Proteste
Social crudele: i "cattivi" della Rete
Indagine su 8 notizie pubblicate dal Tirreno: il 30% dei commenti è violento. Inchiesta sulle parole d'odio su Facebook e negli altri social. Cosa si cela dietro a tanta rabbia e cosa rischia chi esagera
«Bene bastardo, voglio vedere la foto del corpo maciullato», scrive Simone commentando la notizia della morte di Soufiane, un povero cristo tradito dal cric e rimasto schiacciato mentre tentava di rubare qualche pezzo di ricambio da un’auto. Era parcheggiata nel piazzale di una concessionaria di Castelfranco di Sotto, destinata alla rottamazione. Nessuno l’avrebbe rivendicata. Ma la Toscana social cruel non è un paese per buoni. «Basta con questo buonismo ipocrita, siete voi a far venire tutti questi delinquenti». Quella del “cattivista” è una legge spiccia, un codice indiscutibile: «Fuoco al pulmino», «pedate nel c… ai profughi» che «pretendono il wifi» a Campiglia Marittima e poi, è sicuro, «finiranno per stuprare e rubare».
E chissenefrega dei migranti sprofondati nel Canale di Sicilia, «Olee, 700 in meno!» che vengono a ingrassare «i politici mafiosi e corrotti», le cooperative rosse e i «comunistr….», e «vaffa…» pure a Renzi, alla Boldrini e alla Fornero, «speriamo tummoia, mer…sa».Perdonateci, ma questi sono post veri buttati online dagli utenti, impietosi, volgari, spesso razzisti, talvolta velati da striscianti minacce; la spazzatura del web. Sì, ci sono una crudeltà e una aggressività raggelanti nelle inesorabili catene di commenti che spesso scaturiscono dalle news rilanciate su Facebook. Dietro una tastiera o uno smartphone, la comunità dei crudeli avvampa di rabbia, la Rete «dà voce a legioni di imbecilli», ha detto qualche giorno fa Umberto Eco. Una rabbia che il Tirreno ha più volte tentato di arginare con editoriali e video appelli e, in alcuni casi, rimuovendo le frasi più pesanti. Ma quali sono i casi di cronaca che negli ultimi mesi hanno innescato volgarità e violenza sui social network? Chi è che parla e sparla su Internet? Quando una bacheca diventa gogna e un post travalica la libertà di espressione sfociando in calunnia, diffamazione, istigazione all’odio o a delinquere?
GLI OTTO POST DEL TIRRENO STUDIATI DAI RICERCATORI PISANI
Lo studio. Grazie alla collaborazione fra il nostro giornale e gli studiosi del laboratorio di Linguistica computazionale dell’Università di Pisa (ColingLab) guidati da Alessandro Lenci ora ci sono uno studio pilota e uno strumento disponibile sul web per capire meglio questo fenomeno. Il team di docenti e ricercatori ha preso in esame 8 notizie che hanno suscitato grande violenza verbale su Facebook negli ultimi dieci mesi. Immigrazione, politica, lavoro, terrorismo, delitti; c’è una fetta di “civilissima” Toscana che sul web si scatena, quasi un utente su tre è violento. Dai grandi casi alle piccole storie: “Rossi e Rom”, “Bocciata la riforma Fornero”, “Omicidio Lucart, il tragico scherzo”, “Gasparri: Greta e Vanessa sesso con i rapitori”, “Perde tutto, donna chiede elemosina a Pisa”, “I migranti rifiutano l’hotel”, “La strage dei profughi, 700 morti”, “Cede il cric, muore schiacciato”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11701379:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/06/30/news/quei-post-come-lanciare-bombe-con-un-drone-1.11701379]]La violenza. Mettendo i post alla prova dei software, gli studiosi pisani hanno misurato le proporzioni della violenza per ogni fatto. «In media il 29 per cento dei commenti è violento, contiene almeno una parola o un termine volgari, aggressivi, offensivi», spiega il professor Lenci, «ma per alcune news la percentuale sale a un terzo e oltre. “Rossi e i Rom”, “Cede il cric” costituiscono i picchi di maggiore intensità, seguiti di poco da “Greta e Vanessa” e dai “Migranti rifiutano l’hotel”». La notizia con il tasso di violenza più alto, calcolato tenendo conto anche del numero di post che annoverano più di una badword, è quella del governatore. In una scala da 1 a 10, il livello è 9,1.
