La protesta
Rapido 904, la Regione fa appello contro l'assoluzione di Riina
Secondo l'avvocatura sarebbe dimostrata la responsabilità del boss come mandante della strage del 23 dicembre 1984, quando una bomba esplose in galleria provocando 16 morti e 250 feriti
FIRENZE. Il presidente Enrico Rossi, a nome della Regione Toscana, ha presentato appello agli effetti della responsabilità civile contro la sentenza di assoluzione di Totò Riina quale mandante della strage del rapido 904, conosciuta anche come "strage di Natale" del 23 dicembre 1984. L'atto dell'avvocatura regionale è stato depositato presso la cancelleria della Corte di Assise a Firenze.
L'iniziativa della Regione Toscana si aggiunge agli appelli già presentati dalla procura della Repubblica e dall'avvocatura dello Stato contro la medesima sentenza pronunciata dalla Corte di Assise di Firenze con la formula "per non aver commesso il fatto".
Il 23 dicembre 1984 un ordigno collocato sul rapido 904 Napoli-Milano fu fatto esplodere nella galleria di San Benedetto Val di Sambro sull'Appennino tosco-emiliano provocando la morte di 16 persone e il ferimento di altre 260. "Per la strage - ricorda l'atto di appello presentato dall'Avvocatura regionale - erano state già condannate quattro persone, fra le quali una figura nota come appartenente all'associazione mafiosa 'Cosa Nostra' come Pippo Calò, e ne era stata accertata con varie sentenze passate in giudicato la matrice mafiosa". Inoltre "ulteriori elementi e testimonianze (fra le quali quella di Giovanni Brusca) indicavano Totò Riina, che all'epoca della strage era gài il capo di 'Cosa Nostra', come il mandante della strage stessa. Di qui il procedimento aperto nel 2014 presso la Corte d'Assise di Firenze e la costituzione di parte civile per i danni morali anche da parte della Regione Toscana".
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La sentenza emessa il 14 aprile 2015 aveva però mandato assolto Riina ritenendo che non si fosse raggiunta la prova della sua responsabilità. La Regione contesta quella sentenza e ritiene che "sia dimostrata la responsabilità di Riina e chiede il risarcimento dei danni morali".
"Ci associamo - spiega il presidente della Toscana, Enrico Rossi - alle richieste di chi, come il pm della Dda di Firenze, Angela Pietroiusti, che ha già presentato appello, ritiene non solo sbagliata la sentenza di primo grado che assolve Riina, ma anche pienamente provata la responsabilità del boss, in questo come in altri eventi stragisti che sono maturati nello stesso contesto mafioso. Dopo tanti anni crediamo che si debba mettere un punto fermo su questo capitolo e che ne debbano rispondere in pieno non solo gli esecutori materiali ma anche i mandanti".
"Questo - conclude Rossi - doveroso verso i familiari delle vittime e verso i cittadini toscani, perché nel nostro territorio che sono avvenute molte di quelle stragi, che rappresentano una delle pagine più dolorose e inquietanti della storia italiana".
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