La manifestazione
L'atroce simmetria tra bene e male
Tutto ruota attorno a quell’istante. L’uomo con il casco, quello che voleva portare via l’incasso e che agitava una pistola, ora il casco non ce l’ha più. I due si sono fronteggiati e battuti ferocemente, la guardia giurata ha sparato due volte, il rapinatore è ferito. Eccoli, si guardano in faccia: il buono, il cattivo e quell’istante.
- No... sei tu. Come è possibile. Perché l’hai fatto.
- Sì... ho bisogno di soldi, per la mia famiglia.
È una storia di sangue di spari, di sguardi e di colpi di scena. Di birre e caffè bevuti insieme fino a qualche mese prima, di vecchie confidenze, di affitti da pagare, di porti d’armi mantenuti. E di notti insonni, proprio così. Simone non dormiva perché doveva lavorare, Davide non dormiva perché il lavoro l’aveva perduto. Si svegliava all’alba e andava ad accudire i suoi cani, ma probabilmente restava sveglio perché aveva dentro un demone nero, silenzioso e disturbante, che gli attaccava i pensieri, che gli condizionava la vita.
Una brutta storia dalla trama letteraria e filmica, che purtroppo migra nella realtà più cruda. Quando l’uomo con il casco smette di essere uno sconosciuto, e diventa l’ex collega, il compagno dei caffè, allora la pistola che ha sparato diventa ancora più pesante. E il volto di chi ha esploso quei colpi trasfigura, nell’incredulità.
Che poi, buono e cattivo sono solo categorie. Spesso troppo facili. I cowboy e gli indiani, Saddam e Desert Storm, il monello dietro la lavagna e il primo della classe. De Niro e Pacino dentro un film in cui uno è il criminale e l’altro è il detective, e non sai, tu che guardi, da che parte vuoi schierarti.
Guardie e ladri. Ma in mezzo a tra di loro un cono d’ombra dove le figure non si distinguono sempre e dove il percorso è incerto. Il crinale è sottile come la costa aguzza di una montagna; e Davide è passato in poco tempo da un lato all’altro. Quando Soren Kierkegaard ragiona di bene e male, scrive della propria soddisfazione di conservare l’esistenza «al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse».
Vivere lungo il crinale, cercando il “punto zero”, è il nostro destino. È il paradosso della condizione umana, per la maggior parte di noi, tranne i santi, gli eroi, i dittatori e i malvagi incoscienti: insomma tranne poche eccezioni affidate a creature capaci di esistenze estreme. Loro stanno da una parte con nettezza. Tutto il resto dell’umanità abita il territorio disagiato della simmetria; un mondo grigio e liquido, dove indossi un casco per trasformarti in un rapinatore, la categoria che combattevi fino a pochi mesi fa. E dove finisci ammazzato da un uomo che ti spara perché anche quello è il suo lavoro; quello che un tempo facevi tu.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google