Il Tirreno

Toscana

Beach, servizi e lusso Cinquale sfida il Forte

di Corrado Benzio
 Beach, servizi e lusso Cinquale sfida il Forte

Spiaggia, piscina, discoteca: e il glam di una storia antica

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Settant’anni fa qui faceva molto caldo. Ma non come oggi, il sole e l’umidità non c’entrano. Era l’aprile del 1945 dalla foce del Cinquale partì l’ultimo assalto alla Linea Gotica. La spallata finale arrivò dai soldati neri della Buffalo, 92 Infantry division, e dai Nisei, i fanti Usa figli di immigrati orientali.

Ne morirono molti di questi figli d’America. I tedeschi mitragliavano e cannoneggiavano dal castello Aghinolfi e dalla altre postazioni sulle Apuane. Un monumento ricorda la linea Gotica dall’altra parte del lungomare. Lo Sporting club, oggi Beach è invece il monumento, simbolo vivente di come il turismo sulla riviera apuana (ma Forte dei Marmi è a meno di 500 metri) sia profondamente cambiato.

Qui c’è veramente tutto. Un porticciolo (unico in tutta la costa) costruito nei giorni del boom e il bagno vero e proprio. E dire bagno è riduttivo. C’è la piscina, le cabine, le tende, due ristoranti, un chiringuito, e poi anche la discoteca.

Bagno di grandi servizi e (diciamolo) lusso. Oggi in mano ad una società che gestisce alcuni templi del divertimento a Milano. Un nome per tutti, l’Hollywood.

A guidare la baracca Federico Bertilorenzi, massese doc. Lui fa l’architetto e l’estate gestisce questa macchina da guerra. Che non ha nessun complesso nei confronti di Forte dei Marmi.

Il Cinquale è, del resto, un posto particolare. Più selvaggio di Forte, fin dagli anni Trenta diventò un luogo mito della cultura italiano. Ci ha vissuto – la bella villa è ancora lì – Mino Maccari, il pittore di Strapaese («Sia fatto arrosto, chi si è messo a posto» è un suo celebre motto antisistema). Ma era anche il buon retiro di Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione.

Il Cinquale non è mai stato mondano, ma sicuramente era snob. Salendo verso Marina di Massa si trova Oliviero, oggi chiuso e proprietà di Andrea Bocelli. All’epoca ci cantava Fred Bongusto e rivaleggiava con la Bussola. E poi c’è la villa dove passava le sue vacanze Paola del Belgio, la «Dolce Paola» cantata da Adamo.

Oggi il Beach corre, con successo, una strada difficile. «Mettiamo insieme i nostri clienti tradizionali – spiega Bertilorenzi – con i giovani. Non è facile tenere tutto: la tranquillità di chi ama vivere la tenda e di chi si vuole scatenare già all’happy hour».

Tre bagnini sono alla guida della spiaggia e della piscina: Davide Vita, Francesco Grillotti, Roberto Natalizi tutti di Massa, come da tradizione.

I clienti invece sono le classiche famiglie fiorentine, parmigiane e milanesi con ville nella pineta di Poveromo e Ronchi.

Certo chi partisse da Milano con negli occhi La Foce del Cinquale (capolavoro di Carrà, esposto al Museo del Novecento in piazza Duomo) resterebbe perplesso. Quella landa che era la spiaggia apuana oggi è un pullulare di corpi, ombrelloni, tende, camerieri che si muovono come ballerini.

Qui il pranzo viene servito direttamente sotto la tenda, sia uno spaghetto con le vongole sgusciate che della frutta tagliata e servita sul ghiaccio. «Le tende sono tutte affittate, tanto che quest’anno abbiamo aggiunto una fila in più – spiega Bertilorenzi – e la prossima stagione ne aggiungeremo ancora un’altra».

Qui c’è un’idea particolare di mare. Non contano i prezzi che pratichi, ma i servizi che dai. E allora non mancano, su un pezzo di arenile degli invitanti materassi bianchi.

«Chi vuole spendere poco, soprattutto i giovani, può cambiarsi nello spogliatoio comune e poi prendere il sole su questi materassi». Bella iniziativa, innovativa. La risposta pronta a chi dice c he i giovani sui nostri mari si annoiano. Vista da qui la Riviera Romagnola è lontana. Qui al glam (è venuta anche la Minetti e Balotelli con la Figo) si aggiunge anche lo chic e una storia antica. Come nel 1963 quando al vecchio Sporting (prima si chiamava così) fu girata una scena di Frenesia dell’Estate, film del 1963 che metteva insieme un cast d’eccezione, da Gassman alla Milo, da Michele Mercier a Philippe Leroy. Che guarda caso è sempre venuto in vacanza qui. E no, qui non c’è nostalgia di Forte, anzi si corre anche di più.

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