Gioco
#Betuscan a Firenze: rifugiamoci Oltrarno
Francesca per 7 giorni racconterà l’altra Firenze con l’account del Tirreno. La settima tappa del viaggio in Toscana con gli igers ci porta tra i vicoli e le botteghe del centro del capoluogo
«Nell'Oltrarno. È una parte della città meno battuta dal turismo, ma con luoghi bellissimi e peraltro molto noti. È la Firenze degli artigiani storici, con le strade delle arti e dei mestieri, purtroppo un po' decimati negli ultimi anni, tuttavia ancora presenti e capaci di rendere vivo il quartiere. Che non a caso è scelto da molti studenti e da chi cerca di sfuggire al delirio quotidiano di là d'Arno. È un quartiere che si scopre passeggiando nei suoi vicoli e incontrando le persone: qui si può ancora fare senza essere soffocati dal flusso incessante dei turisti. Attraverso le foto vorrei raccontarlo, insieme con i suoi personaggi, la sua storia, i suoi aneddoti».
«I lungarni, San Frediano, Santo Spirito, con la sua splendida facciata brunelleschiana, e poi su, al piazzale Michelangelo e alla basilica di San Miniato al Monte».
«Non solo per noi, ma anche per gli stessi turisti. La città sembra diventata il luogo del turismo "mordi e fuggi". I visitatori, soprattutto americani e giapponesi, al massimo si fermano due giorni e della città vedono e vivono pochissimo, al di là del circuito classico in duomo, agli Uffizi, all'Accademia e, se il tempo glielo concede dopo averlo passato per lo più in coda, a Palazzo Pitti. È un turismo invasivo e soffocante di cui risentono in negativo anche i servizi per i visitatori».
«A mio parere andrebbe incentivato un turismo più soft e approfondito, promuovendo un percorso allargato all'intera città, dove ci sono luoghi bellissimi, ma ignorati dai circuiti. Quello che proporrò con #BeTuscan è solo uno degli itinerari possibili, ma c'è davvero l'imbarazzo della scelta».
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«Il museo Stibbert a Rifredi: un posto che mi ha colpito e meriterebbe di essere più visitato. È la casa museo del collezionista Fredrick Stibbert, anglo-italiano, che alla morte decise di lasciare alla città di Firenze il suo patrimonio d'arte: quadri, collezioni di armi, di porcellane, di costumi. È gestito da una fondazione e conserva, tra l'altro, una delle maggiori raccolte di armi giapponesi fuori dal Giappone».
Ci racconta la vostra attività? «Siamo in quattro. Gli altri tre local manager sono Ilaria Vangi, Valentina Dainelli e Luca Federici. Ci occupiamo tutti di Firenze tout court, senza compiti specifici, ma suddividendoci via via le cose da fare tra la selezione delle immagini da postare sul profilo e l'organizzazione di alcuni eventi live».
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«Quest'anno abbiamo seguito Clet (l'artista francese della street art, ndr) nelle sue installazioni a Firenze, dove vive. Nel 2014 abbiamo fotografato Mercantia, il festival delle arti di strada a Certaldo, mostrandolo dall'alto delle torri attraverso le immagini scattate da venti persone da noi selezionate. Poi collaboriamo stabilmente con l'Opera del duomo, a Firenze».
«Nel 2012. L'account era già stato creato da altri, che l'hanno lasciato e io ho preso il loro posto. Poi si sono uniti Ilaria, Valentina e Luca, così sono la più "anziana" del gruppo».
«Più che dei social in sé, sono appassionata di nuova comunicazione. Un interesse nato durante gli studi: ho frequentato Scienze della comunicazione proprio nel momento del passaggio all'era digitale, quando sono arrivate le app e i social».
«Ha il pregio di essere immediato, semplice e vario. Per qualcuno è lavoro, per altri un quasi lavoro e poi c'è l'utente medio, che ne fa un uso libero e privato».
«Lo uso meno rispetto al passato. Lo trovo congestionato, pieno di cose inutili: una sovrabbondanza di stupidaggini che mi dà fastidio. E poi alimenta la facilità con cui la gente si affida alla Rete, spesso piena di notizie false e di commenti violenti. Instagram è meno invasivo e più innocuo: al massimo puoi vedere foto brutte, non notizie false».
Le tappe precedenti
- Livorno fotografata da Roberta Bancale
- La Pisa di Nicola Carmignani
- La Lucca dei misteri di Luca Silva
- Zapping tra Massa e Carrara con Annalisa Guerisoli
- Pistoia e la Valdinievole secondo Ilaria Gori
- Prato con gli occhi di un bambino: Francesco Rosati
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