La lingua della cruel community. Fra i pochi in Italia ad occuparsi di Sentiment analysis – la disciplina che attraverso un’analisi elettronica di parole, frasi e formule sintattiche riesce a tracciare un profilo del lessico e delle passioni – il ColingLab (vedi sito) ha elaborato un identikit culturale, semiotico, quasi psicologico della cruel community. Il lettore potrà farsene un’idea anche navigando una mappa interattiva. La demo, realizzata dalla linguista Lucia Passaro, «colloca le notizie in uno spazio semantico – dice la ricercatrice - una geografia che evidenzia affinità e differenze, collega o divide gruppi di parolacce, vocaboli, espressioni o verbi “cattivi”. Perfino la posizione in questa galassia navigabile è indicativa dell’appartenenza a un “pianeta” verbale».
TOSCANA SOCIAL CRUEL: NAVIGA LA NUVOLA DEI COMMENTI VIOLENTI SOTTO GLI 8 POST STUDIATI
Una farsa, tre maschere. Sono almeno tre le figure protagoniste di questa galassia. «C’è il cattivo – dice Lenci – riconoscibile per i post brevi, pieni di offese, li scrive come se volesse sferrare pugni verbali al nemico». Molti sono carichi di espressioni dialettali, in vernacolo, scritte di getto; è il violento pronto a usare gli inceneritori per i Rom «tutti straccioni e ladri» e «razzaccia odiata ovunque», ad adottare una volgarità spregiudicata e un lessico così triviale da mancare non solo di decenza, ma anche di congiuntivi, apostrofi, virgole. Il cattivo non sospende il giudizio, neppure di fronte ad una potenziale notizia falsa sparata da un parlamentare, e Greta e Vanessa sono «due tegami in vena di cambiare un po’ di sapori»; i migranti di Campiglia «cè dà ributtalli a mare», se Renzi aiuta gli «extracomunitari» e non la donna che chiede l’elemosina «e’ un omo di m….». Poi c’è il buono, spiega il prof: «Anche nelle notizie che attraggono violenza c’è sempre chi cerca di imbastire un ragionamento più ampio, positivo, solidale, ma viene sistematicamente zittito, deriso, aggredito. Il social è un’arena, divide buoni e cattivi, realisti e sognatori, difensori della legalità e paladini dell’illegalità. E spesso nelle risse verbali si generano rovesciamenti – continua Lenci – Chi propaganda odio è difensore delle regole, il patriota. Il buonista e/o comunista è il nemico del popolo». Infine c’è il freddo o anche cinico. «Non usa pugni ma la logica come uno stiletto affilato – dice il docente – Post lunghi in un italiano standard, a volte ricercato, niente offese ma ragionamenti crudeli espressi con apparente lucidità. In realtà basati su stereotipi, false verità considerate affidabili perché lette chissà dove, ma spesso rivelatesi bufale».
VIDEO: INTERVISTA PROF. LENCI, L'IDENTIKIT DEL SOCIAL HATER
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11702043:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/quella-registrata-dai-numeri-e-solo-una-parte-della-crudelta-sui-social/48526/49706]]
Umano e disumano. Così se i numeri sono impressionanti (su 2.396 commenti totali 699 sono aggressivi, volgari, insultanti), quella rappresentata dai dati è solo la punta dell’iceberg. «C’è una violenza più sottile – scrive il linguista nel suo dossier – non necessariamente espressa con modi accesi e scurrili, ma che segna la tonalità dominante di tutti i post». Così al cinico piace vestire i panni di accusatore, giudice, boia; invocare il carcere o la morte per i colleghi dell’omicida di Lucca «perché fare scherzi così (dire che sarebbe stato licenziato) in un periodo in cui il lavoro non si trova è da cretini». E così è solo apparente l’assenza di violenza manifestata per il ladro schiacciato dall’auto («Ovvia, ogni tanto una buona notizia») o per la strage dei migranti nel Canale di Sicilia: «Meno male, tutti questa fine devono fare, così imparano a stare a casa loro e a combattere per liberare il loro paese questi codardi», scrive Roberto. La ricerca del ColingLab non è solo un termometro dell’intolleranza, ma uno stetoscopio della disumanità. Il male è davvero banale sui social: «Che vuoi che sia – annota Paola – loro sono come formiche ne ammazzi una ne spuntano cento».
