Sicurezza
Viareggio, Italia mondiali 2006 - Esplode la gioia di "Lippi city"
REWIND - Viareggio esplode davanti al maxischermo e saluta il suo mister. Birra e lambrusco, bambini e anziani: la festa in piazza ha vissuto momenti drammatici ma poi è stato un trionfo
Dal Tirreno del 10 luglio 2006
VIAREGGIO. I colori dipinti sulle guance. Imprecazioni, birra e lambrusco, bambini che saltano, cori, gioia allo stato brado. E le bandiere, come un tappeto alla rovescia, disteso in aria invece che a terra. Il popolo del maxischermo è uguale a tutti gli altri in Italia ma esistono luoghi dove, come diceva Orwell (talentuosa ala destra inglese della letteratura del '900), è più uguale degli altri. Dietro “questo” maxischermo ci sono la sabbia, gli ombrelloni e soprattutto il mare. Viareggio stanotte è più uguale di ogni altro luogo. È la città di Marcello Lippi.
La partita più importante, quella destinata fatalmente a segnare una generazione di italiani, Viareggio la vive da capitale delle emozioni. La gente non guarda la partita: la gioca. Non assiste a questo evento: lo vive. Non analizza e non osserva: partecipa. È parte di questa storia. Ci mette tutta la passione della quale è capace, che è tanta e giunge perfino a trasfigurare la realtà. Quando Zidane segna su rigore, la piazza addirittura esulta, perché vede, o crede di vedere, la palla sbattere sulla traversa e poi uscire. Invece no, è gol. Quando Materazzi prende l'ascensore nell'area francese, e scala l'aria colpendo di testa per l'1-1, piazza Mazzini impazzisce come tutte le altre piazze italiane ma le barche in Darsena accendono le sirene e la gente si rotola nella sabbia dei bagni della Passeggiata. Alla fine, dopo i rigori perfetti che chiuderanno questa storia, la gente di Viareggio regala l'ultimo paradosso e si tuffa, sì, ma nell'acqua dolce: quella della fontana della piazza, tra il Palazzo delle Muse (il nome oggi ha un senso più forte...) e il mare, sempre lui.
«La strada dell'Italia verso la finale è cominciata in una bella località di mare della Toscana, Viareggio». Il Chicago Tribune, dall'altra parte dell'Atlantico, usa questa immagine per spiegare la determinazione e la serenità di Marcello Lippi, l'uomo che ama il mare, le barche, la spiaggia, la pesca, il Carnevale. È una notte che tutti in Italia ricorderanno, in un modo o in un altro. Ma a Viareggio è una storia diversa, questa è la città del commissario tecnico. Quando il primo piano di “marcellino” compare sul maxischermo, piazza Mazzini respira più forte. E grida, la piazza, lancia i cori, applaude l'allenatore si aggrappa a quel totem con i capelli bianchi che per molti è un orgoglio vero, perché lo vedono spesso passare in bicicletta sul lungomare, prendere l'aperitivo al bar o scrutare le barche del porto.
C'è una palma, vicino all'angolo alto a destra del maxischermo. I viareggini ormai la conoscono bene, perché ostacola la vista a chi sceglie il lato nord della Passeggiata. Così come conoscono i cespugli delle aiuole, i segnali stradali («Non ti mettere dietro quello, non vedrai niente»), i pertugi tra le piante, gli angoli fortunati («io sto accanto a questa transenna, ero qui al primo gol di Toni, l'altro giorno»). All'inizio del secondo tempo supplementare cade anche tutto il rispetto che aveva permeato ogni giocata di Zidane. La piazza si infuria per la testata a Materazzi, ulula, diventa rovente perché, sul momento, quel colpo proibito sembra senza provvedimenti. Poi arriva la giustizia, colorata di rosso come un cartellino di che espelle uno dei campioni più forti del mondo. Tutti tesi, ma calma, non perdiamo la fiducia.
Ci sono striscioni per Lippi, ovunque: uno azzurro lungo le cabine del bagno Martinelli, l'altro, enorme, alle ringhiere dell'albergo Bella Riviera. Il Ct soffre ma non perde il timone della sua squadra, arrivano i rigori Trezeguet sbaglia ed è apoteosi. La sequenza azzurra è da percorso netto Fabio Grosso, antieroe catapultato in cima al mondo, riceve dal destino il pallone dorato del rigore decisivo. Un terzino ci spedisce in paradiso e Viareggio esplode. Lunghi primi piani di Lippi, finalmente liberato dalla tensione. Entusiasmo alle stelle. «Ha vinto uno di noi», urla un tifoso di mezza età. «Ci voleva un viareggino», cantano su un camion.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:foto-e-video:1.11749514:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/foto-e-video/2015/07/09/fotogalleria/l-italia-vince-i-mondiali-e-viareggio-diventa-lippi-city-1.11749514]]
Poi succede di tutto, la torcida brasiliana in confronto è un sermone al seminario. Fuochi d'artificio. Spogliarelli improvvisati. Anche in nude-look totale. Tutto accade nel più clamoroso clima da Carnevale, per ore, fino all'alba. Del resto, Viareggio ha “schierato” a fianco del maxischermo i fantastici mascheroni di cartapesta di Gilbert Lebigre (carrista francese, ma tifa Italia) e il rione Croce Verde ha portato il suo carro in Passeggiata. Un bel ritratto di Marcello Lippi l'ha scritto in questi giorni un suo autorevole collega, forse anche un precursore del Ct su una panchina di Premiership. Claudio Ranieri, in un brillante inglese, scrive sul Guardian che Lippi «ama l'acqua, ama il mare. Ha una barca e gli piace starci sopra, e ritrovare il tempo per stare con se stesso, magari andando a pescare. Come molti italiani, Marcello ama sorseggiare un bicchiere di buon Chianti. E gli piace stare in mezzo alla gente: non è una di quelle persone che riesce a parlare e a interessarsi soltanto di calcio. Non potrebbe essere più differente da Raymond Domenech...».
L'autore di queste considerazioni, Claudio Ranieri, si sta facendo la barca proprio a qualche centinaio di metri da piazza Mazzini, in piena Darsena. Dove via Coppino, quella che passa sotto la redazione del nostro giornale, è intasata di caroselli e bandiere. Quello di Ranieri è un grande yacht, potente e lussuoso, un altro risultato della creatività e dell'efficienza viareggina... Forse in questo calcio di strateghi e apprendisti stregoni, dove in fatto di tattica non si inventa niente e il riciclaggio delle idee è l'operazione più efficace, un allenatore intelligente prova a copiare a un Ct vincente anche così, imitando i suoi momenti più intimi e profondi, quelli da navigatore, da naufrago, da uomo che sa stare a galla e che al tempo stesso conosce le profondità. È il mare, che è dentro di lui e gli parla come fa a questa gente. Se sei di Viareggio sai parlare con il mare. E il mare non mente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
