Il Tirreno

Toscana

Emergenza profughi, la furia di Rossi contro i tre governatori nordisti

Mario Lancisi
Emergenza profughi, la furia di Rossi contro i tre governatori nordisti

"Indignato con le regioni ricche che non li vogliono". Il presidente rilancia il modello-Toscana: "L'Italia faccia come noi, accantoni l'idea di tendopoli e distribuisca i migranti in piccole strutture"

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FIRENZE. «Maroni e con lui i governatori del nord Toti e Zaia per un pugno di voti giocano sulla pelle di povericristi, rischiano di affondare le Regioni e feriscono nel profondo l’idea stessa di Stato. Sono degli irresponsabili. Il governo deve battere il pugno sul tavolo» si indigna il presidente Enrico Rossi mentre sale sul Frecciarossa per Roma, destinazione direzione nazionale del Pd.

Alla stazione di Santa Maria Novella è l’ora dei rientri e degli arrivi, frotte di facce dai molti colori scendono e salgono. Viste da una stazione le nostre ossessioni sui migranti hanno un tocco vagamente kafkiano. Qui c’è il mondo e l’accoglienza nella dimensione profonda del viaggio e del transito. «Sono indignato per questo nord ricco che rifiuta l’accoglienza», si accalora il governatore.

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Poniamo che Maroni, Zaia e Toti confermino il no ad accogliere altri profughi, la Toscana prende anche quelli rifiutati dal nord?
«Si rifiutano? Ma scherziamo? Lo Stato deve intervenire, non può permettere che prevalgano i cacicchi, le signorie locali e Salvini con le sue ruspe contro i rom. C’è in ballo l’idea dello Stato e il futuro delle regioni».
In che senso?
«Se alcune regioni si rifiutano di accogliere i profughi come chiesto dal governo centrale viene meno il principio di unità e di indivisibilità della nazione, sancito non da me, Enrico Rossi, ma dalla Costituzione».
E il futuro delle regioni cosa c’entra?
«Se Maroni, Zaia e Toti, e dietro loro forse l’ispiratore leghista Salvini, pensano alle Regioni come a staterelli che possono fare come credono, ognuno per suo conto, finiscono per dare un colpo mortale alla loro credibilità. In questo modo si possono dividere solo le coscienze, senza risolvere i problemi, anzi, se possibile riuscendo persino ad aggravarli. A tutto questo bisogna rispondere con i valori dell'unità nazionale e di una reale solidarietà nei confronti di chi arriva ma anche di chi deve ricevere».

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Insistiamo: Maroni, Zaia e Toti dicono no. Lei accoglie anche i profughi che dovrebbero ospitare loro?
«E’ inutile che insista: non esiste una subordinata al fatto che lo Stato deve intervenire con i prefetti, le leggi, le misure che ritiene più efficaci. Ma deve intervenire».
Lo dirà a Renzi?
«Lo sa già. Il premier come può andare a chiedere una mano all’Europa quando le regioni più ricche della penisola le mani le incrociano e si rifiutano di dare corso ad un semplice dovere di solidarietà nazionale?».
Lei però al ministro degli Interni Alfano ha scritto.
«Certo, gli ho mandato una lettera per sostenere tre punti per noi fondamentali».
Primo.
«La Nazione non è un’entità aliena dai cittadini e il nostro patrimonio di valori e simboli è contenuto nella Costituzione che noi abbiamo il dovere di preservare e onorare e di sottrarre ai tatticismi e agli opportunismi dello scontro politico. La Toscana è disposta a fare la sua parte, ma lo devono fare anche le altre Regioni».
Il secondo punto?
«Così come tutte le Regioni devono fare la loro parte, io dico ad Alfano che è anche giusto riconoscere alle Regioni una funzione nella gestione dei migranti, a supporto di enti locali e prefetture».
Ultimo punto?
«Coesione nazionale, ruolo centrale delle Regioni e proposta del modello toscano contro chi specula sul problema dei migranti».

In cosa consiste il modello toscano?
«Ritengo che all’alternativa tra un modello centralistico di concentrazione in grandi strutture e gli antagonismi tra Regioni sia necessario riproporre il tema dell’unità e della coesione nazionale, a partire dalla rete di solidarietà territoriale, dai legami tra comunità ospitate e ospitanti e da una logica d'accoglienza “diffusa" su piccoli numeri».
In concreto?
«Quando Maroni era ministro degli Interni voleva mandarci tutti i profughi a Coltano. Noi ci opponemmo e chiedemmo di ospitarli di piccole strutture. Da allora ne abbiamo ospitati 3mila ad un costo inferiore a quanto previsto dal governo».
Presidente, prima di salire, insistiamo: disposto ad accogliere anche i profughi di Maroni, Zaia e Toti?
«Dobbiamo ricominciare da capo?».

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