Il dolore
Vendono il "Chianti" bianco svedese e pure la salsa “scarpetta”
In vetrina all’Expo e online su Amazon le imitazioni dei prodotti tipici toscani. Il pecorino viene dal Canada e dall’Australia. La Coldiretti: è pirateria alimentare
La parola Toscana ricorre sulle etichette, anche se del Granducato non hanno proprio nulla. Neanche il prezzo, nel migliore dei casi basso, come la qualità. Sono i prodotti “made in Tuscany” taroccato in campo alimentare: un museo degli “orrori gastronomici” che si arricchisce giorno dopo giorno. Ora è spuntato il kit per preparare un Chianti bianco in bustina, realizzato in Svezia, mentre su Amazon.com – la versione statunitense del famoso store online – sono in vendita centinaia di prodotti che si fregiano del maschio della Toscana senza motivo.
C’è il pecorino “Tania” Toscano Sheep’s Milk Cheese proveniente dall’Ontario, in Canada, e il Tuscan Cheddar “made in Queensland”, in Australia. Per non parlare del “Salami” canadese e della “Palenta” fatta in Serbia. Coldiretti Toscana li ha da tempo censiti e dall’inizio dell’Expo, a Milano, li espone, appunto, come «vetrina degli orrori».
L’associazione mostra ai visitatori dell’esposizione ciò che di “toscano” non si deve assolutamente comprare. In questi giorni, a quelle che Coldiretti definisce «contraffazioni» se ne aggiungeranno altre fra cui «l’ingannevole Chianti bianco spedito dal Nord Europa». Roba - sostiene l’associazione - da «pirateria alimentare, che stravede per il marchio Toscana sinonimo di raffinata qualità e, infatti, colpisce dove il mercato è (e sarebbe ancor più) fiorente».
Secondo Coldiretti, infatti, l’imitazione del prodotti toscani - non sanzionata dall’Unione Europea - sottrae miliardi di euro ai produttori nostrani, impedendo la creazione di 30.000 posti di lavoro lungo tutta la filiera. «Abbiamo le armi spuntate – sottolinea il presidente di Coldiretti Toscana, Tulio Marcelli – dato che sui mercati esteri, come quello statunitense, possiamo contrastare questa concorrenza solo con la corretta informazione verso il consumatore. Possiamo esportare le nostre bandiere, quelle vere, e dire agli acquirenti che il nostro olio o il nostro vino è diverso da quello imitato, contraffatto. È di una qualità immensamente più elevata».
Expo 2015 -che affronta il tema è «Nutrire il pianeta, energia per la vita» - offre l’occasione giusta per questa promozione. Ma i problemi restano: per un “made in Tuscany” smascherato, che nei supermercati esteri resta bene in vista sugli scaffali, ogni giorno se ne aggiungono altri 2-3 dello stesso tipo. Basta visitare il portale Amazon.com, fra gli store mondiali più utilizzati e conosciuti.
Nella versione italiana non c’è traccia dei prodotti-imitazione, anche perché difficilmente a un consumatore del Belpaese verrebbe in mente di acquistare un simil-parmigiano prodotto negli Stati Uniti. In cima alla lista della categoria “Grocery and gourmet food” (Alimentari) troviamo la “Scarpetta Tuscan Vodka Sauce”, che come riporta il nome contiene anche tracce del superalcolico, prodotta negli Stati Uniti e venduta a 28,57 dollari (è il prezzo di quattro confezioni da 0,60 litri). Serve per fare la cosiddetta scarpetta nel piatto e si può cuocere nel microonde.
Accanto, in questo reparto virtuale, troviamo l’“Amy’s Organic Soups, Tuscan Bean and Rice” (zuppa di fagioli toscani). Dodici confezioni da 14,1 once (0,41 litri) costano 40 dollari. Nell’etichetta non c’è scritto neppure il luogo di produzione, solo che l’azienda ha sede in California. Il cartoncino riporta quindi “Toscano”, non specificando altro. Mentre i prodotti davvero made in Toscana nello stesso portale garantiscono una tracciabilità diversa e più trasparente. Vengono venduti a un prezzo anche più alto. Ma la qualità si paga.
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