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Toscana

Regione Toscana: le società partecipate affondano nei debiti

Ilaria Bonuccelli
Le terme di Casciana (foto Corbis)
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Le terme di Casciana (foto Corbis)

Per la Corte dei Conti terme, fieri e fidi consumano risorse e continuano ad aumentare il personale. Ma il presidente Rossi si difende

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FIRENZE. Deboli, sempre più deboli. Terme, congressi, parcheggi. E prestiti alle piccole e medie imprese. Le società partecipate dalla Regione affondano nei debiti. Peggiorano i bilanci, i propri e quello della Toscana. Nel 2014 registrano un deficit totale di 5,3 milioni, con un aumento del disavanzo (complessivo) di 1,3 milioni rispetto all’anno precedente. Non sono cifre che portano la Corte dei conti a bocciare le finanze della Toscana. Anzi, la magistratura contabile certifica la regolarità del bilancio regionale. Ma fanno suonare campanelli di allarme.

Infatti, i mancati tagli alle partecipazioni regionali - obbligatori entro il 31 marzo 2015 - si accompagnano ad altre «criticità». In confronto a quello che si vede in altre Regioni sono peccati lievi, ma non trascurabili. Infatti, il disavanzo finanziario 2014, evidenziato dal procuratore della Corte dei Conti (sezione controllo), Andrea Lupi, è di 246 milioni. E l’indebitamento complessivo sfiora i 2,7 miliardi. Una cifra di per sé non preoccupante, visto che la capacità di indebitamento della Regione supera i 3 miliardi: una soglia non oltrepassata, malgrado tagli dello Stato per 485 milioni. Tuttavia la Corte dei conti della Toscana non può non rilevare «la significativa crescita del disavanzo effettivo rispetto al precedente triennio». Questa crescita «mostra un andamento che merita di essere monitorato e valutato a conclusione dell’operazione di riaccertamento dei residui, quando sarà possibile conoscere l’effettivo ammontare di crediti di dubbia o difficile esigibilità». Anche perché il trend negativo non si è fermato malgrado i rimedi messi in atto «su suggerimento proprio della Corte». Uno su tutti, la riorganizzazione del personale: i dipendenti sono stati ridotti da 2873 a 2540, con un taglio dei dirigenti da 192 a 133. Tanto che la spesa del personale pesa sulle uscite della Regione per il 10,5%, assai meno del 25% consentito dalla legge come soglia per gli “enti virtuosi”. «Solo che questo processo di razionalizzazione - osserva la magistratura contabile - non ha interessato le società partecipate dalla Regione». Anzi. Qui, dove i conti sono peggiorati, il personale è aumentato, passando da 1278 dipendenti a 1320 (manca il dato della spa degli aeroporti). Così anche questa voce arriva a pesare per 66 milioni sui bilanci delle partecipate. Su cui la Corte dei Conti annuncia un’«indagine specifica» per conoscere l’origine delle perdite.

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In particolare, l’attenzione si concentra su Fidi Toscana che assorbe quasi il 50% del capitale investito dalla Regione nelle 23 società partecipate: circa 150 milioni contro i 165,7 del 2013. Fidi produce oltre la metà del deficit delle partecipazioni a maggioranza regionale: 2,8 milioni su 5,3 milioni. La percentuale è anche maggiore se si considera il deficit (4,5 milioni) delle partecipazioni globali della Toscana, incluse quelle nelle quali la Regione è in minoranza. La Corte dei Conti rileva che 2,8 milioni è la quota di debito che Fidi Toscana scarica sulla Regione, ma il suo disavanzo 2014 è di 6 milioni «ma le perdite sarebbero state più pesanti se l’azienda non avesse contabilizzato 6,7 milioni fra i proventi vari». In particolare, però, la Corte è preoccupata da due fattori: dal credito di oltre 32 milioni (più che raddoppiato rispetto al 2011) che la società vanta sulla Regione e da un’indagine in corso di Bankitalia. «Già Bankitalia - scrive la Corte - nel suo rapporto aveva evidenziato rischi sul riconoscimento parte della Regione dei crediti; la società, tuttavia, non ha ritenuto opportuno accantonare somme in quanto ritiene tutti i crediti esigibili». In effetti, sembra che l’indagine di Bankitalia si chiuderà all’inizio dell’anno senza alcun addebito nei confronti di Fidi Toscana che, però, resta in difficoltà finanziarie come dimostrerebbe «l’avvicendamento continuo di amministratori dal 2012 al 2014: si sono succeduti 3 presidenti e numerosi consiglieri hanno rassegnato le dimissioni. A fine 2014 si è dimesso anche il direttore generale». Tanto che a novembre 2014 perfino il presidente della Regione ha attribuito un incarico a un professionista per «le decisioni su Fidi».

Questa non è l’unica società in affanno. La Toscana ha fatto da pompiere anche alla spa Interporto Toscano Vespucci per lo sviluppo delle infrastrutture sottoscrivendo l’aumento di capitale. Eppure la spa non è riuscita a racimolare i 18 milioni di cui aveva bisogno e nel 2014 ha registrati una perdita di 5 milioni. Problemi analoghi per la società Arezzo congressi srl: perfino l’aumento di capitale fatto dalla Regione nel 2013 «è servito per garantire un equilibrio solo temporaneo alla società i cui amministratori presentano relazioni quantomeno criptiche e inappropriate a descrivere la situazione». Senza considerare le difficoltà delle società termali di Chianciano, Casciana e Montecatini, in perdita «anche a causa della crisi del settore». E allora che fare? La Corte suggerisce: «A fronte di difficoltà finanziarie delle società e di procedure di dismissione che ottengono scarso interesse da parte del mercato, sarebbe consigliabile rivedere le valutazioni delle partecipazioni, che si potrebbero ritenere sopravvalutate rispetto all’effettivo valore». In altre parole: Regione, se ti vuoi sbarazzare della zavorra, abbassa i prezzi.

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