Il Tirreno

Toscana

#BeTuscan - Leandro gioca col bello: la Prato raccontata da Francesco Rosati

Francesco Rosati
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Francesco Rosati

I monumenti di Prato visti con gli occhi di un bambino: è l'idea di Francesco Rosati che per la sesta tappa del progetto - in collaborazione con Instagramers Toscana - ci ha portati a spasso tra gli angoli più belli della città

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Ci vuole un bambino per spiegare con semplicità la straordinaria bellezza di Prato e del suo patrimonio artistico. Se lo è messo in testa Francesco Rosati di Instagramers Prato a cui nella settimana che si è appena conclusa abbiamo affidato le “chiavi” dell’account ufficiale del Tirreno su Instagram per il progetto #BeTuscan. E così, il piccolo Leandro ci ha accompagnati a conoscere la ricchezza del Duomo di Prato e la leggenda dell’impronta insanguinata del pistoiese Musciattino ancora visibile sui marmi: il 28 luglio del 1312 tentò di rubare la Sacra Cintola ai pratesi, ma perse la strada e fu catturato dalla folla inferocita. Il piccolo ci ha poi portato nello snodo della vita pubblica di Prato: piazza del Comune, con il municipio, Palazzo Pretorio, la fontana del Bacchino. Qui c’è il palpito della città. In piazza delle Carceri, c’è il Castello dell’Imperatore Federico II. All’architettura sveva risponde quella Medicea, con la splendida villa di Poggio a Caiano. Che bella gita, Leandro!

Prosegue #BeTuscan il progetto di Instagramers Toscana ed Il Tirreno, ogni settimana un iger vi presenterà una provincia della nostra straordinaria regione, questa settimana vi mostrerò #Prato. Io sono Francesco Rosati @doctorfra, local manager di @igersprato seguitemi assieme al piccolo Leandro alla scoperta di Prato e della sua provincia. Cominciamo dalla Cattedrale, che è una delle più antiche chiese di Prato. Testimoniata già a partire dal X secolo come pieve di Santo Stefano, ma esistente almeno dal VI secolo era la chiesa principale di Borgo al Cornio, il primitivo insediamento pratese. Ristrutturata dal X al XV secolo, appare unitaria per l'equilibrata purezza dei volumi e la vibrante bicromia dei paramenti esterni, in alberese e marmo verde di Prato (serpentino). Nel corso del Trecento, per la crescente popolarità della reliquia della Sacra Cintola (in città dal 1141 secondo la tradizione), l'edificio venne allargato: dapprima fu costruito il transetto , poi venne eretta la Cappella che custodisce la preziosa reliquia della Sacra Cintola. La facciata tardo gotica (1386-1457) fu edificata a ridosso, ma non adiacente alla vecchia: nello spazio rimasto è stato realizzato un corridoio che porta al pulpito esterno, costruito da Michelozzo e decorato da Donatello, fra il 1428 e il 1438. Grazie dell'attenzione ed a domani Foto di @doctorfra Testo di @discoverprato e @doctorfra

Una foto pubblicata da Il Tirreno (@iltirreno) in data:

Oggi per il progetto #BeTuscan, Leandro ci porta alla scoperta di Piazza del Comune centro politico della città di Prato. La piazza venne realizzata a fine del Duecento, all'incrocio dei due principali assi viari della città.Il più antico edificio che mantenga l'aspetto originario è il Palazzo Pretorio, alla sinistra della foto. Vi aveva sede il governo repubblicano e il tribunale, dal 1912 è sede del Museo Civico che dopo una lunga chiusura ha riaperto nel settembre 2013. Successivamente venne realizzato il Palazzo Comunale, già sede dei priori, collegando edifici diversi. La facciata attuale, con un grande stemma mediceo all'angolo (1550), venne uniformata nel 1791. La Fontana del Bacchino fu realizzata in bronzo tra il 1659 e il 1665 da Ferdinando Tacca, in occasione del riconoscimento del rango di città di Prato. La fontana è composta da una statua di Bacchino (annoverata ormai tra i simboli della città) che spruzza in una vasca a forma di conchiglia e poi in una più grande in pietra di forma ottagonale con piccole conche angolari. La scultura originale si trova nell'artio del vicino Palazzo Comunale.Davanti al Palazzo Comunale si trova anche la statua in marmo bianco di Carrara dedicata al mercante di Prato, Francesco Datini, di Antonio Garella (1896), che raffigura il personaggio nell'atto di porgere il testamento ai poveri, i quali furono i destinatari delle sue immense ricchezze attraverso l'istituzione dell'Ospedale del Ceppo. Il piedistallo presenta bassorilievi in bronzo sulla vita del celebre mercante. L'opera è tornata all'antico splendore dopo il restauro concluso nel 2010. Foto di @doctorfra Testo di Discover Prato e @doctorfra

