Lutto
La tragedia di Marco Pantani: tutto cominciò al Giro del '99
Fermato per l'ematocrito alto: quello fu l'inizio della fine. Una personalità che sembrava forte e invece era fragilissima
(Dal Tirreno del 15 febbraio 2004)
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RIMINI. Una carriera stupenda, poi una macchia all'improvviso che comincia a fare breccia in una personalità all'apparenza forte, in realtà fragilissima. Tutto cominciò al Giro del 1999. Vigilia della penultima tappa, la 21ª. Marco Pantani è saldamente in rosa e vicino al trionfo bis. Ha già svettato sul Gran Sasso, a Oropa, Pampeago e Madonna di Campiglio. Proprio qui, è un sabato, i controlli a sorpresa sul sangue lo trovano con l'ematocrito alto, oltre la soglia consentita del 50 per cento. Da regolamento il Pirata deve fermarsi per 15 giorni. A tutela della sua salute, dicono le norme federali. È l'inizio della fine anche perché accanto ha consiglieri-amici che non capiscono il suo dramma. Da allora un lunghissimo calvari, culminato ieri con la morte.
Pantani, nato a Cesena il 13 gennaio del 1970 ma residente a Cesenatico, era stato un grande anche da dilettante. Nel 1992 aveva vinto il Giro d'Italia baby, al professionismo approda nel 1992 e alla fine colleziona 36 successi: il primo al Giro del '94, arrivo a Merano (poi ci sarà anche il trionfo all'Aprica), l'ultimo al Tour del 2000 (Courcheval). Nel 1995 ha conquistato la medaglia di bronzo al mondiale di Duitama, in Colombia. Il '95 è anche l'anno dell'Alpe d'Huez e di Guzet Neige, le due frazioni al Tour. Nel '97 passa alla Mercatone Uno e al Tour svetta ancora sull'Alpe d'Huez e a Morzine. Scalate di impareggiabile bellezza. Il suo anno più sfolgorante è stato il 1998 con la doppietta Giro-Tour, primo italiano dopo Fausto Coppi (1949-1952). Al Giro piazza i colpi Piancavallo e Montecampione, in Francia domina a Plateau de Beille e Les Deux Alpes. Complessivamente in carriera ha vinto otto tappe al Giro e altrettante al Tour, indossando 14 volte la maglia rosa e 6 quella gialla.
La sua carriera è stata costellata anche da paurosi incidenti. Il 18 ottobre 1995 il Pirata cade alla Milano-Torino, nella discesa di Pino Torinese. Un'auto si infila sul percorso e Pantani ci sbatte contro: frattura scomposta di tibia e perone della gamba sinistra. Nel Giro del '97 finisce a terra nella discesa del Chiunzi (25 maggio, tappa di Castrovillari): tutta colpa di un gatto nero che gli aveva attraversato la strada. Deve ritirarsi. La vita di Pantani è stata scossa anche da altre vicende. Ha subito due processi per frode sportiva. A Forlì nel 2003 (tre mesi in primo grado, assolto in appello), a Tione (Trento) sempre nello scorso anno: assolto in primo grado.
All'ultimo Giro ha pedalato spesso con i migliori chiudendo al 14º posto. Sembrava recuperato, tornato alle corse, cioè alla sua vita, ma non era così. Che non stava bene lo si è capito quando a giugno è stato ricoverato in una clinica di Teolo in provincia di Padova specializzata nella cura della depressione. Poi sul suo conto solo ipotesi. Chi diceva di vederlo allenarsi da qualche parte, chi addirittura parlava di un Pirata ormai infilatosi in un buco nero, un tunnel senza uscita anche se nessuno, i suoi tifosi in particolare, voleva crederci.
Aveva provato ad andare a Cuba, per due volte. Là aveva incontrato Diego Armando Maradona, era nata un'amicizia. Sembrava essersi accesa una fiammella, la speranza del ritorno, invece... Una crisi, un'altra ancora, era andato venti chili oltre il peso forma. Papà Ferdinando, detto Paolo, alcuni giorni fa era stato esplicito: «Ha una probabilità su cento che torni alle corse». In cuor suo sapeva che l'avventura in bici per lui era finita. Mai, invece, avrebbe pensato ad un epilogo così tragico, quasi senza logica. Addio Marco, addio grande Pirata che hai fatto sognare il popolo e gli appassionati della bici.
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