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Forteto, depositate le motivazioni della sentenza

Forteto, depositate le motivazioni della sentenza

Una sentenza di 984 pagine. Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 17 anni e mezzo per violenza sessuale su minori e maltrattamenti. Condannate anche altre 13 persone

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FIRENZE. Sono state depositate questa le motivazioni della sentenza con cui il giudice ha condannato il fondatore della comunità del Forteto, Rodolfo Fiesoli, a 17 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minori e maltrattamenti. Con lui sono state condannate altre 13 persone. Una sentenza monumentale di 984 pagine una settimana prima della scadenza dei termini. Le condanne erano state pronunciate infatti il 17 giugno e i termini scadevano il 17 settembre.

Il "dato obiettivo" è che il sistema pubblico "ha mantenuto costantemente aperta una linea di credito illimitata verso l'esperienza educativa e pedagogica del Forteto", nonostante gli arresti, prima nel 1978 e poi nel 2012, dei vertici della cooperativa. È scritto nelle motivazioni della sentenza. "Credito accordato dagli operatori - elencano i giudici - che hanno indicato in quella comunità una risorsa utile ed efficace per la tutela di minorenni in situazione di disagio, se non di vero e proprio abbandono; credito ribadito dai provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile che, ancora nel 2012 (dopo gli arresti di Rodolfo Fiesoli, il capo indiscusso di quella comunità), ha confermato affidamenti famigliari a favore di alcuni soci della cooperativa; da amministratori pubblici e da esponenti politici che hanno garantito sovvenzioni e sostegno istituzionale".

"Il Forteto è stata un'esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone (Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi) non equilibrate, con seri disturbi dell'affettività e della sessualità; un'esperienza caratterizzata da regole assurde, crudeli". È un altro brano che si legge nelle motivazioni della sentenza. Al Forteto, scrivono i giudici, vigevano "regole crudeli e incomprensibili che sono state riproposte ai minori avuti in affidamento; al Forteto non si doveva convivere, non si poteva avere relazioni affettive e sentimentali vere, profonde e durature, non si doveva procreare". "Le assurde regole dei chiarimenti - continuano i giudici - della necessaria rottura con le famiglie di origine, del confronto di genere, del primato della omoaffettività, della genitorialità surrogata (affidamenti in luogo della procreazione naturale), della coppia surrogata (funzionale in luogo di ogni forma di convivenza), della conduzione di vite separate tra i due sessi, teorizzate e (purtroppo) imposte in modo sistematico fin dalla costituzione della cooperativa Il Forteto, non sono mai venute meno".
 

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