Il Tirreno

Toscana

Sulla spiaggia dorata l’ex bagnino coltiva l’arte dell’accoglienza

Stefano Taglione
Sulla spiaggia dorata l’ex bagnino coltiva l’arte dell’accoglienza

Il Pineta di Marina di Campo punta sull’ambiente familiare per far vivere al meglio le straordinarie bellezze naturali

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Nove anni della sua gioventù li ha trascorsi come bagnino sulla spiaggia di Procchio. Poi – correva l’anno 1996 – ha fatto una delle scelte più importanti della sua vita: si è spostato di pochissimi chilometri e ha rilevato i Bagni Pineta, uno degli stabilimenti balneari di Marina di Campo con 80 ombrelloni e un ristorante con altrettanti coperti, non lontano da dove l’11 agosto scorso Bob Sinclar ha infiammato l’estate elbana. Nel 1996 dunque Andrea Mibelli da bagnino si è trasformato in imprenditore. «Ed è lì che sono iniziati i problemi», dice scherzando.

Da quel giorno la sua vita è cambiata. Si è ritrovato socio di una delle concessioni più attraenti della spiaggia e i clienti, di mollarlo, proprio non ne vogliono sapere. Molti di loro, ormai, quel tratto di arenile l’hanno sposato. «Amano la nostra gentilezza – sostiene il balneare – dato che ai Bagni Pineta l’ambiente è molto familiare. Alcuni elbani che lavorano nel comparto turistico non vedono l’ora che i visitatori se ne vadano per godersi un po’ di meritato riposo. Noi, invece, speriamo che la gente resti qui il più a lungo possibile».

Il nome del suo stabilimento si deve alla pineta secolare alle spalle del mare. Chi prende in affitto ombrellone e lettino da una parte può godere dei maestosi alberi, dall’altra dello splendido golfo di Marina di Campo. Con il passare degli anni attorno alla concessione sono notevolmente aumentati i servizi: nelle vicinanze è stato costruito un campo di calcetto attualmente gestito da un’associazione locale, mentre in mezzo alla vegetazione – in realtà da diversi anni – c’è un parco giochi per i più piccoli, con gonfiabili e macchinine.

La maggior parte degli hotel del paese, inoltre, sono a un tiro di schioppo. Motivo per il quale in diversi scelgono di lasciare l’auto nel parcheggio e avviarsi al mare a piedi o in bicicletta. «Questa è stata una bella stagione – confida l’imprenditore – e gran parte del merito è degli italiani, tornati finalmente numerosi. Rispetto all’anno scorso ne ho notato il forte incremento. Ma abbiamo riscontrato new entry importanti come i norvegesi e l’aumento degli olandesi».

Il Pineta non è solamente uno stabilimento balneare. Gli stessi titolari degli ombrelloni si occupano anche del bar-ristorante posizionato a pochissimi metri di distanza. Due anni fa, nel bel mezzo dell’estate, un cliente ha deciso perfino di organizzarci il suo matrimonio. Era l’8 agosto del 2013. «Ci ha scritto via email – racconta Mibelli – e per noi è stata una novità. Abbiamo riservato il ristorante solo ed esclusivamente agli invitati ed è stata una bella esperienza, per ora l’unica del genere. Lui è un ragazzo di Prato, spesso veniva a mangiare da noi. L’anno scorso ha presentato anche un libro da lui scritto».

Nell’estate del 2011 proprio i Bagni Pineta sono stati teatro di un salvataggio mozzafiato. Un bambino di quattro anni, in vacanza con i genitori bergamaschi, è scivolato in mare a pochi metri dalla battigia ingerendo acqua e rischiando di annegare. Lo ha rianimato il bagnino, Alfredo. Poi il piccolo è stato trasferito d’urgenza in elisoccorso al Meyer di Firenze. La sua famiglia, ogni estate, lo porta ancora lì. Sono fedeli clienti e non hanno rinunciato a trascorrere le vacanze all’Elba. «Ricordo bene – continua l’imprenditore campese – è stata un’esperienza bruttissima, fortunatamente a lieto fine. Lui, nonostante avesse così pochi anni, ha memoria di quanto accaduto. Nonostante la disavventura, però, la sua famiglia ha continuato a frequentare l’isola».

Il futuro di Mibelli – e non solo il suo – è appeso alla direttiva Bolkestein. Lui la teme particolarmente visto che ha rilevato lo stabilimento balneare relativamente tardi rispetto a molti colleghi (nel ’96), mentre nel 2006 ha completamente ristrutturato i locali e acquistato nuove attrezzature. «I miei figli hanno 10 e 12 anni – conclude l’imprenditore – e questo lavoro vorrei lasciarlo a loro. Vivo malissimo l’introduzione della Bolkestein e insieme ad altri balneari abbiamo creato un consorzio affidandoci a un pool di avvocati versiliesi. Se le cose andranno veramente in questa direzione speriamo almeno di godere di una sorta di diritto di prelazione».

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di Redazione web