Il Tirreno

Toscana

La pista ciclabile del Tirreno: «Sarà un business. verranno turisti anche fuori stagione»

Gemma Vignocchi
Sergio Signanini, esperto di mobilità ciclistica
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Sergio Signanini, esperto di mobilità ciclistica

La Toscana finora non ha puntato molto sulle due ruote, ma negli ultimi anni sono nate nuove piste e servizi

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Non abbiamo, in Toscana, una grande abitudine all'uso della bici: non come in Emilia Romagna, per lo meno, o in Alto Adige, che per quanto strano possa sembrare, è all'avanguardia in Italia in fatto di due ruote. Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando: in molte periferie sono nate nuove piste, in alcune città si è potenziato il noleggio delle bici a uso dei turisti, in altre gli alberghi si sono attrezzati con servizi riservati ai ciclo-bagnanti. E ora quest’idea ambiziosa della pista tirrenica, dalle Apuane alla Maremma, che costerebbe molto - 40 milioni di euro - ma potrebbe rendere moltissimo, rivelandosi dunque anche un affare economico. Ne è convinto Sergio Signanini, esperto di mobilità ciclistica e responsabile tecnico del progetto "Tirrenica".

Cosa manca, Signanini, alla Toscana in tema di bici?

«Prima di tutto una tradizione e poi una cultura. Se a Pisa, città universitaria, studenti e professori si muovono sulle due ruote, in certe zone di campagna se usi la bicicletta vuol dire che non hai la macchina, insomma che sei povero. Secondo: sono mancati gli investimenti nelle piste, almeno fino a 15 anni fa. E dopo le realizzazioni sono state fatte a caso, senza alcuna programmazione: si è scelto di intervenire dov'era più facile e dove le due ruote non davano fastidio: se c'era da sacrificare un parcheggio, per esempio, si rinunciava. Infine, a mancare sono anche i professionisti con una formazione specifica in questo tipo di progettazione».

Non siamo un popolo di ciclisti.

«Consideriamo però che un toscano su due usa la bici almeno una volta la settimana e la morfologia della regione in generale si presta. E poi il mezzo va bene per tutti, dai bimbi agli anziani: bisognerebbe incentivarne l'uso, non solo perché è sostenibile ma anche perché pedalare fa bene alla salute, oltre a essere un piacere. Ci si lamenta che aumentano i ragazzi sovrappeso e poi gli studenti vanno quasi sempre a scuola in macchina. Bisognerebbe piuttosto progettare le piste in funzione delle scuole, così i giovani farebbero un po’ di moto. Oppure collegarle alle stazioni in modo che si possa arrivare in un posto in treno - con bici al seguito - e poi girare in città sulle due ruote».

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Ora ecco il progetto Tirrenica, una specie di autostrada delle bici lungo la costa.

«Nella prima legislatura Rossi è stata approvata una legge importante: l'8 per cento degli investimenti in infrastrutture per la mobilità - stabilisce - deve essere destinato alle biciclette. Con questa norma - almeno me lo auguro - si entra in un’era nuova. La Ciclopista Tirrenica vuole essere un itinerario continuo che collega i tratti esistenti e ne traccia di nuovi e prevede la realizzazione di aree di ristoro e punti di informazione. Vorremmo coinvolgere oltre ai Comuni anche albergatori e ristoratori perché quest’opera serve al turismo».

Quali opportunità può offrire?

«Consentirebbe di allungare la stagione e di differenziare l’offerta, offrendo qualcosa in più. Faccio un esempio: il 40% cento dei tedeschi sceglie dove soggiornare in base alla possibilità o meno di muoversi sulle due ruote. Ma sono così anche gli austriaci. In Toscana abbiamo tante possibilità: si può andare al mare in bici, oppure nei parchi, o nelle zone archeologiche. Ci vogliono naturalmente dei servizi, prima di tutto delle aree di sosta attrezzate che abbiano anche degli armadietti, così deposito il mio bagaglio nel box e la bici nella rastrelliera e poi me ne vado tranquillamente a fare il bagno».

Il progetto costa 40 milioni

«Sì perché ci sono anche cose grosse da costruire - per esempio un ponte sull'Arno - ma abbiamo calcolato che la Ciclopista potrebbe smuovere un indotto di 20 milioni l'anno. Un bell'affare, insomma. Slovenia e Croazia hanno capito quanto rendono le due ruote e hanno potenziato il marketing turistico legato alla bicicletta. E altri paesi europei considerano le piste ciclabili alla pari delle altre infrastrutture».

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