La manifestazione
Festa della Toscana: una è poca, facciamone quattro
La bizzarra proposta del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani: festeggiare anche il Capodanno della regione.
Eugenio Giani ci ha preso gusto. Non vi basta una festa della Toscana? E io ve ne do quattro. Sfidando le maledizioni di babbi e mamme, per cui è già troppo tenersi i figlioli a casa il 30 novembre perché, appunto, solo a scuola è festa.
Eh sì, il Giani si è preso molto sul serio da quando è salito sullo scranno più alto del consiglio regionale, proponendo due fondamentali innovazioni. Vi pare giusto che i sindaci abbiano una fascia (tricolore) così come persino i rottamati presidenti delle province (blu)? E allora anche i consiglieri regionali devono pretenderla, due bande rosse in campo bianco, il Pegaso simbolo del Comitato di Liberazione Nazionale e la coccarda tricolore a sigillarla. «Conto che la giunta possa adottare il provvedimento già la prossima settimana» ha detto qualche giorno fa al Corriere Fiorentino.
Per cui, visti i precedenti, non ha destato particolare meraviglia che il presidente del consiglio regionale abbia proposto ben quattro Feste della Toscana: il 30 novembre, quella che già si celebra per ricordare l'abolizione della pena di morte promulgata da Pietro Leopoldo di Lorena il 30 novembre 1876; il 25 marzo, «che fino al 1750 - ci informa Giani - era festeggiato come il Capodanno toscano»; il 27 aprile, «che ricorda l'indipendenza della Toscana con la fuga e l'esilio del granduca Leopoldo di Lorena detto Canapone». E il 13 luglio, udite udite «anniversario della prima seduta del consiglio regionale della Toscana» avvenuta appunto il 13 luglio 1970. Quando speravamo ancora che la Regione servisse ad avvicinare i cittadini alle istituzioni e non a bandire feste, come ci ha abituato fin da quando era assessore a Firenze.
Giani, che aspettiamo al varco di ben più importanti questioni - l'austerità e la trasparenza sui costi dei consiglieri regionali - si era finora evidenziato anche per aver cercato di dare un nome alla superstrada Fi-Pi-Li proponendo «Galilei, Medicea, Leonardo da Vinci, Vespucci». Ma i toscani lo hanno soverchiato con l'ironia secca che solo qui abbiamo: ma chiamarla ancora Fi-Pi-Li ?
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