Il dolore
Noi dei Canottieri tra vela, tennis e notti magiche
Correva l'anno 1922. Rosignano, allora, doveva tutto a “mamma Solvay”, la fabbrica che al paese ha dato anche il nome. Gli sport, a quei tempi, erano considerati di élite, per cui decise di dare vita al Circolo
Canottieri Solvay. Un'opera sociale per i dipendenti della fabbrica e i loro familiari che fu così sviluppata inizialmente al Lillatro. Una piccola attività balneare «nata con il fine – si legge nel primo statuto – di promuovere e dare sviluppo al canottaggio, alla vela e ad ogni altro sport marino a scopo di educazione fisica e diletto». L'errore però fu di pensarla in prossimità degli scarichi industriali a mare per cui più tardi fu spostata alcune centinaia di metri più a nord, in un'area rocciosa dove fu necessario trasportare sabbia dal vicino Monte alla Rena. Anche il “Fungo”, balcone circolare appoggiato su una colonna e proteso verso il mare, luogo prediletto dai fidanzatini di tutte le generazioni, fu nuovamente costruito nel '38, progettato insieme al nuovo complesso balneare dall'architetto fiorentino Italo Gamberini. Una struttura tipica dell'epoca fascista che è rimasta tale fino ad oggi, salvo qualche modifica. Le cabine, ad esempio, che un tempo erano di legno oggi sono in cemento (sono 300, mentre sparsi per spiaggia e solarium ci sono 660 ombrelloni). Così come di legno erano i pattini e i “moscerini”, oggi in vetroresina. Nel suo passato anche la ferrea divisione, inconcepibile nella società di oggi, fra operai e impiegati: ognuno aveva il proprio ingresso e la propria spiaggia, una specie di aprtheid. Superata questa divisione, il bagno ha conservato per decenni - fino agli anni ’80 - una sua esclusività, quella che a poterlo frequentare erano soltanto le famiglie
dei dipendenti. «
Noi dei Canottieri - raccontao i ragazzi di allora - andavamo a vela e giocavamo a tennis», nei quattro campi situati nella zona ombreggiatada una piccola pineta. Finita l’era della Solvay come deus ex machina del bagno, ecco l’apertura all’esterno e la possibilità anche per chi non lavorain fabbrica di diventare socio (oggi i soci sono 2mila e 6mila i frequentatori). Di pari passi ai tradizionali tennis, vela, canoa... si sono aggiunti sport balneari come surf e pesca sportiva. Ma anche beach-volley, calcetto, basket, ping pong, sup. E fra la spiaggetta e la Rotonda, il Fungo e il porticciolo (200 posti barca, ci sono anche ristorante e bar), si rammentano ancora nomi diventati mitici come quelli di Fabio e Fabrizio Gavazzi, campioni mondiali di vela classe Vaurien, «nati e cresciuti all’interno del Circolo di cui il padre Leo è stato capobagnino e responsabile» racconta Sergio Bellucci, presidente della struttura dall'84 al '90. Altro nome mitico è quello di Egisto Nardi, il maestro di tennis «che nel dopoguerra veniva dai più esperti circoli livornesi e che dava del voi ai bambini». É una lunga storia quella dei Canottieri, che si identifica con lo sviluppo di Rosignano. La Rotonda merita poi un cenno particolare. Era ed è una pista da ballo all’aperto, sotto le stelle. Qui negli anni ’50 e ’60, in estate, arrivavano Gino Paoli e Jimmy Fontana, Tony Dallara e Betty Curtis. Erano gli anni delle serate indimenticabili, degli incontri magici, gli anni delle prime Miss e del Carnevale estivo
dei bambini. «Ricordo che durante un'elezione – diceSergio – un gruppo di giovani si finse troupe cinematografica riuscendo a coinvolgere le ragazze. In realtà erano solo
dei buontemponi dell'epoca. I
Canottieri sono stati un punto di riferimento per generazioni e continuano ad esserlo. Ricordo ancora quando invitavamo Spadolini, che atterrava con l'elicottero di Stato allo stadio Solvay per brevi ma frequenti soggiorni, al mare da noi». “
Noi dei Canottieri” da bambini facevamo il bagno nel “gozzetto”, il braccio di mare chiuso dalle dighe a ridosso della spiaggia. Si faceva amicizia, si cresceva, ci si ritrovava ogni estate, sbocciavano i primi amori... E ogni estate è sempre un ritorno al futuro
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