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Oggi per il progetto #BeTuscan, Leandro ci porta in un luogo magico di Prato: Piazza delle Carceri al cospetto del Castello dell'Imperatore, in pieno centro storico. Sorto sul luogo del primitivo forte degli Alberti (di cui restano due torri, quelle prive di merli, che fino al 1767-68 avevano circa il doppio dell'attuale altezza), nucleo di Castrum Prati, a ridosso della seconda cerchia di mura, venne realizzato da Riccardo da Lentini su incarico dell'imperatore Federico II a partire dal 1240, per poterlo trasformare in una residenza imperiale. Il castello, originariamente tangente alla seconda cerchia muraria (XII secolo), era parzialmente circondato da un fossato e collegato alle carceri albertiane dalla cui definizione "delle carceri" prese il nome da il vicino santuario mariano. Esso presenta otto torri ed ha insiti, come per il Castel del Monte, svariati aspetti simbolici, sia nella struttura che nel portale. La sua costruzione venne però interrotta verso il 1250, e la struttura venne utilizzata in seguito per molti altri scopi. Nel corso del Trecento, sotto il dominio fiorentino, il castello fu collegato alla terza cerchia di mura tramite un corridoio coperto chiamato "Corridore del Cassero" (cioè: corridoio del castello) o più semplicemente Cassero. In questo modo le truppe fiorentine potevano entrare da fuori le mura tranquillamente in città usando un passaggio protetto. Il popolo Pratese da sempre ha voluto la sua indipendenza e delle battaglie contro il dominio fiorentino ne sono pieni i libri di storia! Grazie dell'attenzione ed a domani Foto di @doctorfra Testo di Discover Prato e @doctorfra

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Oggi per il progetto #BeTuscan, Leandro corre lungo il perimetro della Cattedrale di S.Stefano alla ricerca della porta che ha ancora il segno visibile dell'impronta insanguinata della mano di Musciattino. La leggenda narra che il canonico, Giovanni di ser Landetto da Pistoia, detto Musciattino abbia tentato di impadronirsi della reliquia della Sacra Cintola, per portarla nella propria città, nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1312. Quando però uscì da Prato, si perse nella nebbia che avvolgeva la campagna circostante e, senza rendersene conto, tornò al punto di partenza. Credendo di essere giunto a Pistoia, gridò alle porte della città: "Aprite, aprite Pistoiesi: ho la Cintola de' Pratesi!".Secondo le cronache riportate sui documenti conservati nell'archivio comunale, il ladro venne così catturato dai canonici del Capitolo, processato sommariamente fu condannato al taglio della mano destra, e dopo essere stato legato alla coda di un asino e condotto sul greto del fiume Bisenzio, per poi venire arso al rogo. Secondo la tradizione popolare, si narra inoltre, che, dopo che gli fu mozzata la mano, la folla inferocita abbia scagliato l'arto tagliato verso la chiesa ("tirata, dopo l'esecuzione, or qua, or là dal popolo per dispregio"), cosicché esso abbia lasciato su una pietra del Duomo, una macchia di sangue a forma di mano. Tale segno è visibile ancora oggi sulla pietra dell'angolo in alto a sinistra dello stipite della seconda porta (quella più vicina al campanile) del fianco destro del Duomo.Prato, che proprio grazie alla Sacra Cintola e ai pellegrinaggi, stava diventando sempre più importante,stava crescendo sia a livello economico che politico. La nemica Firenze, per togliere potere alla sempre più fiorente città pratese, sembra avesse commissionato il furto alla città di Pistoia, rivale da sempre della città laniera. Grazie dell'attenzione ed a domani Foto di @doctorfra Testo di Discover Prato e @doctorfra

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Oggi per il progetto #BeTuscan, Leandro ci porta a visitare la splendida Villa Ambra, Villa Medicea di Poggio a Caiano patrimonio dell'UNESCO. Fu Lorenzo il Magnifico il committente della villa, che venne edificata su progetto di Giuliano da Sangallo alle pendici del monte Albano, in bellissima posizione, all'interno di una vasta proprietà agricola, posta tra Firenze, Prato e Pistoia. La villa, alta su un portico, aperta su ogni lato verso il giardino e il paesaggio circostante, rispecchia le tendenze umanistiche dell'architettura ispirata all'antico. La costruzione, iniziata intorno al 1485, rimase interrotta alla morte di Lorenzo avvenuta nel 1492. I lavori ripresero per volontà del papa Leone X, figlio di Lorenzo, e vennero completati nella seconda metà del Cinquecento. Grazie dell'attenzione Foto di @doctorfra Testo di Discover Prato e @doctorfra

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