Il Tirreno

Toscana

#BeTuscan - Il bello dall’altra parte del selfie: Ilaria fotografa Pistoia

Gianni Parrini
Ilaria Gori, 33 anni
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Ilaria Gori, 33 anni

Quinta tappa del viaggio in Toscana con gli igers: questa settimana Ilaria Gori racconterà Pistoia con l’account Instagram del Tirreno

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PISTOIA. Smettetela con i selfie e girate il telefono dall'altro lato: scoprirete la bellezza del mondo e racconterete al meglio voi stessi». Parole e foto di Ilaria Gori, 33 anni, local manager (insieme a Matteo Sichi, 26 anni) di Igers Pistoia, la comunità di cittadini-fotografi che si riunisce intorno all'uso del social Instagram. Obiettivo? Condividere momenti di trascurata beltà e promuovere il territorio pistoiese: dalla montagna alla Valdinievole, passando ovviamente per la centralissima piazza della Sala e magari per lo zoo di Pistoia. Nei prossimi sette giorni Ilaria pubblicherà sul profilo Instagram del Tirreno gli scatti che riterrà più adatti a smontare un luogo comune: che Pistoia sia meno bella di altri capoluoghi della Toscana. Una missione semplice, ma complicata da una particolarità: nonostante una laurea in comunicazione e una grande capacità di coinvolgere i suoi fan (che siano followers o studenti di una scuola media poco importa), l'esperta di social media si porta dietro un peccato originale: l'esser fiorentina. «Sì, è vero - racconta - sono nata a Firenze e ancora vi abito ma da un paio di anni frequento Pistoia per lavoro, affetti e amicizie. I pistoiesi sono molto cordiali con me, ma forse ogni tanto si domandano: “Ma cosa vuole questa fiorentina?”».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11879048:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/08/03/news/betuscan-zapping-tra-massa-e-carrara-con-anna-guerisoli-1.11879048]]Pistoia rispetto ad altre città della Toscana (Firenze, Pisa, Siena, Lucca) ha minore vocazione turistica e non gode della stessa fama. È davvero la meno bella del reame?
«Tutt'altro. Per me è stata una piacevole sorpresa: è una città che ha delle bellezze interessanti da scoprire. Basta passeggiare per il centro storico, affacciarsi sulle chiese romaniche o infilarsi negli stretti vicoli medievali. Intendiamoci, Firenze è bellissima e ha poche rivali al mondo, ma Pistoia ha il suo perché. È una citta più a misura d'uomo, senza i problemi delle metropoli e con un centro storico che è tutto lì, col suo bel salotto di Piazza della Sala. E poi nel resto della Provincia ci sono posti stupendi, a iniziare dalla montagna: sia in estate sia in inverno sa regalare paesaggi pazzeschi. Infine la Valdinievole e Montecatini col suo liberty».

Assodato che le cose da vedere non mancano, perché Pistoia non è nella hit parade del turismo?
«Perché è poco valorizzata. Le iniziative che ci sono non sono sufficienti e soprattutto sono poco coordinate. In generale vedo poca collaborazione e questo causa una grande dispersione di energie».

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I pistoiesi in questo hanno qualche responsabilità?
«Non sono consapevoli della bellezza che riserva la città. Sono chiusi in se stessi, fanno gruppetti. Anche i fiorentini "stanno sulle sue", ma loro hanno meno bisogno di farsi conoscere: lì i turisti arrivano come mosche da tutto il mondo. E poi su questa provincia pesa la tradizionale diatriba tra Valdinievole e Pistoia: i primi si sentono più lucchesi e non accettano di sottostare ai secondi, che ovviamente non gli riconoscono alcuna autonomia. A fare da spartiacque c'è Serravalle: affacciandosi da qui si possono vedere le torrette che un tempo erano poste a difesa dei due territori. In realtà, si tratta di una lotta che non ha ragion d'essere: la provincia è una ed entrambe le zone, nella loro diversità, sanno regalare scorci belllissimi».

Qual è l'angolo più sottovalutato del territorio?
«Ce ne sono molti. Pistoia è conosciuta nel mondo per il suo zoo e il Pistoia Blues, pochi invece possono dire di aver visitato la chiesa di San Leone, che si trova subito dietro le Poste: dentro ci sono degli affreschi magnifici. Oppure la scala a chiocciola "nascosta" dentro il palazzo di Giano; o la bicromia dei marmi delle chiese e tipica del romanico pistoiese. Per non parlare dei sentieri della montagna che attraversano l'Abetone».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11879111:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/08/03/news/betuscan-se-anche-il-comune-gioca-la-carta-social-1.11879111]]È di questo che ci parlerai questa settimana?
Non ho ancora deciso. Vorrei dare risalto anche a Montecatini o gettare luce sul vivaismo, uno dei settori più affascinanti (ed economicamente rilevanti) di questo territorio. Tra le cose da scoprire c'è anche il Castello di Buggiano, favorito da un microclima del tutto particolare, che permette di coltivare agrumi. Questa meraviglia apre al pubblico una volta ogni due anni e io ho avuto modo di ammirarla giusto qualche settimana fa».

Il vostro occhio è puntato quasi sempre su ciò che avete intorno. Ma svelaci un segreto: qual è l'antidoto che rende voi Igers immuni dal fascino del selfie?
«Il selfie ci può stare quando si è in compagnia, per ritrarsi tutti insieme. Navigando su Instagram mi pare che chi utilizza gli autoscatti non lo fa occasionalmente, ma ne abusa. Ci vedo molta voglia di apparire ma forse ci sono anche altre questioni. Credo che fare delle foto sia una questione di scelte. Se vedo qualcosa che mi colpisce, scatto: sono affascinata da prospettive insolite, dettagli, geometrie e inquadrature particolari. Ecco, per me Instagram è questo: un modo per raccontare ciò che ci circonda e allo stesso tempo il nostro modo di guardarlo. Sembrerà strano, ma girando l'obiettivo verso il mondo, sveliamo noi stessi più di quanto si possa fare con un selfie».

Tu tieni degli incontri con scuole per spiegare Instagram agli studenti: al di là di come realizzare una bella foto, che consigli dai?
«Uno solo: bene lo scatto, ma poi abbassate lo smartphone e godetevi il momento. Non si vive di sole foto».

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