Il Tirreno

Toscana

L'operaio imprenditore e il riscatto col sorriso nel paradiso di Baratti

di Stefano Taglione
L'operaio imprenditore e il riscatto col sorriso nel paradiso di Baratti

Mauro, 56 anni, ha vinto la sfida della vita: diciotto anni fa ha lasciato acciaierie e scioperi per l'avventura in spiaggia

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Dopo 18 anni ha lasciato l’acciaieria per trasferirsi in riva al mare e aprire uno stabilimento balneare. A quel tempo il lavoro in fabbrica era considerato sicuro – o per lo meno con prospettive migliori rispetto a quello del bagnino a Baratti – ma evidentemente non faceva più per lui. Ha convinto familiari e amici che cambiare vita era la scelta giusta. E finora ha avuto ragione.

LO SPECIALE

Prima a Baratti non c’era nulla, dal ’92 c’è il suo stabilimento balneare: il Bagno Baratti. Mauro Bertini, che oggi ha 56 anni, a 33 ha deciso di cambiare vita. Da operaio in acciaieria a imprenditore delle spiagge. «Per i primi anni ho continuato a lavorare alla Lucchini – spiega Bertini – poi ho preso la decisione più difficile: licenziarmi. Era il 1997. Prima avevo passato anni duri di cassa integrazione e ho partecipato allo sciopero dei 40 giorni. Poi mi sono detto: o la va o la spacca. Pian piano ho abituato la mia famiglia a quell’idea che avevo in mente da tempo».

All’inizio a Baratti c’erano prevalentemente i pedalò. Poi sono arrivati gli ombrelloni. Oggi sono 75, una doccia al servizio dei clienti e un chiosco in legno dove ordinare da bere o da mangiare. «Quest’ultimo l’ho inaugurato nel ’97, quando mi sono licenziato dalla fabbrica – continua l’imprenditore balneare – e insieme all’attrezzatura è stato il principale investimento che ho sostenuto in questi anni. È stata dura, ci siamo rimboccati le maniche, ma guardandomi indietro rifarei tutto. Magari non a 56 anni, visto che le energie all’epoca erano diverse».

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I Bagni Baratti richiamano gente dall’Italia e dall’estero. «Il comico Paolo Hendel viene qui da 5-6 anni – afferma Bertini – tanto che ormai è diventato un amico. È una persona squisita e umile. È molto alla mano. Proprio uno di noi. Anche il fumettista Sergio Staino è un frequentatore del mio bagno. Quest’anno però non l’ho ancora visto». Bertini, piombinese doc anche se ora abita vicino alla stazione di Populonia, ha iniziato ad amare Baratti proprio dopo l’avvio della sua attività. «È un posto bellissimo. Abbiamo una natura incontaminata, una pineta secolare – sottolinea il balneare – e persone da tutta Europa vengono qui ogni estate. Sono proprio i turisti stranieri che mi hanno fatto apprezzare ancor di più le bellezze di questo posto incantevole. È un golfo bellissimo e deve rimanere così com’è. Nessuno deve rovinarlo». Proprio per questo l’ex operaio ha deciso di bandire il cemento dalla sua concessione.

Per le strutture al servizio dei bagnanti si è affidato solamente al legno. «Il cemento non l’ho utilizzato nemmeno nelle aste delle bandiere – precisa Bertini – e sono fortemente contrario al suo impiego. In tutti questi anni ho dimostrato che si possono fare buone cose senza sciupare nulla. La natura va preservata. È la mia regola numero uno».

L’unica cosa che preoccupa Bertini è la famigerata direttiva Bolkestein. Quando si è licenziato dalla Lucchini per inventarsi il lavoro di imprenditore balneare a Baratti, sapeva di poter rinnovare la concessione demaniale ogni sei anni.

Ora le decisioni dell’Unione europea lo preoccupano non poco. «Me lo potevano dire prima – dice sarcastico Bertini – e magari ci avrei pensato due volte prima di lasciare l’acciaieria. Così non va bene. Ho investito i miei risparmi e il rischio è che con il meccanismo dell’asta al rialzo qualcuno possa offrire di più rilevando la mia concessione». Vedendo oggi i suoi ex colleghi, con le acciaierie piombinesi passate nelle mani del gruppo algerino Cevital dopo un lungo periodo di incertezza, Bertini è speranzoso ma non nostalgico. «Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno – spiega l’ex operaio – e dico di farli lavorare e poi vedere che cosa succede. L’amministrazione comunale, la Regione e il governo si sono impegnati molto. Per la verità ancora si è visto poco, ma spero che tutti i dipendenti riprendano a lavorare al più presto a pieno ritmo. Ne va dell’economia della città di Piombino, dato che la situazione è veramente disastrosa. I negozi stanno chiudendo uno dopo l’altro. Non si può più andare avanti così».

Settantacinque ombrelloni, alcuni pedalò e un piccolo spogliatoio in legno. Il Bagno Baratti è «molto semplice» – come spiega Bertini stesso – e incarna quell’ambiente tranquillo e familiare che solo le piccole realtà di provincia possono rappresentare. Il cosiddetto “chiosco chiringuito” è stato inaugurato cinque anni dopo l’apertura dello stabilimento, nel 1997, ed è a tutti gli effetti il punto di ristoro principale per i clienti del bagno. Una volta terminata la giornata balneare, dopo la tintarella i bagnanti possono rinfrescarsi sotto la doccia dello stabilimento prima di fare ritorno a casa.

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