Sicurezza
Eutanasia in Svizzera: la Procura apre inchiesta
L’anziano andato in Svizzera per morire non sarebbe stato malato gravemente. Il reato ipotizzato nel fascicolo aperto contro ignoti è “omicidio del consenziente”
PONTEDERA C’è un’inchiesta sul suicidio assistito chiesto ed ottenuto in una clinica svizzera da un ingegnere di quasi 76 anni, di Pontedera, scomparso alcuni giorni fa. Il reato ipotizzato nel fascicolo per ora aperto contro ignoti è quello di omicidio del consenziente. La conferma arriva dalla Procura di Pisa che sta indagando (pm Paola Rizzo) e ha disposto una serie di accertamenti interessando anche la polizia internazionale.
Dai primi riscontri risulta che l’uomo soffrisse di patologie di livello medio. Tuttavia, saranno acquisite cartelle cliniche in Italia e altri atti in Svizzera, nella clinica dove l’uomo è andato a morire. I familiari, venuti a sapere del triste destino dell’uomo in maniera traumatica oltre che inaspettata, vogliono saperne di più sulla fine del loro caro. Nessuno era al corrente del suo disagio.
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Eppure lui, in totale solitudine, aveva pianificato ogni dettaglio della sua morte. Si era iscritto prima ad Exit, l’associazione-centro studi sull’eutanasia. E successivamente aveva preso in esame le quattro cliniche in Svizzera che l’associazione propone ai soci e che predispongono gli atti necessari alla “dolce morte” dietro il pagamento di circa novemila euro. I familiari, che hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica e una denuncia alla polizia di Pontedera, dicono di aver appreso tutto questo dopo la scomparsa del loro congiunto da Pontedera. È stato un figlio a cercare di capire se al padre fosse successo qualcosa di grave. Poi, dopo i primi sospetti, i familiari si sono rivolti al commissariato e hanno presentato la denuncia di allontanamento da casa segnalando la volontà suicida dell’uomo.
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Sospetti che sono diventati una realtà quando a casa della vittima è arrivata una sorta di lettera-testamento che lui stesso aveva spedito per posta prima di partire per la Svizzera. L’ingegnere aveva sì una serie di problemi dovuti alla malattia di moglie e figlia, ma nessuno aveva mai immaginato che arrivasse a decidere di farla finita. Per questo il figlio ha contattato subito Exit, e gli ha chiesto conto del loro operato. Le risposte che ha ottenuto non lo hanno convinto. Da una parte l’associazione insiste nel dire che l’eutanasia è possibile solo per malati gravi, già segnati nel calvario delle sofferenze. Dall’altra la famiglia è certa che l’ingegnere non fosse malato terminale e quindi vuole sapere se ci sono responsabilità nella sua morte. (s.c.)
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