e iniqua che pesa sulle imprese che sono il motore della sviluppo e della crescita del territorio», la situazione viene ulteriormente aggravata da altri due fattori: innanzitutto il fatto che la tassazione è diversa in base al territorio comunale dove ha sede l’azienda, con la conseguenza che si possono pagare cifre anche molto diverse l’una dall’altra; e poi il fatto che la legge di stabilità per il 2014, in base anche alle indicazioni del ministero dell’Economia e delle Finanze, prevede che non debbano essere assoggettate a Tari le superfici delle aziende in cui si producono rifiuti speciali, poiché questi ultimi, come prevede la normativa e come si diceva prima, vengono smaltiti dalle imprese stesse a proprie spese.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.12125296:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/09/20/news/giusto-o-togliere-la-tasi-ma-roma-ci-dia-i-soldi-1.12125296]]Documento pesante. Durissimo quindi il documento diffuso in questi giorni e che porta la firma della Cna delle tre città capofila. «Tutto è iniziato dalla trasformazione in tariffa della tassa sui rifiuti - spiega il presidente pratese Claudio Bettazzi -, con le amministrazioni comunali che cercano di ripianare i bilanci esercitando questa forma di pressione fiscale. Peccato che le imprese, da quelle tessili alle carrozzerie, producono più rifiuti speciali di quelli normali. E qui si deve combattere praticamente Comune per Comune perché ognuno ha scelto comportamenti diversi: ecco perché chiediamo un regolamento unico valido per tutti e che venga finalmente stabilito che chi paga per i rifiuti speciali non deve farlo anche per quelli tradizionali. Se si ha bisogno di risparmiare, si agisca su altri fronti, come l’utilizzo di una sola società per la raccolta invece che una per città. Insomma, serve un tavolo di discussione insieme ai tre Ato (Ambito Territoriale Ottimale) del territorio toscano».

Il rebus dei costi. Insomma, non solo c’è da pagare, ma anche la frammentazione non è certamente un aspetto da sottovalutare. Se il caso di una carrozzeria che si trova a spendere più per i rifiuti urbani che per quelli speciali (vedi l’esempio della grafica) ha del clamoroso, dalla sede regionale dell’associazione ci raccontano anche il caso singolare delle pizzerie, in particolare quelle a taglio: se un’officina deve infatti versare 6,80 euro per ogni metro quadro di superficie, la pizzeria appunto in molti territori comunali subisce il raddoppio toccando i 13 euro secondo un ragionamento legato al fatto che la sua clientela lascia più spazzatura. Così come dai conti esce penalizzata anche una tipica azienda tessile pratese dotata di una decina di telai: secondo la Cna, produce meno rifiuti urbani di una famiglia di quattro persone, ma deve comunque pagare in base alla superficie della struttura.

Guerra a tappeto. Se l’ultimo attacco è partito dal cuore della Toscana, prese di posizione si stanno moltiplicando in tutta la regione. Renzo Alessandri, direttore della Cna di Grosseto, parla di un «nervo scoperto, sul quale come associazione stiamo trattando Comune per Comune con ottimi risultati», mentre da Livorno è partita invece una lettera indirizzata a tutti i sindaci della costa in cui si chiedono l’esclusione dall'applicazione dell'imposta delle superfici su cui si producono rifiuti speciali, l’adozione di un regolamento unico, l’istituzione di un tavolo permanente. «La Tari è una stortura che causa alle aziende un doppio pagamento ed una mancanza di equità - afferma Marco Valtriani, direttore della Cna di Livorno - , con ogni Comune che adotta propri e diversi regolamenti ed applica proprie e diverse tariffe determinando differenze di trattamento e cosa ben più grave alterazione del mercato e della concorrenza lungo tutta la costa. Non avendo avuto risposte, entro fine mese, come Area Vasta, decideremo le azioni da intraprendere, anche clamorose».

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