Finanza
Guerra alla mosca per salvare l’olio
Le campagne disseminate di trappole al feromone per non ripetere il disastro del 2014
FIRENZE. Una distesa sconfinata di trappole al feromone ha invaso da nord a sud la Toscana. Attaccate a decine di migliaia nei campi coltivati a olivo. E’ l’olio extravergine che prova a rialzare la testa nonostante i cambiamenti climatici. Sono gli agricoltori toscani che si sono rimboccati le maniche, sono saliti sugli olivi e hanno appiccicato sui rami questa colla del buon auspicio.
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Tantissime trappole. La raccolta 2015 è ancora lontana da assaggiare, le piante stanno sfiorendo in questi giorni e mostrano i loro primi piccoli frutti, le olive. Eppure la mazzata dell’autunno scorso che ha azzerato la produzione dell’oro verde, non si deve più ripetere. Questo è il mantra che gira tra gli olivicoltori e che trova tutti d’accordo: quelli che hanno un campo e vogliono riempire le bottiglie per passare l’inverno, le aziende a conduzione familiare e le grandi aziende specializzate. Il nemico numero uno da sconfiggere è conosciuto da tutti: la mosca olearia. E’ lei il parassita che ha messo in ginocchio il raccolto dell’anno scorso, che colse di sorpresa gli olivicoltori nella stragrande maggioranza impreparati quando era troppo tardi per difendere il raccolto. Ecco allora che la battaglia quest’anno è cominciata per tempo, a inizio estate. Gli incontri della Coldiretti nei frantoi sparsi per il territorio regionale fanno il pienone e le trappole al feromone che dovrebbero bloccare la furia distruttrice della mosca olearia, hanno già tappezzato gli oliveti di mezza Toscana.
L’appello di Coldiretti. Ma tutto questo darsi da fare servirà? Il presidente della Coldiretti Toscana, Tulio Marcelli, fa un discorso ad ampio raggio: «Innanzitutto va chiarito che la botta dell’anno scorso è stato un evento eccezionale. Sarebbe incredibile tornasse a ripetersi. Certo, però, che l’esperienza insegna. E le trappole al feromone possono fermare la mosca olearia. Prima di tutto, però, si deve tornare alla corretta coltivazione dell’oliveto».
Che tradotto in termini concreti vuol dire: fare il trattamento della pianta, concimare e lavorare il terreno, potare i rami. Buone pratiche lasciate nel cassetto anche dalle grandi aziende. «Prima si potava ogni anno, ora un anno sì e uno no quando va bene. Il costo del personale si fa sentire, la crisi pure, ma la pianta dell’olivo ne risente». Niente acqua ramata? E’ sbagliato. Piante vecchie di 100 anni e allora poco concime? Di nuovo sbagliato. «Una corretta coltivazione dell’olivo - dice Marcelli - porterà ad un’ottima qualità dell’olio, prezzo più alto sui mercati, ma soprattutto terrà alla larga la mosca olearia».
I conti, però, è troppo presto per farli. La fase critica scatterà a metà luglio. Solo allora si vedrà se la mosca olearia diventa pericolosa. Intanto l’appello della Coldiretti è chiarissimo. Vogliamo meno danni? Le regole del buon contadino vanno applicate da subito.
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