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Toscana

Franceschini rivendica la svolta: "Entriamo nel circuito internazionale dei musei"

Una sala degli Uffizi e il ministro Dario Franceschini
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Una sala degli Uffizi e il ministro Dario Franceschini

Il ministro: "Non solo tutela, ma valorizzazione con bookshop, servizi multimediali e ristoranti. E basta con le mostre chiavi in mano appaltate a società esterne"

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Mourinho o Benitez che vengono ad allenare in Italia sono i benvenuti, i manager stranieri nelle aziende italiane non fanno scalpore. Ma la nomina di sette direttori stranieri alla guida di altrettanti musei italiani ha scatenato una ridda di polemiche, anche da parte di chi finora era stato sempre pronto a denunciare le scelte clientelari a discapito del merito e delle competenze quando c'era da assegnare una poltrona di dirigente. Non è piaciuta a tanti l'apertura al mercato europeo dei manager della cultura per dirigere alcuni importanti musei italiani, anche se considerare gli Uffizi un museo "fiorentino" o anche solo "italiano" è forse riduttivo. Alle polemiche ha risposto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, rivendicando la svolta nella gestione museale e culturale in Italia. Prima in sintesi con un tweet molto ironico. Poi con un'intervista al Corriere della Sera.

IL TWEET DEL MINISTRO

 

 

Franceschini: "Ci voleva un cambiamento, con tre obiettivi" "L'Italia ha eccellenze assolute in materia di tutela, assai meno in materia di valorizzazione. Il sistema andava cambiato. I direttori avranno tre missioni: riappropriarsi dei progetti scientifici, basta con le mostre chiavi in mano proposte dalle società esterne. Secondo: modernizzazione del museo, oggi un visitatore chiede di vivere un'esperienza culturale, la possibilità di trascorrere un'intera giornata tra visita, bookshop, ristorazione, laboratori, multimedialità e servizi. Terzo: lavorare come una squadra perché la forza dell'Italia sono i 400 musei statali sul territorio che devono formare un sistema". Lo afferma il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini in un'intervista al Corriere della Sera in cui difende le nuove nomine.

"I sette nuovi direttori stranieri indicano come l'Italia sia finalmente entrata nel circuito internazionale dei musei. E i quattro italiani che rientrano sono un ottimo segnale mentre tanti cervelli fuggono di qui", dice Franceschini. "Abbiamo scelto i migliori, con una procedura trasparente, guardando l'esperienza e i curricula, indipendentemente dalla nazionalità".

"Non si capisce perché si debba scegliere tra tutela e valorizzazione. L'80% dei 400 musei italiani non ha un bookshop. Solo 4 hanno un ristorante", osserva il ministro. "So bene che i funzionari del ministero che hanno diretto i musei l' hanno fatto con grande professionalità e poche risorse. A loro sono grato, ma serviva un salto di qualità per adeguarsi agli standard dei grandi musei internazionali anche nella scelta dei direttori. Oggi si gira pagina, si cambiano le regole e si va verso un nuovo modo di concepire il museo italiano".

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Parla il nuovo direttore degli Uffizi: "Ormai servono manager".  "Mi rendo conto che questa unione di
competenze rappresenti un cambiamento radicale in Italia, ma la direzione verso la quale stanno andando tutti i musei del mondo. Del resto, è una regola valida in tutti i settori: il capo della Ferrari non deve essere un semplice ingegnere, ma anche un manager". Lo afferma Eike Schmidt, neodirettore degli Uffizi, intervistato da Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero e Qn.

 "Sono nato e cresciuto in Germania, ma ho vissuto a Firenze per sette anni, e mi sento fiorentino d'adozione. Spero di non essere visto come un invasore e di essere giudicato per i fatti", dice Schmidt. "Da studente a Firenze andavo spesso a visitare gli Uffizi, mai avrei pensato di trovarmi a dirigerli.Mi sento come uno che sta per indossare la maglia di Pelè o di Ronaldo. L'unica cosa che mi preoccupa: essere all'altezza di chi mi ha preceduto".

Nelle interviste Schmidt parla della necessità di valorizzare Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli e di portare a termine i Grandi Uffizi. Inoltre apre alla "possibilità di affittare a privati alcune sale del museo, o concederle per eventi agli sponsor che finanziano un restauro". Il nuovo direttore parla anche del contributo della tecnologia: "Penso che gli Uffizi abbiano bisogno di un sistema di audioguide intelligenti, che non solo forniscano le informazioni didattiche in diverse lingue, ma che sappiano anche distribuire i visitatori in modo che non si affollino tutti in una unica sala davanti alla stessa opera"

 

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