La Rete si assolve. La pietà e la solidarietà sono bandite. Chi le esprime viene sfottuto, tacciato come “buonista”, un intellettuale che «non sa come vive la gente vera». La «realtà vera» sta dalla parte degli arrabbiati. Il ladro che ruba «merita di morire», è «giustizia divina». La curva di proliferazione dei post che vomitano odio e veleno - si auto assolvono i filosofi del “cattivismo” - è commisurata alla povertà, alla disoccupazione, alla criminalità diffusa. «Noi ci facciamo il mazzo e loro ci rubano il pane», «a loro case popolari, a noi niente». «Vi lamentate degli istinti bestiali dei commenti, ma mai dei reati bestiali dei profughi sopravvissuti che - elenca Maria - spacciano, stuprano, bivaccano ubriachi nei parchi, urinando e defecando ovunque, e prendendo i soldi degli italiani». «L’affinità indubbia – ragiona Lenci – è con Salvini, in generale citato in senso positivo, quasi messianico: “Se arrivasse Salvini…”. Renzi è ormai collocato nel palazzo, lontano, complice dello sfacelo. Ma è interessante soprattutto Grillo. Viene citato una sola volta e in senso negativo: i grillini parlano ma non fanno».
VIDEO: STEFANIA PIERAZZI, CAPO POLIZIA POSTALE TOSCANA
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11701908:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/il-veleno-sui-social-si-trasforma-facilmente-in-reato/48522/49702]]
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11701403:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/06/30/news/noi-zorro-combattiamo-razzisti-e-volgari-1.11701403]]L’ideologia cruel. Così capita che nei post si inneggi a «Benito» e «Adolfo», a simboli di dichiarata ispirazione nazista e fascista: «svastiche», «campi di concentramento», «olio di ricino», «brigate nere». I deliri ideologici infarciscono un’ideologia della volgarità e della violenza. C’è una morale minima, sorretta da una sintassi sghemba e da un lessico brutale, che muove questa arancia meccanica della Rete: «Noi siamo cattivi perché la situazione è al limite - scrive Monia - essendo che noi siamo le vittime e non i carnefici! E questo è assolutamente intollerabile».
Reati e immunità. «Il sadismo collettivo di fondo, celato spesso da un avvilente sarcasmo, cancella qualsiasi pudore etico ed estetico per le istituzioni e i lettori stessi», dice Lenci. «Un anno fa, una banda di sette persone, fra cui un toscano ora sotto inchiesta, si è scagliata con offese di ogni tipo verso l’allora presidente Giorgio Napolitano. Insulti gravissimi al Capo dello Stato. Potrà sembrare strano ma succede», dice Stefania Pierazzi, capo della Polizia Postale toscana. Succede perché i reati sui social «sono rintracciabili solo su segnalazione – spiega – e in un anno, a Firenze, sono state denunciate 107 persone per diffamazione e 18 per istigazione all’odio». Non pochi, ma un’inezia se paragonati alla vastità del fenomeno. «C’è ancora scarsa consapevolezza negli utenti di commettere un delitto grave – dice la poliziotta – eppure la Cassazione recentemente ha stabilito che la diffamazione su Facebook è aggravata, si rischia il carcere. Ma sui social ci si sente immuni, protetti». Dunque, passami la tastiera, dimmi dove devo schiacciare per offendere, denigrare, sparare, perfino pugnalare il mio bersaglio, se non colpendolo nel fisico almeno nello spirito e nell’onore. Dammi un post per vendetta. E allora voi Greta, Vanessa, Fornero, e pure tu Boldrini, «put…. di Stato». E anche te, caro Enrico Rossi, che invece di pensare a noi toscani ti fai i selfie con i Rom – postano con inspiegabile ferocia Monica, Dino, Luciano – «impiccati» e «speriamo che uno dei tuoi vicini ti stupri uno dei figli, vedrai fai meno l’eroe!».
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