Il Tirreno

Toscana

Sulla spiaggia dove vincono cuore e solidarietà

Alfredo Faetti
Un aperitivo serale al Bagno Tangram
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Un aperitivo serale al Bagno Tangram

Il Tangram di Follonica è uno stabilimento attrezzato per persone non autosufficienti

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I problemi della vita trovano spesso una risposta di fronte ad una spiaggia al tramonto, con una chitarra che suona e qualcuno che canta. Oppure con un bel tuffo in mare, al fianco di persone preparate che vogliono soltanto dare una mano. È una filosofia tanto semplice quanto di successo quella del Tangram di Follonica, una spiaggia attrezzata per persone non autosufficienti, divenuta ormai una vera eccellenza della costa toscana, come dimostrano anche i riconoscimenti a livello europeo.

Uno spicchio di litorale in cui il giorno i clienti si godono tutto ciò che il mare ha da offrire e la sera si divertono con iniziative varie che vanno dai concerti alla lettura di libri con tanto di presenza degli autori. Ultimo in ordine di tempo, Giampaolo Simi con il suo “Cosa resta di noi”, presentato nei giorni scorsi. Una serie d’incontri a cui partecipano persone di tutte le età, aperto anche a chi non è un cliente, colorando le serate d’estate in riva al golfo. «Tutto è nato per andare incontro a una mancanza» spiega Monica Pipia, membro della cooperativa Il Nodo, che ha ideato e oggi gestisce il Tangram.

Già, perché se negli anni Novanta sulla riviera adriatica gli stabilimenti attrezzati per non autosufficienti erano già una realtà consolidata, sul versante tirrenico (almeno a sud) molti bagni si erano limitati alla semplice rampa di accesso. E i primi ad avere l’intuizione sono quelli de Il Nodo, che non vogliono realizzare una semplice spiaggia in grado di offrire tutti i servizi necessari a chi è costretto a convivere con un problema, bensì uno stabilimento in grado di accogliere ogni tipo di cliente. Il progetto si concretizza nel 2002 e si sviluppa proprio al centro del lungomare follonichese.

Ad un primo sguardo, il Tangram è un chiosco attorno a cui sono stati piantati un centinaio d’ombrelloni: uno stile semplice e forse spartano, che nasconde però molte altre potenzialità. «Proprio per lo spirito con cui è nato, prima di tutto ci siamo occupati dei servizi e degli strumenti necessari» spiega Pipia.Così sono arrivate le sedie regista (gialloblù come gli ombrelloni) a rotelle, a spinta o motorizzate; sono state allestiste le pedane di plastica a mo’ di corridoio sull’arenile che conducono ogni cliente al suo posto e molti altri strumenti utili. «Ogni disabilità ha bisogno di un’assistenza diversa» continuano dalla cooperativa. Allora spazio alle pedane loges, in grado di condurre i non vedenti al proprio ombrellone, e alle sdraio per chi invece ha problemi motori o sensoriali. Tutto, sotto la supervisione e di operatori preparati. «Organizziamo anche dei campi estivi per una settimana al mese, rivolti sia alle case di cura che ai bambini» continua Pipia.

Al Tangram infatti è sempre un via vai di gente che passa per un pomeriggio o che decide di trascorrere l’intera stagione. «Abbiamo anche un progetto che si chiama Ombrellone col sorriso insieme a un’altra cooperativa, L’Arcobaleno, che prevede l’assegnazione di due ombrelloni a un disabile insieme alla sua famiglia, così che anche i parenti possano godersi un po’ di relax».

Un flusso di clienti costante, sia il giorno, quando il sole invita a fare un bagno, sia la sera, quando la cooperativa mette in piedi concerti, letture dal vivo, cene, mojito party. Forte di questo spirito, il Tangram si è costruito un successo nel corso di poco più di dieci anni, riconosciuto anche a livello internazionale. Nel febbraio del 2006, infatti, ha ricevuto al Palazzo dei congressi di Parigi, per la spiaggia accessibile, il tropheé Apajh per la categoria delle realizzazioni europee; l’anno scorso, poi, si è aggiudicato l’European Awards 2014 come miglior realtà italiana per l’accessibilità a chi soffre di varie problematiche. «Siamo soddisfatti, ma il lavoro da fare è ancora molto» dice Pipia. Perché il Tangram vuole essere sempre più il centro di questo golfo, aperto a chiunque ci passi davanti.

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