Il Tirreno

Toscana

«Noi Zorro combattiamo razzisti e volgari»

«Noi Zorro combattiamo razzisti e volgari»

Samuele e Marco, i buoni della rete, hanno aperto la pagina “Che bella persona” per esporre al pubblico ludibrio i campioni del linguaggio d'odio sui social

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Hanno già pubblicato centinaia di post, decine di tweet, con il preciso obiettivo di «esporli al pubblico ludibrio», nella «speranza che prima di scrivere – dicono –  la gente pensi ad accendere il cervello o perlomeno abbia un minimo di timore che le sue parole di odio resteranno per sempre scritte e associate al proprio nome». Il loro obiettivo è non dare scampo alle cruel community.

Loro sono i “buoni”. Ci sono anche quelli sul web, gli Zorro della Rete. Si chiamano Samuele e Marco, e sono nomi di fantasia, perché da quando hanno aperto “Che bella persona” anche stare online comporta dei rischi. Tutti quelli che potrebbe correre chi, da due mesi, da quando cioè un barcone carico di più di 700 migranti si è inabissato nel Canale di Sicilia, ha deciso di «non dare tregua a chi scrive commenti violenti, volgari, razzisti, disumani o semplicemente molto stupidi» pubblicandoli con nome e cognome su un blog e su una pagina Facebook.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11701334:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/06/30/news/hate-speach-social-network-1.11701334]]«Lo so, è capitato a tutti voi. “Lasciamolo perdere” avrete pensato, “tanto chi vuoi che dia retta a questo idiota?” E invece no, ho detto io – racconta Samuele - La stupidità ormai dilaga ovunque, la violenza verbale si diffonde. Leggere commenti violenti e sessisti contro le ragazze italiane rapite in Siria, contro i profughi che muoiono cercando una speranza, addirittura contro i nepalesi sepolti sotto il terremoto mi ha spinto a reagire». L’ultima conquista è un tweet di un utente contro il Gay Pride: «I gay chiedono il diritto di pervertire i ragazzini per essere più numerosi. Giù le mani dai bimbi questa è pedofilia». «Ecco – scrivono i due giustizieri faidate sul blog - In 160 caratteri raramente si riescono a trovare così tante sciocchezze».

Ma come si fa a intercettare il flusso della community cruel italiana? «Ci siamo iscritti con falsi nomi a Facebook e Twitter e seguiamo gruppi che non avremmo mai seguito con il nostro profilo personale. Creando dei profili "falsi" possiamo iscriverci e monitorare il lato oscuro della rete che, senza andare troppo lontano, spesso è semplicemente il sito di un giornale o un profilo di un politico». Gli amministratori di “Che bella persona” dicono di non aver mai denunciato nessuno per diffamazione o istigazione all’odio: «Il confine tra legale e illegale è davvero sfumato, per ora ci stiamo limitando ad esporli al pubblico ludibrio». Ma chi stabilisce ciò che è volgare e cosa non lo è? E come si coniuga la finalità del blog con il diritto alla privacy? «Finora non abbiamo preso denunce ma sappiamo che è un rischio. Resta il fatto che non "rubiamo" i commenti ma copia e incolliamo delle dichiarazione pubbliche – dice Marco – scritte con il proprio nome e cognome. Se qualcuno vuole può scusarsi del commento e noi rimuoveremo il nome (tutti possono sbagliare, figuriamoci)».

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