Il Tirreno

Toscana

Se si perde l'idea del bene comune

Omar Monestier

Il caso delle violenze all'ospizio di Prato: degrado umano e mancanza di controlli

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Alla festa regionale dell’Unità, a Castelfiorentino, Pier Luigi Bersani ha riscaldato il cuore di una platea afflitta, ma non doma, cercando di spiegare la differenza fra il modo di governare i territori in cui il centrosinistra stabilmente vince (Toscana e Emilia Romagna in particolare) e tutti gli altri. Una fiammella, sintetizzo il ragionamento, arde negli elettori del Pd e dovrebbe bruciare anche nei cuori dei dirigenti del partito.

Essa brucia nel nome dell’uguaglianza e del riconoscimento dei diritti di tutti, dall’operaio al padrone, all’interno di un equilibrio che punta al benessere di tutti. In Emilia, ha ricordato Bersani, gli integrativi aziendali li firmiamo ancora nonostante la crisi «perché fra di noi ci si parla». Il modello organizzativo orizzontale, così lontano dal verticismo renziano, è ancora «il nostro modello», e comunque è «il mio modello», ha incalzato l’ex segretario parlando, poi, della nuova legge elettorale. Quando lo si perde e non si opera nel rispetto degli altri, nell’esercizio responsabile delle funzioni che ci assumiamo o che ci vengono attribuite, è la fine. Vale per la politica, vale per la vita tutti i giorni e, nel ragionamento di Bersani, è la prima che informa di sé la seconda.

Sento il bisogno di questa premessa prima di abbozzare un’analisi su quanto scoperto dalle forze dell’ordine nella residenza per anziani di Narnali, a Prato, luogo in cui gli ospiti venivano insultati, malmenati, derubati dagli operatori che, invece, avrebbero dovuto proteggerli. Le immagini fornite dalla Polizia e registrate dalle telecamere nascoste rivelano vessazioni di straziante brutalità. I lettori del Tirreno hanno riversato la loro rabbia in centinaia di commenti alla notizia, segno che l’opinione pubblica è rimasta impressionata. Un analista attento e solitamente pacato come Paolo Ermini, sul Corriere Fiorentino, si è chiesto come mai gli indagati non sono stati portati in carcere, ma solo sospesi dall’attività. Non ho una risposta. Immagino che la Procura abbia ritenuto sufficiente creare le condizioni, con l’allontanamento dal lavoro, atte a impedire la reiterazione del reato o l’inquinamento delle prove giacché il pericolo di fuga, altro elemento che consente l’arresto, pare al momento inesistente.
Quel che più dovrebbe interessare, a mio giudizio, è altro. Come è possibile che in una Regione molto attenta alle politiche sociali e sanitarie manchino forme di controllo sull’erogazione dei servizi? L’assessore regionale Stefania Saccardi assicurava, poche ore dopo le denunce, interventi tempestivi a Narnali. È suo dovere. Ma è pure il minimo sindacale. Il riaffiorare periodico di situazioni di degrado umano e professionale in ambienti come le residenze per anziani disvela la mancanza di un processo costante e strutturale di controllo da parte di chi dovrebbe.

Quel che si chiede all’assessorato è un ripensamento delle relazioni fra la burocrazia regionale, le aziende sanitarie e le cooperative che vincono le gare per erogare l’assistenza. L’anello debole è, al solito, l’ultimo della catena. Il sistema degli appalti al ribasso è accettabile soltanto fino a un certo punto. Ci sono ambiti ne quali non può essere solo il mercato a fare il prezzo. Gli operatori professionali delle case di riposo devono essere sottoposti a formazione e vigilanza continua, come i piloti d’aereo, perché gestiscono la vita di altri individui e devono essere integri fisicamente e psicologicamente. Il loro lavoro non è assimilabile a quello delle tante aziende fornitrici della Regione Toscana.

La storia dell’ospizio pratese è, secondo me, prima di tutto un caso di degrado umano: di persone infelici (gli assistenti accusati) su altre persone infelici, ma innocenti, (gli ammalati). Una sorta di palio della fragilità col quale si è materializzata la supremazia fisica dei primi a danno dei secondi, atti inconsulti e miserabili per chi, forse, ha espresso così la frustrazione per un mestiere ingrato e malpagato. I 17 indagati risponderanno del loro operato davanti al giudice. Noi, però, dobbiamo chiederci che cosa abbiano fatto la politica e le istituzioni, per impedire che la fiammella del bene comune alla quale faceva riferimento Pier Luigi Bersani si spegnesse a Narnali. Dietro ai formalismi della «sanità che funziona» abbiamo scoperto un incubo. Alla Regione Toscana spetta ora scoprire cosa non ha funzionato. Per evitare che accada ancora. Per continuare a far brillare la fiammella.
 

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